Wedding Night

by Bridget E. Wilde

Traduttrice: Eugenia

                     Tradotta per il sito www.manganet.it

                     Se volete mettere questa traduzione nel vostro sito scrivetemi, così posso comunicarlo all'autrice.

                     Grazie

               

 

Akane appese attentamente il suo abito da sposa sulla gruccia imbottita.

Il merletto del corpetto era inquieto tra le sue dita, mentre chiudeva metodicamente ogni bottone di perla sulla schiena e sistemava le maniche. Mise il vestito in una borsa di vinile grigia con un

finestra di plastica e una chiusura lampo pesante che ringhiò rumorosamente mentre lei la tirava su. I fiori sulla spalla del vestito sembravano affievoliti ed invecchiati attraverso la finestra della borsa. D’impulso, l'aprì di nuovo e passò la mano sulla seta bianca della gonna, chiudendo gli occhi. C'era qualche cosa di esotico in un vestito di seta di stile occidentale, come se appartenesse ad una fiaba, chi lo indossava era destinata ad essere portato via da un bel principe.... la sua mano toccò un punto stranamente ruvido, e gettò uno sguardo in giù al difetto - una riga di cenere, nera, polverosa su uno strappo sommerso di fili.

Sorrise amaramente mentre lo comprimeva di nuovo nella borsa. L’addetto alle pulizie probabilmente passerà ore su quella macchia, giorni sul vestito, ed anche così non riguadagnerà mai la sua gloria bianca di una volta.

Dopo prese il velo, la sua rifinitura coperta di fiori, che quasi scendeva a cascata sul pavimento. L’avvolse nella carta crespa di tessuto bianca, sistemando attentamente il materiale appena visibile in pieghe, come nastri bianchi di caramelle, e lo mise nella sua scatola di cartone dorato. Mise poi la scatola sulla scrivania, un compagno strano per la lampada da tavolo e i libri.

Akane scivolò i suoi vestiti di ogni giorno ad un lato dell'armadio per fare spazio alla grossa borsa grigia. Il liscio vinile sibilò piano sotto le sue dita mentre metteva la gruccia sull’asta di legno.

La borsa dell’indumento era troppo lunga per l'armadio; curvava goffamente fuori e strusciava sul pavimento. Akane lo fissò intorpidita per un momento, poi sospirò col pieno peso della sera. Doveva trovare un altro luogo per appenderlo.

Comunque non lo voleva nel suo armadio. Non lo voleva vedere ogni mattina quando tirava fuori la sua uniforme di scuola, od ogni notte quando metteva via i vestiti. Lo voleva bruciare, bruciare ogni perlina e bottone e merletto, finché non ne rimaneva nulla. Ma il vestito era stato troppo costoso; loro non potevano permettersi di distruggerlo. Quindi lasciò

la borsa dell’indumento ed il velo inscatolato e uscì dalla stanza.

La casa era ancora silenziosa e quieta; il caos era terminato ore prima.

Quando era divenuto ovvio che non ci sarebbe stato un matrimonio tutti erano andati via rapidamente, sebbene in alcuni casi c’era voluta una spinta da parte dei residenti della casa. Quando ognuno finalmente fu andato ed il dojo echeggiò di un silenzio arcigno, la famiglia aveva fissato il disastro e convenuto che sarebbe stato meglio andare via

e pulire il giorno dopo, quando sarebbero stati tutti più riposati. Beh, ognuno fu d'accordo a parte Ranma; lui ancora era inconscio per un po’ di tempo, ma Akane pensava che sarebbe stato d’accordo con loro se fosse stato sveglio. L'aveva lasciato disteso nel cratere del pavimento del dojo ed era salita nella sua stanza.

Seduta alla sua scrivania, aveva ascoltato i suoni della sua famiglia che si preparava per andare a letto. Acqua che scorreva nel bagno distante.

Chiusura di porte. Passi sui gradini. Voci. L'ultimo rumore che aveva sentito era un finale schianto della porta di Nabiki nella stanza vicino, poi un sospiro soddisfatto mentre Nabiki si addormentava. Ancora Akane stava seduta. Finché la luna si trascinò per l'orlo della sua finestra espedì i raggi pallidi, solitari, a carezzare le sue guance umide, quando finalmente aveva

deciso di riporre il suo vestito.

La porta interna del dojo era battuta ma intatta, così che si poteva chiudere. L'aprì completamente, entrò dentro, e la chiuse dietro di sé. Le porte duplici ed enormi nel muro lontano erano sfondate, la luna entrava attraverso il buco. Vide un altro buco nel tetto attraverso il quale splendevano inesorabilmente alcune stelle. Tre stelle del Grande Carro, uscivano dalla Via Lattea. Inconsapevolmente strinse a sé il vestito mentre fissava quelle stelle. In qualche modo,

il disastro sembrava meno brutto al chiaro di luna, come se ci volesse poco per rimetterlo a posto.

Ma lei lo sapeva. Nulla l’avrebbe mai potuto mettere a posto.

Gettò uno sguardo al cratere nel pavimento del dojo. Ranma era andato, probabilmente stava dormendo disopra come un tronco. L’insensibile. Perché mai aveva voluto sposarlo... Non che lei aveva, chiaramente, ricordò a

se stessa rapidamente, poi sospirò dimessa. Stasera non poteva mentire a se stessa, non più.

Mise la borsa dell’indumento ed il velo inscatolato sul pavimento, sedendo

ed inclinandosi di nuovo a guardare le stelle. Loro erano così distanti.

Apparentemente nella propria notte di matrimonio, era previsto che ci fossero le stelle.

Stelle nei tuoi occhi, mentre guardi negli occhi dell'uomo dei tuoi sogni. Le stelle

dello scoccare dei flash mentre tagli la torta, balli il tuo primo ballo, mangi l’uno dalle dita dell’altra. Stelle che brillano dalle fedi mentre vi tenete la mano. E poi più tardi, quando siete da soli, è previsto che tu veda le stelle, forse congiungere le stelle nel loro ballo infuocato attraverso il cielo...

Scosse la testa, chiudendo gli occhi. Quella era solo una stupida fantasia da romanzo. Inoltre, il solo che aveva visto stelle stanotte era Ranma, quando aveva perso coscienza.

