Seasons
Autunno
by Joseph Palmer
Traduttrice:
EugeniaTradotta per il sito
www.manganet.itSe volete mettere questa traduzione nel vostro sito scrivetemi, così posso comunicarlo all'autore.
Grazie.
Questa fanfiction ha vinto il Best fanfiction Awards nel ’95, per le ff One Shot (autoconclusive).
Il rastrello passava agevolmente tra l'erba, raggruppando le foglie e spingendole a lato. Le punte sibilavano attraverso l'erba, le foglie crepitavano ad ogni colpo.
"Ogni anno?" Ranma urlò attraverso il recinto.
"Ogni anno." rispose Akane, fermandosi per rimuovere alcune foglie che si erano conficcate nel rastrello.
Ranma ritornò all'inizio della linea di foglie che stava lavorando. La sua pila, ora era alta quasi fino al ginocchio e distante due volte la sua altezza dal muro posteriore del doujo. Cominciò a spostare la fila verso il retro del doujo, tre colpi con il rastrello e poi un passo verso destra.
"Ci sono sempre così tante foglie?" si fermò e urlò attraverso il recinto.
"Sembra che siano molto più del normale, quest’anno." Rispose lei.
"Oh." disse lui demoralizzato.
Le foglie erano asciutte e crepitanti, non era piovuto da quando il primo freddo aveva trasformato il verde in rosso, oro, e giallo. Lui spostò le foglie in colpi fluidi, tentando di trasformare il lavoro quotidiano, in un genere di esercizio di arti marziale. Si concentrò su ogni colpo, sentendo i suoi muscoli lavorare. Il suo cuore non era in quello che faceva.
"Così... dove sono tutti?" disse.
" Nabiki ha detto che doveva fare molti compiti, Kasumi è uscita per fare la spesa per cena, ed i nostri papà sono partiti per quel viaggio di addestramento questa mattina presto."
" Viaggio di addestrando!" Ranma sbottò, muovendo vigorosamente il rastrello. "Loro... hanno deciso... OGGI... di... partire... per un... viaggio... di ADDESTRAMENTO...!" si fermò per attaccare di nuovo l'inizio della fila. Alzò il rastrello al cielo. "Senza di me!"
"Non hai mai rastrellato le foglie prima?"
"No, mai. In questo periodo dell’anno, papà mi ha sempre portato ad addestrarmi..." disse.
"Hee Hee, sembra che a tuo padre non piaccia spazzare le foglie."
"E’ ereditario." Ranma si tornò ad occupare delle foglie, con nuovo vigore.
"A me piace." disse Akane.
Ranma si fermò e guardò Akane. Lei stava spazzando con calma le sue foglie, tenendo il rastrello molto diritto, spazzandole più, che rastrellandole. Sembrava in qualche modo più adulta. Ebbe una strana sensazione, come se stesse vedendo come sarebbe stata tra qualche anno.
"Cosa stai guardando?" gli chiese.
"Oh... ah... nulla". Non disse niente della sua gonna o delle calzamaglie, o del maglione che le stava così bene. "Mi stavo solo riposando."
"Stai cascando all’indietro."
"Hai."
Lui finì la sua fila e dando un'altra occhiata, ritornò alla fine.
"Siamo quasi al muro, cosa facciamo con le foglie?"
"Le accatastiamo sotto quell’albero, dietro al doujo. Le ridurremo in concime organico."
"Perché non le bruciamo e basta?"
"Ti puoi immaginare se tutti facessero così? Non riusciresti a respirare in nessuna parte di Tokyo per settimane!"
Ranma annusò l'aria fresca. "Qualcuno le stà bruciando, qui vicino."
"Mmm. Un po’ d’odore di fumo è così buono, no?" Akane fece una pausa e prese un respiro profondo.
Il fumo ricordò a Ranma i viaggi di addestramento per il paese, mentre camminava con suo padre attraverso i valichi di montagna, e sui percorsi tra campi di riso. In autunno c’era sempre l'odore delle foglie che bruciavano, e nastri di fumo grigio-blu nell'aria.
Accatastarono le loro foglie sotto l'albero, lavorando la montagna finché fu alta quasi come Akane.
"Sono troppe per metterle nella scatola." Ranma paragonò la montagna con la scatola nell'angolo del recinto.
"Dobbiamo prepararle prima, lo sai."
"Preparale?"
"Mmm, mi piace questo!" Akane sorrise piacevole a Ranma, prendendo poi il suo braccio, lei torse, avanzò e lo gettò sulla montagna di foglie.
