Waiting for you
A Ranma ½ Fanfiction by Stiffanie Flores
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stiffanie@mailcity.com-
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Nota dell’autrice: Ranma 1/2 e tutti i suoi personaggi appartengono a Rumiko
Takahashi. Questa fanfic è scritta con il solo scopo di divertimento e per propria soddisfazione
http://www.angelfire.com/sd/Ranmafanfic/waiting.html
Traduttrice:
EugeniaTradotta per il sito
www.manganet.it
Capitolo 10°
Decisioni
* Ti amo... *
"Oh, Dio", urlò, stringendogli le braccia intorno alla vita. "Anche io ti amo.
Ti amo così tanto... "
Lo guardò, e lui sorrise, i suoi occhi erano accesi da una luce interiore.
* Sono felice. *
Lei rispose al sorriso, attraverso le lacrime che le annebbiavano la vista.
"Anche io sono felice, ora che sei qui." Chiuse gli occhi e premette il viso
contro il suo collo. "Non lasciarmi di nuovo. Per favore."
* Ma... *
Lei sentì le sue dita che sfioravano leggermente la sua guancia, e rabbrividì
leggermente, toccandogli la mano... ... e le sue dita passarono attraverso
dell’aria sottile.
Sgranò gli occhi, e guardò i suoi occhi blu, azzurri come il mare. Lui alzò di
nuovo la mano, e lei vide che si stava affievolendo, affievolendo lentamente in
aria sottile, poteva vedere attraverso di lui, si avvicinò per toccargli la
faccia, ma non poté sentire niente, assolutamente niente...
"Perché? " urlò. "Perché vieni qui se devi lasciarmi tutte le volte di nuovo?
Perché mi fai sopportare tutto questo di nuovo e di nuovo? "
* Ti amo. *
La sua rabbia si dileguò a causa della comprensione gentile che vedeva nei suoi
occhi. "Allora per favore", lo implorò, "Non lasciarmi. Io non posso... io
non... io... "
* Non posso restare. * Lui scosse la testa malinconicamente. * Non qui. *
"Io... io non capisco."
* Capisci. Lo so che capisci. *
"Tutto quello che so è che ti amo", disse dolorosamente. "Ma poi tu te ne sei
andato, ed ora sono sola."
* No * Lui scosse la testa. * Io sono qui con te, sempre. Ti amo. Ti aspetterò.
*
Le si avvicinò per passarle le dita sulla guancia. * E se verrai, io sarò qui. *
Sorrise. * Te lo prometto. *
Prima che lei potesse muoversi, ritirò la mano, e si allontanò.
Un bagliore attraversò il suo corpo mentre era ancora in piedi, ma il sorriso
era ancora sulla sua faccia.
* Te lo prometto, * ripeté, sorridendo. E poi, se ne andò.
* * * *
"Hai mai avuto un sogno ricorrente, Kasumi? "
Kasumi la guardò, un'occhiata interrogativa nei suoi occhi. "Perché? No, Akane.
Perché me lo hai chiesto? "
Akane aprì il frigorifero e prese una lattina di succo. "Non sono sicura",
rispose lentamente, mentre apriva la lattina e prendeva un lungo sorso.
"Voglio dire", aggiunse, pulendosi gli angoli della bocca con il palmo della
mano, "non sono sicura, perché non ricordo niente del sogno ogni volta che mi
sveglio. Ma penso che sia lo stesso sogno."
Kasumi corrucciò le sopracciglia pensosamente. "Ma come fai a sapere che è lo
stesso sogno? "
"Per come mi sento, ogni volta che mi sveglio. Akane si mise una mano sul
torace, all’altezza del cuore. "Mi sento sempre... come se avessi perso qualche
cosa. Qualche cosa di importante." Sospirò. "Non lo so."
"E da quanto tempo ti succede? "
"Due o tre mesi."
"Hmm." Kasumi raccolse un cucchiaio di legno e cominciò a mescolare
un’appiccicosa mistura in una grande ciotola di legno. "Non riesco a ricordare
niente del genere che mi sia accaduto, Akane."
"Mi sto solo chiedendo se significa qualcosa." Aggrottò la fronte.
"Mi sembra di aver letto da qualche parte che i sogni ricorrenti sono quasi
come... delle premonizioni. Del futuro." Corrucciò le sopracciglia.
"Beh, io non me ne preoccuperei, Akane" disse piacevolmente Kasumi, ancora
mescolando la ciotola. "Almeno non finché il sogno diventerà più chiaro."