Avvolse le braccio intorno alle proprie gambe, guardando fissa sulle sue ginocchia. Fantasia da romanzo stupida o no, lei aveva desiderato quelle stelle. Lei aveva desiderato che Ranma le prendesse dal cielo e gliele desse. Ed evidentemente lui non aveva voluto. Lo stupido.

Akane si alzò e camminò verso le porte per guardare fuori nel giardino. Era sereno nel chiaro di luna clemente, ogni foglia sfumata d’argento. Desiderò di poter essere così, così calma e tranquilla. Kasumi era così, e Nodoka. Ma lei non poteva essere così. Aveva tentato quel pomeriggio, tentato di essere gentile, ma alla fine non c’era riuscita. Nemmeno per Ranma. Forse perché lui non voleva. Lo stupido.

Sentì la porta scivolare aperta dietro di lei, e si girò sorpresa.

Là nella via d'accesso c’era Ranma, indossando i suoi boxer e maglietta. Nelle sue mani aveva un secchio riempito con qualcosa che sembrava roba per pulire. Lui si gelò quando la vide, e la fissò. Anche lei lo fissò per un momento lungo, poi si girò di nuovo a guardare fuori attraverso il buco nel muro. La porta si chiuse, quietamente, e lei sentì i suoi passi

avvicinarsi.

"Cosa stai facendo qui? " lei sibilò adirata. Sentì il

secchio mentre veniva messo in giù, sul pavimento.

"Volevo solo fare un po’ di pulizia. Ce né sicuramente bisogno."

"Abbiamo deciso di aspettare fino a domani mattina." Non riusciva a girarsi e guardarlo, non poteva .

"Sì, me lo immaginavo. Tutti erano andati via quando mi sono ripreso. Ma non riuscivo a dormire, così... " camminò passando oltre lei e guardò fuori, verso il giardino, mettendosi le mani in tasca. Girarsi dall’altra parte per non guardarlo

sarebbe sembrato troppo ovvio, gli avrebbe fatto pensare che a lei importava, allora guardò adirata verso la sua schiena immobile.

Lui si tese come un leopardo, sospirando rumorosamente, poi si girò a guardare da sopra la spalla, in maniera troppo causale per essere davvero tale. "Sei arrabbiata, non è vero."

Questo le diede una scusa per girargli di nuovo la schiena; fece

così, ridendo leggermente. "Arrabbiata? Perché dovrei essere arrabbiata? Solo perché mi hai abbandonato all’altare?"

"Ehi, io non ti ho abbandonato all’altare." Fece una breve, incomoda

pausa. "Non siamo mai arrivati a quello."

"No, mi hai fatto sapere in anticipo cosa ne pensavi sul fatto di sposarti. Invece volevi la tua cura". Poteva sentire la sua voce dire quelle dure parole e sputare fuori quella frase bruscamente, guardando indifesa al cratere nel pavimento.

"Bene, scusami per la mia maledizione. Non ero consapevole che o era l’uno o l'altro. Inoltre, tu volevi che io fossi guarito, non è vero? Sei diventata così ansiosa di sposarti solo quando stavo per essere guarito. Io non vado abbastanza bene con la mia maledizione, vero? "

"No! Questo non centra niente! " Quello stupido stava tentando di girare il discorso contro di lei per giustificarsi, mentre era lui quello da biasimare.

"Oh, realmente. Allora perché hai deciso improvvisamente di sposarti? "

"Me lo hai già chiesto. Io pensavo che tu mi amassi. Ora so la verità, quindi penso che non sia più necessario." Lo guardò da sopra le proprie spalle, sfidandolo.

Lui sembrò ritirarsi leggermente alle sue parole, e stette in silenzio per un momento. Poi ricominciò, la sua voce bassa ed intensa, con qualche cos’altro oltre la rabbia. "No, Akane. Questo non basta. Tu non sposi qualcuno perché *quello* ama *te*.

A meno che tu non stia progettando di sposarti Kuno domani ? "

"Certo che no! " si girò di nuovo dall’altra parte, furiosa.

"Allora perché? " La sua voce ancora era bassa, come un battito cardiaco che echeggiava

attraverso il silenzio. Le si avvicinò da dietro, mettendo la mano sulla sua spalla. Lei tentò di allontanarlo, ma lui si rifiutò di cedere.

"Perché? Lo hai fatto perché io potessi avere l'acqua per guarirmi? " Silenzio

di nuovo; lui si rispose internamente, ora con una voce quasi colloquiale. "No, quello

non può essere. Avrei potuto prendere comunque l'acqua. Quindi cosa volevi fare? " strinse leggermente la mano.

Lei si girò verso di lui, schiaffeggiando via la sua mano. "Ho solo cercato di farci entrambi felici! " Lacrime stavano cominciando a rotolare in giù sulle sue guance; le tolse con la mano, furiosamente.

"Entrambi? " La sua voce era improvvisamente gentile, come l'oceano quando è calmo.

"Io posso capire perché pensavi che la cura mi avrebbe fatto felice, ma cosa ti potrebbe rendere felice sposandomi? " Lei lo fissò miseramente, verso la sua faccia che la guardava onestamente,

poi si girò di nuovo dall’altra parte, avvolgendosi le braccia intorno a se stessa.

"Akane... volevi sposarmi? "

"Stavo indossando il vestito da sposa, no? "

"Ma volevi? " La sua voce ora era quasi un bisbiglio. Lei

camminò di nuovo verso le porte a bocca aperta e guardando fissa la luna. "Akane? "

"Sì", disse senza espressione, guardando come la luna entrava nella sua

visione. "Sì, io volevo sposarti." Le sue spalle cominciarono

a scuotere, e lei si coprì la faccia con le mani. Odiava piangere.

Piangere la faceva sentire debole e indifesa, e lei aveva bisogno di essere forte.

Sentì le mani di Ranma sulle sue spalle, riassicuranti e calde.

Le scosse via. Non voleva che la toccasse, non così,

come se le volesse bene. Voleva odiarlo, e quando lui la toccava

così... doveva odiarlo.

"Akane, guardami." La sua voce era bassa e disperata. Bene.