"Waaaah!" Ranma volò a rovescio attraverso l'aria, con le braccia che ondeggiavano selvaggiamente, ma senza effetto. Precipitò leggero sulle foglie facendo un rumore di schiacciamento. "Perchè..." le chiese "perché lo hai fatto?"
Lei era di fronte alla sua testa, lui la vedeva a rovescio.
"Debbiamo rompere le foglie, lo sai." Si curvò su di lui. "È il miglior modo a cui posso pensare."
Il sole splendeva sui suoi capelli, creando una zona di massima luce, marrone e scura. Le foglie arancioni e gialle nell'albero sopra di lei, facevano uno sfondo perfetto. ‘Mi piacerebbe avere una fotografia di lei così. ' pensò. ‘Ci sono delle volte in cui è veramente graziosa. ‘
"Akane, io... io..." disse leggermente.
"Mmmm?" si inclinò più vicino.
Alzò le braccia sulla sua testa, e scivolando le dita sotto i piedi di lei, la fece volare in aria. Akane gridò per la sorpresa e sbattendo gambe e braccia, atterrò sulla montagna vicino a Ranma.
"Q.. questo non è giusto!" balbettò.
"Il miglior modo a cui posso pensare per rompere le foglie." le rispose. Si mise le mani dietro la testa e fischiò stonatamente.
Stettero sdraiati insieme nelle foglie, mentre la brezza, di quando in quando, faceva staccare una foglia dall'albero sopra di loro.
Akane ruppe il silenzio. "Quando eravamo piccole, mamma e papà facevano queste montagne enormi di foglie, e Kasumi, Nabiki ed io ci saltavamo nel mezzo. Quando eravamo un po’ più grandi papà ci insegnò il nostro primo judo tra le foglie."
"Noi? Intendi dire anche Nabiki e Kasumi?"
"Sì, e per un po’ di tempo, papà aveva pensato, che probabilmente Kasumi poteva diventare il vero artista marziale nella famiglia."
"Kasumi? La nostra dolce, innocente, Kasumi?" Ranma chiese incredulo.
"Era veramente brava, ora è fuori allenamento, ma scommetto che ti sorprenderebbe se tentasse."
"Kasumi, un artista marziale. Ancora non ci credo." Ranma scosse la testa, facendo frusciare le foglie.
"Mmm. Anche Nabiki faceva delle mosse abbastanza buone."
"Nabiki," Ranma fece una pausa drammatica, " ha ancora le sue mosse. Soprattutto dal mio portafoglio alla sua borsa." Recitò, in una pantomima, la rimozione di soldi dalla sua tasca posteriore, e la disposizione in una borsa evidentemente già piena, concludendo chiudendola con uno svolazzo.
Akane rise e sospirò. "Questa è la parte della raccolta delle foglie, che mi piace di più." Prese delle foglie e le lanciò in aria. "Sei veramente fortunato, sai, degli anni piove e le foglie sono tutte appiccicate, e degli anni è solo troppo freddo, nei fine-settimana, per godersi davvero le foglie."
"Credo che dovremo rastrellare di nuovo, il prossimo fine-settimana." Ranma guardò alle foglie dell'albero sopra loro testa.
"Qualche volta desidero che cadano tutte in una volta"
Ranma sorrise e alzò lentamente le mani, con i palmi girati verso l'albero sopra di loro.
"Mouko Takabishiya!"
All'ultimo secondo aprì le mani per diffondere l'energia. La palla di ‘Ki’ passò attraverso l'albero, liberando le foglie rimanenti.
"Kiyaaaa" Akane gridò e seppellì la faccia nella spalla di Ranma.
Le foglie cominciarono a precipitare leggermente intorno a loro. Akane aprì i suoi occhi e guardò su, verso temporale di foglie, che turbinavano dolcemente sulle loro teste. Il sole traspariva attraverso le foglie, che rivelavano i loro colori vibranti, con i gambi più scuri e le vene contro il blu del cielo di mattina. I colori erano così brillanti, così surreali, lei non aveva mai visto prima qualsiasi cosa come questo. Le foglie caddero e si depositarono intorno a loro, altre volteggiavano avanti e indietro, come se volessero stare un po’ più a lungo nell'aria. Le si fermò il respiro e sentì la luce ritornare, quella vista era così improbabilmente bella. Guardò ipnotizzata fino a che l'ultima delle foglie cadde intorno a loro, sperando che non finisse, ma non sapendo quanto poteva ancora guardare senza svenire.