"Hai ragione, Kasumi." Akane finì il suo succo e lasciò cadere la lattina
nell'immondizia. "Ehi, cos’è? " Si avvicinò a Kasumi e sbirciò nella ciotola che
stava mescolando. I suoi occhi brillarono. "* Biscotti *? "
Impazientemente allungò il dito per assaggiare la densa glassa di cioccolato.
Kasumi le schiaffeggiò dolcemente la mano. "Sono per dopo", disse alla sorella.
"Dopo che hai finito il tuo addestramento, portalo qui per i biscotti prima che
vada via, va bene? "
"Shinnosuke? "
"Beh, ha portato i sakura mochi l'altro giorno". Kasumi sorrise. "Dobbiamo
ricambiare il favore."
Akane sogghignò. "Inoltre, abbiamo dato da mangiare a persone più ingorde di lui
prima, giusto? " scherzò, ricordando l’enorme appetito di Ranma e Genma. "E’
vero, lo porterò qui più tardi."
* * * *
Shinnosuke si inclinò di nuovo contro il muro del dojo. "Bene, questa è nuova",
rimarcò.
"Hai bisogno di un favore da me? " sogghignò. "Deve essere importante, se stai
posticipando il nostro allenamento per questo."
Akane fece una smorfia. "Questa è la migliore soluzione che ho, ed non sto
saltando precisamente dalla gioia, ok? "
Lui incrociò le braccia intorno al torace. "Che cosa ci guadagno? " Le chiese,
ghignando malignamente.
"Un po’ dei biscotti di Kasumi ", gli disse, mentre i suoi occhi brillavano.
"Ehi. Posso averli in ogni modo."
Lei sporse le labbra. "Sì, giusto, rendimelo ancora più difficile, forza."
Lui rise. "Va bene, cosa c’è? Mi stai incuriosendo."
"Dì di sì."
"Ehi, non è giusto", protestò. "Prima voglio sapere di cosa si tratta, sappilo."
"Hmph." Si sedette accanto a lui, piegando le gambe sotto il vestito.
"Non sei divertente."
La colpì leggermente col gomito. "Su, dimmelo e basta", la esortò.
"Tutto questo star fermo mi sta facendo venire fame." rise. "Forza, biscotti.
Mmm."
Lei sollevò il capo. "Se tutto quello a cui puoi pensare è il cibo, forse non
vuoi essere distratto dalla mia offerta".
Lui corrucciò le sopracciglia. "Che cosa? "
Si girò verso di lui, afferrandogli la mano e tenendola tra le sue. Shinnosuke
la guardò, sorpreso. "Akane? "
"Shinnosuke", disse seriamente. "Vuoi uscire con me questo sabato sera? "
Tutto sembrò morire alle sue parole. Il vento che rumoreggiava, l'acqua che si
increspava nello stagno, il suono di un cane che abbaiava alla porta. Il respiro
gli si fermò nella gola. "Ahhh", disse, sbalordito. "... che cosa? "
Akane sospirò. Lasciò andare la sua mano, appoggiando la testa contro il muro.
"Dei compagni di scuola me lo hanno suggerito. Una cena e un film, il
fine-settimana dopo gli esami. Domani è il nostro ultimo esame. Quindi
l’appuntamento è per questo sabato."
Fece una smorfia. "E si suppone che sia un tipo di appuntamento* romantico *."
Sospirò di nuovo. "So che lo fanno a fin di bene, ma non mi * sento * di uscire
fuori con dei ragazzi... "
Lui sentì il cuore scendergli nelle scarpe. Così tanto... "Mh... questo cosa ha
a che fare con me? " disse con circospezione.
Lei gli gettò uno sguardo mentre parlava. "Beh, i miei amici non mi hanno
minacciato precisamente di danneggiarmi fisicamente, ma si sono uniti tutti
contro di me e * hanno insistito * che io andassi. Con un ragazzo. E se non ne
avessi trovato uno, me lo organizzeranno loro volentieri." Scosse la testa. "E
penso di avere un'idea di come lo faranno. Probabilmente stanno progettando di
distribuire volantini per tutta la scuola."
"Oh." Lui si guardò i piedi nudi. Per un po’, * soprattutto * pensò... No, lei
non era quel genere di ragazza...