Lei lo odiava. Ora poteva sentirlo vicino dietro di sé, sentiva il calore

che arrivava dal suo corpo; maledisse questa consapevolezza di lui, della sua

vicinanza. Probabilmente le stava sorridendo furbamente, ridendo del suo disagio. Come

le piacerebbe togliergli quel ghigno soddisfatto di sé dalla faccia.

"Ragazzi... " La sua voce suonava disgustata. "Sei davvero un maschiaccio".

Questo era troppo. Lei si girò, alzando entrambe le mani per

colpire il suo stomaco. Ma lui era più vicino di quanto lei si aspettasse, e

mentre lei tentava di colpirlo, lui le afferrò i polsi, tenendoli lontani.

"Stai attenta", disse. Questo la fece spostare in avanti di un po’ prima che potesse riguadagnare l’equilibrio.

Ora erano lì, naso a naso; non riusciva ad allontanarsi con le sue braccio tenute così,

quindi lo guardò. Sarebbe dovuta essere un’occhiataccia, ma in qualche modo i suoi occhi arrabbiati si nascondevano nella curva della sua guancia, nella linea diritta del suo naso. Era così vicina che poteva vedere la luna che splende nei suoi grandi occhi, non soddisfatti del tutto ora; lei poteva vedere la sua propria faccia tremante. Lui deglutì, il suono leggero era sembrato forte come un colpo d'arma da fuoco. Le sue dita erano strette intorno ai suoi polsi,

e lei poteva sentire il suo respiro sulle proprie labbra. Di riflesso se le leccò, mentre

lui improvvisamente chiuse la distanza tra di loro.

Le sue labbra erano più morbide di come si era immaginata -- adesso

che stava accadendo, doveva ammettere che se lo era immaginato,

il loro primo vero bacio. Era stato breve, appena una sfiorarsi incerto di labbra;

poi lui si fermò, con gli occhi che fissavano la sua faccia con un senso di richiesta. Quando

aveva cominciato a respirare più velocemente? Non poteva pensare a questo adesso. Si doveva ricordare, odiava Ranma. Lo odiava.

Poi la sua mano destra le lasciò il polso e le prese la guancia bagnata dalle lacrime. Lui si avvicinò di nuovo, e lei si perse nella sensazione delle sue labbra. La sua mano sinistra circondava ancora il suo polso, ma aveva allentato la presa, e mentre il bacio continuava - mio Dio, come continuava - lui lasciò completamente il suo polso e scivolò la mano per intrecciare le sue dita. C'era sicurezza in quella mano, e lei la strinse, l'altra mano che saliva a coprire la sua sulla sua guancia, mentre i suoi occhi erano chiusi. Il bacio finì con un sospiro, e lei alzò la sua mano dalla guancia e la passò dolcemente sulle proprie labbra, nel centro del palmo, assaggiando il sale delle proprie lacrime. Lo sentì prendere in un respiro improvviso, e

si chiese se fosse per lei quell’anelito. La spaventò e la divertì allo stesso tempo, poi nascose la faccia nella sua spalla.

Le sue mani le circondarono delicatamente la vita, poi improvvisamente la

stava tenendo a lui come per proteggerla, seppellendo la faccia nei suoi capelli. Lei poteva sentire il suo battito cardiaco sotto la guancia, che batteva in maniera irregolare, ed il suo respiro scaldava la cima del suo orecchio.

Si stava aggrappando così ermeticamente a lui, e dimenticò di pensare.

Ma le sue braccio erano di nuovo vuote, e lei aprì gli occhi preoccupata.

Ranma era in piedi, con le braccia lungo i fianchi. Il suo viso era nell'ombra della porta; la sola cosa che Akane poteva vedere al chiaro della luna era la punta del suo naso ed un po’ del labbro inferiore.

"Mi dispiace", disse con una voce sottile, una voce assolutamente non da Ranma. Quella voce la raffreddò, e lei lottò il freddo nella sola maniera in cui era capace, infuriandosi.

"Dispiaciuto avermi baciato? Dispiaciuto di baciare un maschiaccio come me? "

"Questo non era quello che volevo dire! " fece un passo in avanti, così che lei poteva

vedere tutta la sua faccia, mentre aggrottava le sopracciglia, frustrato.

"Allora cosa volevi dire? " incrociò le braccia, sfidandolo a rispondere.

Lui guardò a terra, con le mani di fronte al torace. "Volevo dire... che mi dispiace per... aver approfittato della situazione. Non dovevo... "

" Approfittato della situazione? Cosa pensi, che non avrei potuto fermarti ? " lo stava forzando, e lo sapeva, ma non avrebbe mollato, adesso.

"No, io... "

"Non pensi che io possa prendere le mie decisioni? "

Lei poteva sentire che lui si stava irritando. "Beh, non è che tu lo abbia mai fatto. Non avresti mai deciso di sposarti autonomamente."

Lei si mise, in segno di lotta, le mani sulle anche. "Come fai a saperlo? Non è che tu abbia mai preso delle decisioni. Non riesci nemmeno a scegliere una fidanzata! Ci tieni solo lì a pendere

senza mai scegliere una di noi. Stupido! "

"Stupido, eh? " Loro erano vicini l’uno all’altra, guardandosi negli occhi.

"Sì! Un grande stupido! Per tua informazione, posso decidere da sola chi baciare e chi no! Potrei baciarti adesso se volessi! "

"Ah! gradirei proprio vederlo! "

"Forse lo voglio! "

"Prego! "

"Va bene! " gli si avvicinò, avvolgendo le braccio intorno al suo

collo e schiacciando le labbra contro le sua. Lui alzò le braccia automaticamente

per non perdere l’equilibrio, e per un momento camminarono con passo malfermo, poi

improvvisamente la strinse forte tra le braccia e loro furono stetti insieme, spalle, gambe, ginocchia.

Lei sentì una delle sue mani affondare nei suoi capelli, le sue dita che tenevano la sua nuca, mentre l'altra mano pigiava contro la base della sua spina dorsale. Lei aveva allacciato le braccio dietro alla sua testa per tenerlo, ma ora fece scivolare le dita tra i suoi capelli, in mezzo

alla sua treccia. L’altra rimase lì per un momento, esitando, poi scivolò sulle sue scapole finendo sulla schiena, dove la sua maglietta era alzata lasciandola libera.