Sospirò e posò di nuovo la testa sulla sua spalla. Ranma tolse dolcemente un paio di foglie dai suoi capelli. Rivolse la faccia verso di lui, i loro occhi incollati.
Cominciarono a ridere insieme, solo per la gioia del momento. Akane guardò Ranma. Questo era un lato di lui, che lei vedeva così raramente. Era sempre così, così freddo. Non abbassava quasi mai le sue difese e rideva così. Quando dopo un po’ si calmarono e ripresero fiato, rilasciando simultaneamente sospiri soddisfatti e ricominciarono un’altra volta a ridere scioccamente.
Posò di nuovo la testa sulla sua spalla, lui avvolse le sue braccio intorno a lei e la tenne dolcemente. Lei ascoltò il battito del suo cuore e sentì il salire del suo torace ad ogni respiro. L'odore polveroso delle foglie si mescolò con il profumo della sua camicia e di lui.
"È stato un bell’anno..." disse lui.
Lei seppellì la faccia nella sua spalla ed accennò col capo concordante.
"... Non mi sono mai sentito come... come se davvero avessi una casa, prima d’ora."
"Non c’è da sorprendersi, con tuo padre che ti ha trascinato per tutto il Giappone."
"Qualche volta era anche divertente, sai. Abbiamo visitato molti posti del paese, incontrato molte persone. Ma questo è diverso, avere un luogo da chiamare casa." Fece una pausa, raccolse delle foglie e le rotolò tra le mani. Pezzi schiacciati di foglia caddero dalle sue mani sopra la camicia, le spazzolò via sulla montagna.
"Ranma, cosa c’è che non va?"
"Oh, stavo solo pensando."
"A cosa?"
"A mia mamma."
"Che cosa?"
"Beh, se io alla fine riuscirò a dirle tutto, e salvare la mia testa, lei probabilmente vorrà che papà ed io ci trasferiamo a casa sua."
Il cuore di Akane affondò, "io... io non avevo pensato a quello." disse. La sua mente roteò, non poteva immaginare la vita senza lui intorno, se non come ottusa e... vuota. Vuota era la parola che stava cercando, ma una volta che la trovò, questa la pugnalò.
Pensava spesso a sua madre, le piccole cose nella casa gliela ricordavano, il gusto di certi cibi o, qualche volta, lei solo si sedeva nello stesso luogo, nel recinto, in cui si era seduta da bambina, e si godeva un'inondazione di ricordi piacevoli.
Più tardi, dopo che il male era guarito, c'erano altri buoni ricordi. Suo padre era rimasto a casa per occuparsi di loro, lui tentò sempre così duramente di essere responsabile, ma furono le ragazze a mandare avanti la casa realmente.
Tra quelle volte, c’era una piscina ignota di oscurità, che lei evitava, ma ora ci stava affogando dentro.
Si allontanò da Ranma ed si arricciò sulle foglie, tremando, tentando di trattenere le lacrime.
"Akane," Ranma le toccò la spalla. "Akane, stai bene?"
"Ranma," si girò a guardarlo. "Non lasciarmi mai." il suo mento vibrò e lacrime apparvero nei suoi occhi. Lei seppellì la faccia nel suo braccio e cominciò a singhiozzare leggermente.
"Eh -?" Ranma era sommerso dalla confusione. Cosa ho fatto? Cosa dovrei fare ora? pensò. La sua prima scelta era una lite, ma non sembrava molto adatta alla situazione, la sua seconda scelta, beh, non aveva mai avuto bisogno di una seconda scelta con Akane, prima. Gli ci voleva troppo tempo per pensare. Mise le braccio intorno a lei e tentò di pensare a qualche cosa da dire. Akane cominciò solamente a piangere più forte.
"Eee, cosa s-sbagliata!" disse ad alta voce, sorprendendosi. La lasciò rapidamente.
"BAKA!" singhiozzò Akane. Gli afferrò il polso e tirò di nuovo il braccio intorno a sé.
Ranma l'abbracciò di nuovo. Poteva sentire il calore del suo corpo che premeva contro il suo, poteva sentire il profumo dei suoi capelli, una miscela di shampoo, foglie e ragazza. La cullò leggermente, le foglie che si schiacciavano sotto di loro. Ancora non capiva cosa stava succedendo, la sua pancia faceva male dal ridere solo fino a un momento prima, ed ora Akane stava piangendo tra le sue braccio. Si sentì indifeso, qualche cosa stava facendo male ad Akane, e non c'era niente che lui potesse fare. Desiderò irrazionalmente un oppositore visibile, qualcuno contro il quale potesse lottare per lei.