"Shinnosuke? " Alzò di nuovo lo sguardo quando lei chiamò il suo nome. Lo stava
guardando, sorridendo incerta. "Vuoi? " gli chiese. "Odio chiedere un favore, ma
loro non si accontenteranno di un no come risposta. Ma poi, ho pensato, non
voglio uscire con un ragazzo qualsiasi. Se lo devo fare, voglio che sia con
qualcuno che io... " si fermò.
Lui sentì le sue speranze che sorgevano di nuovo. "Qualcuno che tu...? "
"Qualcuno che mi piace. In cui ho fiducia." gli sorrise. "E quello sei tu,
Shinnosuke."
Il suo interno diventò gelatina. Lei avrebbe potuto sorridergli così e
chiedergli qualsiasi cosa al mondo, e lui avrebbe attraversato l’inferno per
trovarlo per lei. * E’ meglio di niente, * una voce dentro di lui disse. *
Avrebbe potuto scegliere qualcun altro. *
* Silenzio, * disse a se stesso. Ma doveva ammettere, il suo cuore si era
gonfiato all'idea che avesse scelto lui, non qualcun altro. Questo poteva voler
dire... qualche cosa... no?
"Shinnosuke? " La sua voce era incerta. "Se non vuoi, va bene. Voglio solo... "
"No" ricambiò il suo sguardo fisso e sorrise, cercando di riassicurarla. "Ne
sarei felice. Davvero."
Comunque, la vista dei suoi begli occhi illuminati da un sorriso era una
sufficiente ricompensa per lui. "Davvero? "
Lui sogghignò. "Beh, devo ammettere, che avevo altri pensieri su questo, dato
che perderò alcune ore di addestramento, ma ho fiducia che tu lo renderai
piacevole." Rise mentre lei gli dava una gomitata, non così leggera, tra le
costole, e si alzò, continuando a sorridere.
"A te la mossa", le disse, i suoi occhi scintillavano mentre lui si metteva in
posizione. Lei gli sorrise, si alzò, e si lanciò contro di lui, sferrando una
folata di pugni.
Il sorriso rimase sulla faccia di lui per tutto il tempo in cui fecero a pugni,
e per molto tempo dopo.
* * * *
"Il tuo tempo è scaduto, Akane." Yuka sbatté le mani sul banco di Akane.
"Eravamo d'accordo, avevi tempo fino all'ultimo giorno degli esami. Quindi, hai
trovato un ragazzo, o dobbiamo trovarne uno per te? "
Lei scrollò le spalle. "Sarà abbastanza facile trovare un ragazzo ansioso che
sia d'accordo ad uscire con te, lo sai." I suoi occhi brillarono. "Infatti, è un
compito che sto aspettando ansiosamente. " Si strofinò le mani, sogghignando.
Akane scosse la testa mentre prendeva i suoi appunti dalla borsa, per un ultimo
ripasso prima dell'esame. "Mi dispiace deluderti, Yuka, ma ho già un
appuntamento."
"Davvero? " Yuka si inclinò contro il banco. "Mi fa piacere sentirtelo dire.
Anche se non vedevo l'ora di scegliere un ragazzo per te, comunquesperavo che ne
avresti trovato uno da sola. Questo era lo scopo di questo appuntamento, Akane."
sorrise. "Quindi chi è il ragazzo fortunato? "
"Shinnosuke."
"* Shinnosuke? * " Yuka scosse la testa. "Oh, Akane questo è uno sporco trucco.
Probabilmente lo hai obbligato."
Akane aggrottò le sopracciglia. "No, come potevo, io - "
"Lo hai sfidato ad un combattimento e se avesse perso, sarebbe dovuto uscire con
te", Yuka si interruppe. "E chiaramente, hai vinto. Akane, sei il suo sensei!
Onestamente, questo è... "
"Yuka! " esclamò Akane. "Ti stai inventando tutto , e lo sai. Gliel’ho chiesto,
e lui ha accettato. Nessuna minaccia, non l’ho picchiato. D’accordo?
Soddisfatta? "
Yuka corrucciò la fronte. "Cavolo, Akane. Pensi che provi un piacere perverso
nell’obbligarti - no, * nel chiederti * gentilmente – di uscire per un vero
appuntamento? " Scosse la testa. "È per il tuo bene, e tu lo fai sembrare come
se ti stessi spedendo alla camera a gas. Tento di aiutarti e questo è il
ringraziamento che ottengo? Beh, allora, scusami per - "
Anche se non voleva, Akane cominciò a ridere. "Smettila di essere
melodrammatica, Yuka. Onestamente, parli troppo."