I suoi capelli erano morbidi e spessi, la pelle della sua schiena era calda e liscia

sotto le sue dita. Anche la sua bocca era calda, calda e dolce, inclinandosi

verso di lei. Non aveva mai pensato che lui potesse essere così caldo.

La mano di Ranma sulla sua schiena aveva cominciato a scendere sempre più in basso, sempre di più, attirandola con più forza verso di lui. Lei sentì la propria mano mimare le sue azioni, toccando dolcemente la sua spina dorsale sotto la maglietta. La sua mano giunse alla cintura dei suoi boxer, giocherellando - sull'orlo - scivolò appena di un

pollice. Le punta delle sue dita toccarono la pelle calda.

Entrambi sobbalzarono, non riuscendo a staccarsi nonostante avessero perso

l’equilibrio. Akane vide la faccia rossa di Ranma balenare nel chiaro di luna mentre

precipitava all’indietro, tirandola con lui. Caddero per terra. Mise la mano dietro di lui per attutire la caduta --ed affondò profondamente nei resti della torta nuziale. Ranma sbarcò nel mezzo della confusione con un forte splash, Akane sopra di lui. La glassa volò da tutte le parti.

Si fissarono l'un l'altra per un lungo momento, arrossendo. Poi cominciarono ridere, all’inizio ridendo leggermente, poi così forte fino ad avere le lacrime agli occhi. In qualche modo nel mezzo a tutto ciò, le loro labbra trovarono

l'un l'altra di nuovo, dissolvendosi in un altro bacio, uno che si era fuso con la loro risata.

Quando alla fine riguadagnarono... non la calma, ma qualche cosa che gli assomigliava, Ranma si alzo sul gomito, raccogliendo della glassa con il dito indice. "Ne vuoi? " disse leggermente, mettendole il dito nella bocca prima che lei potesse rispondere. La glassa era fresca e dolce, e fusa leggermente dal calore del suo dito. Era buona la glassa, Kasumi è la migliore; il dito di Ranma era una storia diversa, ma... un piccolo rumore proveniente da Ranma la portò a guardarlo di nuovo, la sua bocca era ancora sul dito. Lui aveva un’occhiata stranamente intensa sulla sua faccia, e lei lo guardò affascinata mentre toglieva lentamente il dito della sua bocca, strascinandolo sulla guancia e sull’orlo del suo orecchio. Rabbrividì in un modo che

non capiva completamente, in un modo che le faceva desiderare di nascondersi - e lei si nascose, dietro ad un sorriso allegro.

"E’ il tuo turno! " rise scioccamente, tirando fuori la sua mano sprofondata nella torta. Ranma sembrò aver smesso di respirare mentre lei avvicinò la mano alla sua faccia, avvicinandola allettante alla sua bocca - poi gli mise un po’

di glassa sul naso. Lui la guardò trasversalmente.

"Come faccio adesso? "

"Ci penserò io". Si inclinò in avanti e tolse la glassa dal suo naso, leccandolo con le labbra. "Ora è pulito."

"Non è giusto", disse lui con una voce grezza, debole. "Io non ho avuto la torta... " C'era un momento di indecisione nervosa nei suoi occhi, come se fosse sul punto di saltare da una rupe, poi le sue dita circondarono il suo polso e si portò la sua mano alla bocca; i suoi occhi incontrarono quelli di lei come scivolò il suo pollice coperto di glassa nella propria bocca.

Lei sospirò lentamente, le sue risate andate, quando sentì la sua lingua ruvida che circondava il suo dito. Socchiuse gli occhi, mentre il suo pollice veniva scaldato dalla sua bocca. Sentì la propria bocca che si apriva leggermente, le labbra si asciugavano.

Passò al suo dito indice, succhiando dolcemente la glassa mentre il pollice si raffreddava alla brezza. Il suo dito medio che veniva mordicchiato dolcemente; vide i suoi denti bianchi che luccicano debolmente.

L’anulare. I suoi denti raschiarono dolcemente la sua nocca prima di essere raffreddata dall’aria.

Il mignolo.

Il lato della sua mano

Il palmo. I suoi occhi non smettevano mai di guardarla.

Con un finale bacio, là tra le linee della sua mano, dell’amore

e della vita, schiacciò la sua mano contro il proprio torace. Le loro labbra

si rincontrato in un scambio caldo e dolce che sapeva di vaniglia, zucchero e

crema di burro.

Lei non riusciva pensare - oh, Dio, aveva bisogno di pensare - ruppe

il bacio, tenendosi la mano sulla guancia, ansando. Il suo battito cardiaco si era calmato, ma lei poteva ancora sentirne la vibrazione nel silenzio del dojo. Con la mano libera si accarezzò i capelli, appiccicosi a causa della glassa, come se fossero fatti di vetro; si rilassò leggermente e avvicino la mano per tracciare dei disegni sulla spalla di lui.

Passata la spalla, vide la cima della torta, poco di lato. Bilanciate sull’ultimo strato strato, quasi a prendersi gioco di lei, c’erano le piccole figure di plastica della sposa e dello sposo. Le loro facce avevano due uguali sorrisi ; lo smoking nero dello sposo era stato dipinto un po’ storto, quindi un lato del suo collo era nero, mentre sull'altro lato un po' della sua

spalla era nuda. Ranma aveva indossato un smoking bianco che gli andava perfettamente bene. Come avevano trovato la taglia giusta non lo saprebbe mai; lui

non gli avrebbe mai permesso di misurarglielo. Lei e Ranma sorridevano così? Anche quello della coppia sulla torta era un matrimonio sistemato?

Ranma si mosse sotto di lei. "Um, Akane? "

Lei tenne la faccia rivolta verso il basso. "Sì, Ranma? "

"Possiamo alzarci? Questa torta è un po’ scomoda." Lui sembrò

addolorato, ma forse era una finta. Non poteva esserne sicura,

non poteva mai essere sicura con lui. Strisciò un po' indietro e si alzò in piedi, offrendo la mano a Ranma. Insieme osservarono il danno.