Lei pianse per un po’, poi la sua respirazione divenne più rilassata. Prese un ultimo respiro profondo e lo rilasciò.
"È ok, è ok" Ranma ripeté, lisciando i suoi capelli.
"Mi dispiace." disse leggermente alla fine.
"È ok, davvero." Ranma continuò a lisciare i suoi capelli, facendoci passare, di quando in quando, le dita attraverso.
Akane tirò un po’ su col naso. "Mi dispiace, mi succede solo quando penso di nuovo a quando mamma..." prese di nuovo un respiro tremulo e si asciugò le lacrime. Studiò Ranma per un momento, poi prese una decisione. Fece un respiro profondo e le parole cominciarono ad uscire fuori.
"Quando mamma morì, i parenti venivano avanti e indietro per settimane. Poi uno alla volta tutti ci hanno lasciato, fino ad una mattina in cui mi svegliai ed eravamo solo papà e le mie sorelle, alla tavola della colazione. Continuavo ad aspettare che mamma entrasse. Per settimane pensavo che lei stesse ancora per entrare, per la colazione, come aveva sempre fatto. Per molto tempo non parlai proprio con nessuno, stetti nella mia stanza e piansi, perché mi sentivo così vuota ed era così ingiusto che la mia mamma se ne fosse andata. A ripensarci, è dovuto essere così duro per gli altri."
"Poi una notte, la sognai. Era così vero. Eravamo nel doujo, a combattere insieme ed era divertente, perché io non ero poi molto interessata nelle arti marziali. Non è che disse qualsiasi cosa che posso ricordare, era solo un sentimento in cui ho sentito, che dovevo permetterle di andare, e che lei mi amava e che era orgogliosa di me." Akane rilasciò un sospiro e si sdraiò di nuovo sulle foglie.
"Prima dell’alba mi misi un gi e andai nel doujo. Mi sedetti e guardai la scritta ‘HA RO I ' finché il sole non sorse, poi cominciai a fare tutti gli esercizi che vedevo sempre fare a papà. Del tutto sbagliati, chiaramente. Lui entrò un po’ più tardi e mi vide praticare, e mi mostrò il modo corretto di fare gli esercizi facili. Penso che quella fosse la prima volta che lo vidi sorridere di nuovo."
"Più tardi, Kasumi venne correndo, chiamando Papà e dicendogli che ero sparita. Avresti dovuto vedere la sua faccia!" Akane rise scioccamente.
Ranma non sapeva cosa dire. Si era ritrovato in una casa strana, fidanzato ad una ragazza strana, sembrava che fosse accaduto a qualcuno altro, molto tempo fa. Akane era diventata di giorno in giorno, lentamente una stabile, confortevole, parte della sua vita, troppo spesso incasinata, ma prima di adesso non ci aveva mai pensato.
Pensò alla sua vita lontano da Akane. Non l’avrebbe più vista a colazione, sarebbe andato a scuola da solo. È probabile che non sarebbe stato neanche nella sua stessa scuola.
Akane lo guardò, preoccupata.
"Mi dispiace di aver rovesciato tutto questo su di te Ranma. È strano, ma non fa poi più così male pensarci, ora che finalmente l’ho detto a qualcuno."
Dei sentimenti strani afferrarono Ranma, si sentì felice della fiducia di Akane nel confidarsi con lui, ma il pensiero di allontanarsi da lei faceva male anche a lui. Si sentiva protettivo verso di lei, ma allo stesso tempo gli piaceva quanto fosse forte ed indipendente. Le voleva dire che non sarebbe mai andato via, ma in qualche modo sapeva che il suo obbligo verso sua madre poteva impedirgli di mantenere quella promessa. Anche se loro erano fidanzati, non era ancora il momento di far sapere ai loro genitori quali erano i loro desideri, almeno non apertamente. C'era una parola per quello che stava sentendo, ma non era ancora pronto.
Avvicino la mano e le toccò la guancia. La sua pelle era calda e morbida contro la sua mano. Lei sembrò un poco sorpresa, poi gli sorrise. Il suo cuore mancò un battito, all’improvviso seppe che si stavano quasi per baciare, ed il panico che aveva sentito sempre prima non c’era più. In questo momento c’era un sentimento più forte.
Lei sentì il suo tocco sulla guancia, le sue dita e il palmo resi ruvidi da anni di addestramento. La colse di sorpresa, Ranma non era molto affettuoso ed era così quieto negli ultimi minuti. C'era qualche cosa nel suo sguardo, una fiducia pacata, che spesso si perdeva quando erano da soli insieme. ‘Finalmente ci baceremo ' pensò, metà sollevata e metà tentando di passare il suggerimento alla sua mente.