La sua amica le sorrise. "Quindi mi dici, come glielo hai chiesto? "
"Gentilmente."
"Dettagli, ragazza. Voglio dettagli."
Akane sospirò. "Gli ho chiesto se voleva uscire con me sabato sera, e lui mi ha
chiesto il perché. Così naturalmente, gliel’ho spiegato."
"Che cosa hai fatto?! "
Akane la guardò innocentemente. "Lo sai. La macchinazione che hai ordito contro
di me. Gliel’ho spiegato, così non si farà un’idea sbagliata."
Yuka aggrottò le sopracciglia. "Cavolo, Akane perché diamine hai dovuto fare *
questo *? " Scosse la testa. "Il punto * centrale * di questo appuntamento è di
farti uscire per una volta con un vero ragazzo, e divertirti, e forse anche
coltivare una potenziale relazione."
Lei sospirò. "Ora, tu non solo vuoi uscire con un ragazzo che conosci da anni,
qualcuno che è più come un * fratello * per te che un potenziale fidanzato, ma
oltretutto sei andata a dirgli che è tutta una * finta *. Solo per fare felici
le tue amiche, così loro smetteranno di infastidirti tutto il tempo. Questo è
quello che gli hai detto, non è così? "
Akane sollevò le spalle. "Bene, non con così tante parole."
"Stai cercando di farmi uscire fuori di cervello, Akane? "
"Yuka, per favore niente scenate."
"Bene, stai seriamente mettendo alla prova la mia pazienza", esclamò. "E dato
che ne stiamo parlando, davvero Akane, tu non puoi essere * così * ingenua."
Akane aggrottò le sopracciglia. "Di che cosa stai parlando? "
"Di chi stavamo parlando adesso? " le chiese la sua amica. "* Il ragazzo *.
Shin-chan. "
"E allora? Cosa c’è di sbagliato nell’uscire con lui? E’ un buon amico, lo
conosco da anni, ed almeno sono sicura che mi divertirò con lui... "
"Questo non è quello che volevo dire." Yuka scosse la testa. "Tu davvero non lo
sai, vero? "
Akane scosse la testa. "Non riesco a capirti, Yuka."
La sua amica sospirò. "Cavolo, dovresti essere cieca per non vederlo. Il modo in
cui ti guarda, il suo modo di sorriderti con * quello * sguardo negli occhi... "
Akane rise. "Tu sei matta, Yuka."
"Non lo sono! " protestò. "Ti stai solo rifiutando di ammetterlo a te stessa.
Quel ragazzo è pazzo di te, Akane! "
"Lui è solo un amico. Niente di più."
"Per te, forse. Ma come fai ad essere sicura che lui pensa a te solo come ad
un’amica? " Yuka ghignò con sicurezza. "Credimi, ho visto il modo in cui ti
guarda. E’ un uomo innamorato, solamente tu non lo sai. E probabilmente stai
rompendo il suo cuore essendo così vicina a lui, ed ancora, irraggiungibile,
perché pensi a lui solo come ad un amico." Sospirò. " Povero ragazzo."
"Impossibile." Akane scosse la testa. "Te lo stai inventando, Yuka."
"No! "
"Va bene, te lo sei immaginato" ammise Akane. "Yuka, lui è un amico. Un buon
amico. Probabilmente il migliore amico che ho mai avuto, ma ancora solo un
amico. Va bene? "
"Bene." Yuka incrociò le braccia. "E sia così. Non ascoltarmi. Ma poi non dirmi
che non ti avevo avvertita."
Akane rise. "Me lo ricorderò."
"Akane." Lei fu sorpresa dal tono solenne della voce di Yuka. Yuka prese la mano
di Akane nelle sue e sospirò. "Io voglio solo il meglio per te, Akane", le
disse.
Akane sorrise dolcemente. "Lo so, Yuka. Ecco perché penso che tu sia una così
grande amica."
"È solo che... " Yuka cercò le parole corrette. "Sei stata così triste da quando
Ranma è morto, e... "
"Io non sono triste", protestò Akane. "Almeno, non più così tanto. Mi dispiace
se sono stata un po' dura prima, ma davvero... "
"Ma qualche volta", insistette Yuka, "ti guardo quando sei da sola, e sembri
così solitaria... fissi lontano nel vuoto, e sembri così triste... tu... " si
morse il labbro, esitante nel formulare la prossima
domanda. "Stai ancora pensando a lui, non è vero? "
"Yuka." La voce di Akane era gentile. "Chiaramente lo faccio. Qualche volta,
penso a lui, e mi sento triste per quello che ho perso. Non è facile, ed non
potrei mai dimenticarlo completamente, anche se lo volessi."