Akane era poco sporca, con solo la sua mano (lei arrossì pensandoci) ed alcuni schizzi sul pigiama. Ranma, sull’altra mano, fu rivestito completamente. La sua maglietta e boxer erano incrostati di bianco per tutta la lunghezza della schiena "Faresti meglio ad andarti a cambiare", disse lei addoloratamente.

"Sì, penso di sì." Ma non fece nessuna mossa per andare via. Akane si abbassò e prese la sposa e sposo dalla torta, guardandoli di nuovo.

Forse non erano poi tanto male. Tracciò la linea dello smoking dello sposo.

"Bene, um, allora penso che andrò a cambiarmi... " Ranma si avviò verso

la porta, e fece per andarsene.

Come giunse alla porta, Akane si sentì dire, "Aspetta, Ranma."

Lui si fermò, guardando da sopra la spalla. "Cosa c’è? "

Lei sentì le proprie guance arrossire furiosamente. "Hai... hai messo

il tuo smoking a posto? Io solo... volevo vedertelo di nuovo addosso. Solo un’altra volta."

"Adesso non è davvero una bella vista", disse lui con una misto di

curiosità ed imbarazzo. "Dopo l'acqua fredda e le okonomiyaki esplosive e gli Happo-Daikarin, io posso capire perché la società di noleggio non farà più affari con alcuno di noi."

"Io so che è strano, ma... " si guardò i piedi, le bambole dietro alla sua schiena.

Ranma stette in silenzio per un lungo momento prima di alzare di nuovo lo sguardo.

"Andrò a metterlo. Ma c'è una condizione." Lui si girò e fissò la porta incomodamente. "Devi metterti il tuo vestito. Altrimenti, mi sentirò stupido." Akane fissò la sua schiena, incapace di leggerlo, poi diede a bassa voce il suo assenso. Ranma sorrise debolmente e uscì.

Akane lo guardo per molti battiti cardiaci, automaticamente alzò la mano e si sfiorò le labbra. Lui aveva... e lei aveva... oh mio…. Le sue labbra formicolavano ancora per la pressione di quelle di lui, poteva ancora sentire un leggero sapore di glassa; un brivido la attraversò dalla punta delle dita fino allo stomaco. Doveva essere imbarazzata, sapeva che doveva esserlo, ma quello che le arrivava era solo un sentimento di curiosità. Non aveva mai pensato che baciare Ranma sarebbe stato così, così caldo e emozionante e... tenero. Sì, tenero, come se la tensione che c’era tra loro, dal loro primo incontro, si fosse strappata come un nastro di gomma.

Era stata colpa del chiaro di luna. Il chiaro di luna, e lo stress

delle settimane passate, e forse un po' per le sue speranze distrutte. Non c'era nessun’altra spiegazione per il loro improvviso... desiderio. Non è che loro si volessero bene...

Scosse la testa, bruscamente come se stesse evitando una zanzara. Non poteva più mentire a se stessa. Lei voleva... bene a Ranma. Forse, forse lo amava. Era solo così confusa...

Se Ranma era confuso come lei, probabilmente non sarebbe tornato. Sentì le sue mani che si stringevano in un pugno a quel pensiero. È probabile che tenti scappare, che vada

a letto, o sul tetto... Questo pensiero bruciò nel suo torace. Faceva meglio a tornare. Non voleva perdere quella sensazione confortevole tra loro. E se non fosse stato nulla più del chiaro di luna... bene, sarebbe stata notte per molte ore. E se fosse qualche cosa di più...

Si diede un calcio mentalmente, avvicinandosi alla borsa del vestito e lo aprì con decisione. Non voleva che lui la trovasse ancora nel suo pigiama quando fosse tornato. Se non fosse tornato, beh allora, avrebbe avuto la sua risposta.

Si tolse il pigiama, sentendo la fresca brezza serale che carezzava il suo stomaco, poi indossò rapidamente il vestito. Le braccia scivolarono facilmente nelle maniche, aggiustò il corpetto

meticolosamente. La seta del vestito aveva fredda e liscia contro la sua pelle nuda - e senza capire perché, pensò a come era caldo Ranma, come erano calde le sue mani, e sospirò.

Camminando lentamente verso il buco nel muro, cominciò a chiudere i bottoni dietro la schiena. Una ventata arruffò le foglie dell'albero; poteva sentire un cane che abbaiava in lontananza, un gatto

che miagolava. Ancora più in lontananza, c'era della musica che arrivava con il vento.

I quattro bottoni in cima furono facili, ma mentre si avvicinavano al quinto,

poteva sentire le sue dita che cominciavano ad armeggiare. Quella mattina l’aveva aiutata Kasumi, la sua faccia gentile che brillava mentre parlava del cibo che aveva progettato per il ricevimento. E togliersi il vestito non era stato così duro. Perché mettere bottoni così piccoli? Ignorò l’odiosa voce dentro di sé che le diceva che non era previsto che dovesse farlo da sola; prima del matrimonio, era previsto che avesse le damigelle d'onore, e dopo il matrimonio... lei maledisse a bassa voce e lottò con il sesto bottone.

Poi le sue dita furono allontanate e sentì le mani di Ranma sulla sua schiena nuda, chiudendo ogni bottone, uno alla volta. Si bloccò, ogni nervo concentrato su quelle dita. Passarono tra le sue scapole, poi in giù alla sua vita, poi più in basso alla fine della fila di bottoni. Le mani si fermarono, poi toccarono il corpetto sui suoi fianchi, dove si fermarono. Quelle dita leggere, così leggere che poteva sentirle appena, erano l'unico punto di contatto tra loro, ma poteva sentirlo dietro di sé, non più di pochi centimetri; il suo respiro irregolare scaldava i suoi capelli, e lei poteva sentire il fruscio della sua gonna contro i suoi pantaloni di lino. Sospirò e si inclinò verso di lui.

"Sei tornato".

Le sue braccio scivolarono timidamente intorno alla sua vita, circondandola. "Ho detto che lo avrei fatto." La sua voce passò attraverso il suo collo, facendole vibrare i capelli.