Lui si fermò a guardarla, guardarla davvero. Ha degli occhi veramente belli, pensò. Col sole che splende in loro, poteva vedere le righe marroni e nere nelle pupille. Ha ciglia lunghe e molto spesse, come una modella, ma le sue sopracciglia sono sottili ed eleganti. Il suo naso, grazioso. Quasi come una bambina. Il suo labbro più basso si sporse un po’, dando al suo sorriso un tocco di dolcezza.
Si sta prendendo davvero il suo tempo, pensò. E probabilmente io ora sembro un mostro, tutta sporca per il piangere e con i capelli tutti scompigliati.
Lui si avvicinò e poteva sentire il suo dolce respiro, e il calore sulla sua faccia. Trattene il fiato, chiuse gli occhi e lasciò che le sue labbra toccassero quelle di lei. Voleva ricordare questo momento, inciderlo nella mente, sentì il calore delle labbra di lei sulle sue, il suo profumo, mescolato all’odore delle foglie polverose. Sentì le foglie che scricchiolavano sotto di loro, e sugli alberi sopra di loro. Si baciarono per un battito cardiaco, poi un altro ed un altro. Lentamente lui ruppe il bacio, poi aprì gli occhi. I suoi occhi si aprirono e spostandosi a destra e a sinistra, guardarono per un istante gli occhi di lui.
Lei l'abbracciò ermeticamente, e sorrise segretamente contro il suo torace. ‘Grazie a Dio’ pensò. Finalmente ci siamo baciati e nessuno....
I suoi pensieri furono interrotti dal suono foglie schiacciate, quando Kasumi e Nabiki atterrarono sulle foglie con loro.
"Sugoi [*]Akane! Niente male per un primo tentativo!" disse Nabiki in modo armonioso. Un sorriso enorme arse sulla sua faccia.
"Era anche l’ora. Non posso rimandare il pranzo per sempre, sapete." gridò Kasumi. Poi sorrise loro e gettò una manciata di foglie in aria. Precipitarono come confetti intorno a loro.
"Io gli darei, ummm... un ‘8’." intonò Nabiki.
"Avara." Sospirò Kasumi.
Un cartello di legno con un "10" apparve dalle foglie. Ranma si avvicinò ed estrasse un panda sorridente.
"Ha ha ha, Tendou-kun!." Soun affiorò dalle foglie, con fiumi di lacrime grondanti dagli occhi. "Finalmente abbiamo avuto successo!" Soun e Genma-panda gettarono foglie nell'aria. Si unirono a loro Nabiki e Kasumi. In pochi secondi l'aria era piena di foglie e di risate di padri e sorelle. Quando le foglie finalmente caddero, Ranma ed Akane erano spariti.
Nella passerella coperta tra il doujo e la casa Akane si rivolse ad un Ranma ancora arrossito.
"Ne, Ranma aspetta un secondo."
"Che c’è?"
"Questo." Akane si alzò sulla punta dei piedi e baciò fermamente Ranma. Ruppe il bacio, gli fece l'occhiolino e saltellò verso casa.
Ranma la guardò andare, la sua testa che fluttuava. È stato davvero un anno molto buono, pensò. Si toccò le labbra con le dita, un anno molto buono.
12 novembre 1995
--------------------------------------------------------------------------------
"Autunno" 1995 Joseph Palmer
Copyright:
I personaggi e le storie di Ranma 1/2 sono © Rumiko Takahashi, e sono usati qui senza permesso o licenza.
Questo lavoro è solamente per uso non-commerciale, ed è prodotto solamente per il divertimento dei fans.
Questo lavoro è l'espressione dell'autore e la rappresentazione dei personaggi di Ranma 1/2 non è fatta in nessun modo per essere una parte di Ranma 1/2 come rappresentato dall'autore originale e detentori dei diritti d'autore).
--------------------------------------------------------------------------------
Grazie per averla letta, spero che vi sia piaciuta. Questa è la storia finale della serie Seasons; Inverno, Primavera, Estate ed Autunno.
--------------------------------------------------------------------------------
Mi piace molto ricevere le E-mail dalla gente che ha letto le mie storie, se vi fa piacere, per favore mandatemi un piccolo commento: jpalmer@josephpalmer.com
Nota della traduttrice: scrivete all’autore in inglese, oppure, se volete potete scrivere a me ed io sarò felice di tradurre le e-mail e inviargliele da parte vostra. Eugenia.
[*] Sugoi - Wow