Gli coprì dolcemente le braccio con le proprie, stringendoli un po’. Il lino delle sue maniche era macchiato e strappato; lui aveva subito molto più di lei il caos. "Lo hai fatto." Chiuse gli occhi

E si rilassò contro di lui, la sua testa appoggiata sulla sua spalla. Il suo battito cardiaco sembrava andare all’unisono con quello di lei.

"Akane... "

"Shh... "

La resistenza delle sue braccio mentre respirava era una novità, e si accorse di

respirare più profondamente solo per sentire quella pressione sulle sue costole. Ranma non sembrava stesse respirando affatto; il suo torace era rigido contro la sua schiena – ci fu poi un leggero calore attraverso i suoi

capelli, e lui si rilassò, la sua testa si abbassò finché la sua guancia toccò la sua.

Ora lui stava respirando, davvero - lei poteva sentire ogni respiro sul suo collo, più veloce del suo, facendole venire la pelle d’oca. Le sue braccio la stavano stringendo di più, i palmi delle sue mani che stringevano il suo stomaco, così che lei si sentiva protetta nel suo abbraccio.

Il tocco gentile delle sue labbra sul collo la fece sospirare.

Immediatamente lui balzò indietro. "Scusam... "

"No" Lei tirò di nuovo le sue braccio intorno a sé, raggruppando il suo coraggio.

"F... fallo di nuovo".

Non poteva impedirsi di sospirare di nuovo quando lui lo fece di nuovo, e ancora un’altra volta, e poi di nuovo. Le sue dita stringevano sulle sue maniche, lo notò appena, concentrata sulle sue labbra incerte, il suo naso che sfiorava il contorno del suo viso, la sensazione calda di ogni respiro. Lei inclinò il mento per permettergli di baciarla sulla gola - poi gli porse la mascella per una serie di baci, indietro verso il suo orecchio che per sua sorpresa lui baciò - poi si girò verso di lui, le mani sulle sue spalle.

I suoi occhi erano larghi con sotto shock, e lei chiamò a raccolta il suo coraggio per mettersi in punta di piedi e premere le labbra sul suo collo. La sua guancia scivolò in giù, lungo il collo, per rimanere sulle proprie mani, mentre lui la strinse di nuovo, ed entrambi lottarono per respirare.

Akane pensò che probabilmente non avrebbe respirato mai più normalmente, e ridendo, si girò,

fuori della presa di Ranma, tenendo la gonna macchiata. "Come sto? "

chiese allegramente.

Poi guardò meglio Ranma.

Il suo primo pensiero fu che lui non stava scherzando quando parlava del suo smoking. Tutto il vestito era completamente coperto di fuliggine e bruciature, e piccoli buchi creati da scintille erano sparsi come una costellazione lungo la spalla. Il lino era raggrinzito completamente, e sembrò essersi ristretto disugualmente in alcuni punti; la sua manica sinistra era un po' corta, e la gamba destra dei suoi pantaloni era stranamente stretta all’altezza del ginocchio. La camicia dello smoking sembrava stesse perdendo un bottone o due ed il suo polsino sinistro era aperto, il gemello era stato perso. I suoi piedi erano nudi. Il tutto rifinito dalla sua cravatta, che lui era riuscito in qualche modo a mettersi diritta; serviva solamente ad accentuare la confusione del vestito di Ranma.

Ranma corrucciò le sopracciglia alla sua ovvia allegria. "Ehi, ti avevo detto che non sarebbe stata una bella vista. Non ridere." Si sbatté il colletto, drizzando difensivamente la giacca.

Akane si calmò con un notevole sforzo e si avvicinò di nuovo a

lui, lisciando con le mani la giacca. "Mi dispiace. Sono solo...

sorpresa." Lisciò le spalle, poi scivolò le mani sulle maniche. Doveva ammettere a se stessa che amava toccarlo, anche in un modo così superficiale; era una di quelle piccole cose che una moglie poteva fare, intimo nella sua casualità. Una delle sue mani si fermò sul suo torace, l'altra che si trascina dolcemente sulla sua cravatta. "L’hai allacciata tu? "

"Beh, più o meno." La sua voce era grezza, i suoi occhi scuri con qualche cosa

tenuto a fatica sotto controllo. "Me la sono messa. E’ pre-allacciata, devi solo metterla

intorno al collo. Sembra una vera cravatta, ma non lo è."

Le sue mani scivolarono delicatamente intorno alla sua vita, allacciandosi dietro la sua schiena.

Lei si alzò verso il suo colletto, osservando il piccolo fermaglio della cravatta. "Vedo." Lo guardò, schiaffeggiando leggermente il suo torace. "Imbroglione."

Lui aggrottò di nuovo le sopracciglia. "Non ho imbrogliato. È come... usare una

calcolatrice in un test di fisica. Puoi fare senza, ma ti ci vorrà di più."

Akane rise di nuovo. "Alcuni di noi potrebbero farlo a mano... "

"Forza, finiscila." Cominciava a sembrare sinceramente irritato, e

lei si calmò rapidamente.

"Mi dispiace. È un'abitudine, penso." Sfiorò di nuovo la sua cravatta,

poi si mise di nuovo in punta di piedi, entusiasmata dalla propria audacia mentre gli baciava

il pomo d’Adamo, poi un po' più in basso, alla base del collo, proprio sopra la cravatta.

"O... ok." La sua voce sembrava di nuovo debole, ed Akane fu presa

da un impulso improvviso. Avanzò ulteriormente per vedere chiaramente la sua faccia.

"Balli con me", disse leggermente.

"Ballare? " sembrò spaventato per un momento. "Come, non so, la

Macarena? "

"No", disse esasperata. "il valzer."

"Oh... " giocò col suo polsino sciolto, girando lo sguardo di lato.

"Io, um... io... " mormorò qualche cosa sotto voce. Restringendo di occhi,

piegò le braccia.

"Cosa, Ranma? "

Lui la guardò con un ghigno timido. "Io... io non ho mai ballato il valzer prima."

"Oh." Pensò per un momento, poi sorridente gli disse. "Te lo insegnerò."

"Ora? "

Lei sospirò. "Chiaramente adesso! Senti, se puoi imparare tutte le tecniche di combattimento

in pochi secondi, puoi imparare a ballare il valzer." Lo guardò con uno sguardo di sfida.

"Anche _IO_ posso ballare il valzer."

"Beh... "

Poteva dire di aver fatto appello alla sua natura competitiva, e fece la mossa finale.

"O hai troppa paura per tentare? "

Lui aprì la bocca. "Questo è un colpo basso."

"Lo so." Si avvicinò a lui. "Ma ora lo farai, non è vero? "

"... Forse."

"Allora guardami." Si allontanò di alcuni passi, il cuore le batteva

nervosamente. Non aveva mai ballato per un pubblico, e questo non era

un pubblico qualsiasi, questo era _Ranma_, il suo sguardo fisso che studiava, assorbendola,

ogni mossa.

I suoi occhi la stavano scottando, e lei parlò, in parte per allontanarli.

"Devi tenere la mia mano - così - e la l’altra mano va... intorno alla mia

vita." deglutì, la sua bocca era improvvisamente asciutta. "La mia mano sulla tua

spalla... così... " e così lei allargò le braccia e cominciò a ballare di fronte a lui nel chiaro di luna.

I suoi primi passi erano esitanti ed incerti sotto il peso del suo sguardo fisso, ma presto stava girando intorno al dojo, con gli occhi semichiusi e focalizzati sulla figura nello smoking logoro. Lei girò una volta,

poi arrivò di fronte a lui, facendo un goffo inchino.

"Sei pronto per provare? "

Lui accennò col capo in silenzio, ed avanzò, prendendo esitante la sua mano

ed avanzando in un mezzo-abbraccio. Akane mise la mano tremante sulla sua

spalla, e prese un respiro profondo.

"Bene... UN due tre, DUE due tre... " Cominciarono a ballare.

Dopo pochi passi, lui aveva preso il ritmo, e lei gli sorrise por incoraggiarlo. Poi alcuni passi più tardi, lui li controllava perfettamente.

Ballava come un artista marziale – la trasportava con forza e

con una grazia felina, predatrice che non faceva movimenti estetici superflui, ma che era comunque bella. Non come le volte che, durante le superiori, lei e Nabiki avevano riso scioccamente mentre ballavano, pensando trasognatamente ai balli futuri quando il partner non sarebbe stato una sorella. Lei si era immaginata un Fred Astaire, o un Baryshnikov che

avrebbe volato attraverso i passi come ballando sull’aria, sulle nubi.

I piedi nudi di Ranma erano silenziosi come i propri, ma lei ancora poteva

sentire il modo in cui i suoi piedi prendevano energia dal liscio pavimento di legno, dalla

terra sotto di lui. Poteva sentire la vita che fluisce attraverso ogni movimento,

una vita che era immediata e potente ed innegabilmente vera - e nel momento in cui i suoi piedi lasciarono il pavimento mentre lui la alzava in una giravolta con particolare energia, lei ancora era bloccata fra le sue braccio.

La sua mano teneva solo un poco troppo forte la sua, calda e sudata

sebbene stessero ballando solo da qualche minuto, e la brezza proveniente dal giardino era praticamente fredda. Le piacque che la sua presa fosse troppo stretta,

che lui ballasse come Ranma e non come un angelo; poteva dire da

queste piccole imperfezioni, che la notte era vera, e se la notte

era vera, allora lo sguardo negli occhi di Ranma, il tocco gentile delle sue labbra -

era stato vero, anche.

Si stavano muovendo in una spirale, e ricordò l’attacco più potente di Ranma,

il _ Hiryuushotenha _. Ranma attirava il suo oppositore in una spirale che si restringeva, tenendo il proprio corpo freddo fino a che potesse colpire nel centro, usando il calore del suo oppositore contro di lui... Ma Ranma ora non era fresco, era caldo sotto le sue mani, come lei... Stava diventendo più caldo ogni secondo che passava, o

forse lei lo stava sentendo solo perché loro erano insieme, ora più vicini,

i loro toraci che si sfioravano ad ogni passo, la sua mano che carezza la sua nuca,

mentre quella di lui scivola in giù alle sue anche, premendola per avvicinarla. Si sentiva come se stesse per cadere...

Lei stava cadendo, capì - nel cratere del pavimento dojo. Ranma si rese conto di ciò nello stesso momento; lui sussurrò una maledizione e si girò per ricevere l'urto dell'impatto. Akane cadde sopra di lui con un lamento, una mano strusciò dolorosamente contro il terreno.

"Stai bene, Akane? " Ranma si mise seduto, mettendo con attenzione Akane a sedere sul suo grembo. Lei prese alcuni respiri profondi.

"S... sì... " si guardò la sua mano, rossa e rigato

di sporco. "Più o meno."

"Fammi vedere." Le aveva preso la mano prima che potesse rispondere, dolcemente,

pulendo la polvere col suo polsino sciolto. "Non sembra troppo male, ma

dovresti metterci del disinfettante... " Lui tracciò una linea con

un dito, delicatamente. La sua mano punse debolmente, ma il tocco era lo stesso piacevole.

Desiderò che lui l'avrebbe baciata. La sua mano stava tremando al

pensiero, mentre il suo dito si muoveva delicatamente lungo il palmo arrossato; lei lasciò

la sua testa adagiarsi sulla sua spalla e guardò le sue mani nelle proprie.

"Anche... tu stai bene? " disse alla fine, pigiando la fronte

contro il suo collo. "Sei caduto abbastanza duramente."

"Non era nulla", disse bruscamente, tenendo ancora la sua mano,

mentre muoveva il dito.

"Bene." Akane si spostò di nuovo in modo da poter vedere la sua faccia; lui stava

guardando attentamente alla sua mano, perché non l’aveva baciata e quando

si sarebbe deciso a farlo?

Era stanca di aspettare. Tolse la mano dalla sua presa e

lo mise contro la sua guancia, ignorando il dolore. Le ci volle una piccola

pressione per girare la sua faccia verso di lei, e nessuna mossa per convincerlo a

chiudere lo spazio vuoto fra le loro labbra.

Non era completamente pronta per la fervente risposta di Ranma, il modo

in cui le sue braccia la circondarono e la strinsero velocemente, ma non si voleva certo lamentare. Era assorbita dal baciarlo, affascinata dalle varie possibilità di bacio disponibili. Non aveva mai immaginato che baciandolo sul lato del collo - così - lo avrebbe fatto vibrare, o che lui si sarebbe inclinato verso il suo orecchio, e - oh mio, quella era la sua lingua? Non

poteva più dire quali sospiri erano i propri e quali quelli di lui – c’erano così tante cose su cui concentrarsi. Le sue mani ruvide che si muovevano sulla sua schiena.

La sensazione esotica del suo torace duro contro il suo seno, lo scivolare della seta contro il lino grezzo in ogni movimento. Ma soprattutto, le sue labbra che creavano piste ardenti attraverso il suo viso e il collo, stuzzicando il bordo del suo colletto alto, calde attraverso il merletto che copriva le sue spalle.

Il mondo si stava inclinando - ma no, era Ranma, che si stava stendendo e la stava portando con se, finché lei stava guardando fisso verso di lui, la sua gonna aggrovigliata alle sue gambe. Non era una cattiva idea, pensò mentre gli baciava di nuovo il collo. Stare dritti comportava molto dispendio di energia, energia che poteva essere spesa meglio facendo scorrere le mani sulle sue spalle. Un momento più tardi si rese conto di un altro vantaggio, mentre le sue mani

cominciavano ad accarezzarla più in basso, oltre la vita, carezzando le sue anche in un

modo affascinante.

Tuttavia sarebbe stata più comoda se non avesse avuto l’osso del suo fianco conficcato nello stomaco. Si spostò da un lato, poi si gelò.

Quello non era il suo fianco.

Con un squittio avviluppato, si allontanò, cadendo a terra. Ranma si mise di nuovo seduto, i suoi occhi selvatici.

"Cosa? Cosa ho fato? Mi dispiace! "

Akane sentì la sua faccia diventare rossa. "Io... uh... tu sei... " Non riusciva a smettere di fissare... "Lo sai."

"Sapere che cosa? " Seguì la direzione del suo sguardo fisso, poi diventò rosso "... oh."

Akane finalmente riuscì a staccare il suo sguardo fisso, concentrandosi sulle proprie dita del piede che sbirciano fuori dall'orlo del vestito. Le strusciò per terra. Baciarsi lo poteva fare, baciarsi era davvero bello, ma... non era pronta per il prossimo passo. Nessuno le aveva mai detto

che era così facile passare dall’uno all'altro.

Il dojo era silenzioso mentre lei si guardava le dita del piede. Finalmente, guardò di nuovo a Ranma.

Lui si era girato di spalle, e stava guardando il cielo attraverso il buco nel tetto. Si chiese quello che stava pensando.

Forse si era pentito, di essere entrato nel dojo. O forse... forse

si stava sentendo come lei - bloccato, ed un po’ spaventato, e

ancora moltissimo...

Akane si mise a sedere accanto a lui, seguendo il suo sguardo. Le

stelle si erano spostate, e lei si concentrò per un momento nel tentare di

identificare la costellazione. Forse Cassiopea? Realmente non importava.

La sua mano era vicino alla sua; era facile, essendo così vicino, scivolare sulla sua mano la propria, stringendola dolcemente. Perché ci doveva sempre pensare così faticosamente?

"Mi... dispiace, Ranma", disse alla fine. "Io ero solo... un po’spaventata."

Ranma stette in silenzio per un momento eterno, poi sospirò. "Anche io",

ammise quietamente. La sua mano si spostò, afferrando la sua. "Ma non lo dire a nessuno."

"Non lo farò. " inclinò la testa contro la sua spalla. "Sarà il nostro piccolo segreto."

Loro sedettero lì fino a che un nuovo set di stelle si era mosso nel loro

pezzo di cielo, un cielo che si stava cominciando ad illuminare. Ranma si alzò in piedi

con un enorme sbadiglio, tirando su Akane con lui.

"Kasumi si alzerà presto. Faremo meglio a prenderci cura della tua mano." Le sorrise

come se quella notte non ci fosse mai stata. Akane si trovò anche lei a sorridere.

"Ok."

Quello non li fermò dal baciarsi cinque volte mentre camminavano in silenzio

verso il bagno, altre due o tre volte mentre Ranma insaponava dolcemente, e

lavava fregando la sua mano, ed ancora una volta quando il bruciore dell'antisettico aveva fatto formare delle lacrime negli occhi di Akane.

"Sei una tale piagnucolona", la stuzzicò Ranma, guadagnandosi un altro

bacio.

"Stupido", Akane sorrise, inclinandosi su solo un’altra volta...

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

La mattina dopo, non avrebbe avuto davvero quella opportunità.

"Onestamente, sei un tale... "

"È tutto colpa * tua*! "

Kasumi aveva commesso l'errore di mettere in evidenza il fatto che il

dojo era veramente messo male, lei si aspettava che tutti aiutassero, e come era possibile che Akane avesse sporcato così tanto il suo vestito?

Akane non era pronta per dirglielo.

Non era facile non lanciarsi su Ranma e baciarlo, perché quello era definitivamente l'unico modo che aveva trovato per zittirlo. E lui era sicuramente in forma rara oggi.

Soun stava parlando da un po’ di tempo; pensò che era probabile che le sarebbe servito per smettere di pensare a baciare Ranma in questo particolare momento, e quindi decise di ascoltare il

padre cercando di non distrarsi.

"E così... " stava dicendo monotonamente, "... finché non abbiamo

le finanze sotto controllo, dovremo aspettare un po’ per il matrimonio... "

Cosa aveva detto?

Akane gettò un sguardo innocente a Ranma, che la stava guardando

pensieroso. Lei sorrise.

Sperò che non dovessero aspettare * molto * a lungo.

 

Fine

 

PS dell’autrice

Beh, non potevo farglielo fare…. adesso.

Data la serietà con cui ogni singolo bacio è trattato nel manga ed anime, non potevo vederli allegramente fare sesso senza dei cambi seri allo status quo…..

Ma spero che vi siate divertiti lo stesso. * Sorriso innocente *

Mata Ne !

 

B. Wilde

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