Sorrise. "Faccio il meglio che posso, sperando che un giorno o l'altro sarà
abbastanza. Questo è quello che ha detto Ryouga, l'altro giorno. Questo è quello
che facciamo tutti, penso", aggiunse, ancora sorridendo. "Ho perso mia madre
quando ero una bambina, e non l’ho mai dimenticata completamente. Non mi aspetto
che questa volta sia diverso."
La sua amica accennò col capo esitante. "Penso di capire."
Akane scosse la testa. "Nessuna offesa, Yuka, ma tu non puoi capire, non finché
non hai perso qualcuno che è importante per te", disse delicatamente. "Nessuno
può."
Yuka sorrise birichina. "Lo capisco."
L’atmosfera era rotta, ed entrambe le ragazze scoppiarono a ridere, la loro
risata si diffuse nella stanza. Gli altri studenti le guardarono per vedere cosa
c’era di così divertente.
"Sei impossibile, Yuka", disse Akane, ridendo ancora.
Lei sorrise. "Così mi è stato detto."
Akane si avvicinò impulsivamente, e le diede un abbraccio. "Sei una grande
amica, Yuka" le disse leggermente. "Hajime è fortunato ad averti."
Yuka rispose all’abbraccio, ed Akane sentì dei deboli segnali di tristezza
dentro di sé. Quasi come... se si stessero dicendo addio. Ma perché? Non si
sarebbero viste solo per alcune settimane.
"Oh, spero di no", gridò Yuka, tirando Akane fuori dai suoi pensieri. "Avevo
sperato di averlo come più di un amico."
Akane rise e si allontanò, notando vagamente che alcune lacrime avevano
cominciato a nascere nei suoi occhi.
* * * *
Kasumi mise due tazze di tè fumanti ed un piatto di panini dolci di carne di
maiale su un vassoio. L'ultima classe di suo padre per il pomeriggio sarebbe
finita presto.
Stavano addestrando tre classi nel dojo - una di mattina e due nel pomeriggio,
tre giorni alla settimana. C'erano poco più di dieci studenti in ogni classe, ma
questo perché la maggior parte dei bambini erano a scuola in questo momento. Gli
affari andavano meglio d’estate, quando la scuola era chiusa per alcune
settimane. Ma almeno stavano facendo qualcosa.Ed era stata una buona idea che
suo padre ricominciasse ad insegnare.
Kasumi si asciugò le mani al grembiule prima di prendere il vassoio e metterlo
sulla tavola. Soun era ancora in buona forma per insegnare alle classi, ma
Kasumi sapeva che stava aspettando ansiosamente il giorno in cui Akane avrebbe
ereditato la scuola. Akane stava ancora frequentando
la scuola, ma aveva assicurato al loro padre che aveva intenzione di continuare
a gestire il dojo, dopo che avesse finito l'università.
Kasumi ricordò la prima volta che Soun era stato d'accordo nel ricominciare ad
insegnare. Aveva accettato prontamente l'idea che Akane insegnasse ad una classe
con lui, quando Nabiki l'aveva suggerito. Non erano stati sicuri di come avrebbe
reagito Akane, tuttavia. Akane aveva ricominciato ad addestrarsi con una
passione rinnovata alcune settimane dopo che Ranma era morto, ma non erano
sicuri se sarebbe stata d’accordo ad insegnare ad altre persone.
Ma Akane era stata entusiasta dell’idea. Aveva speso le ultime due estati ad
insegnare alle classi di principianti, ed aiutando loro padre con le classi più
avanzate.
Kasumi gettò uno sguardo fuori sulla veranda, guardando i raggi del sole
pomeridiano che brillavano sull'acqua chiara dello stagno. Le foglie degli
alberi ondeggiavano dolcemente nella brezza leggera. Era così quieto qui, pensò
Kasumi. Anche con l'arrivo di rumori dal dojo, di grida e botte, ancora era,
troppo quieto. Quiete comparata al rumore vivace che aveva risieduto in casa,
due anni prima.
Così tanto era accaduto, pensò. Così molto era cambiato. Solamente due anni
prima questa casa era stata vivace e piena di attività, con voci che si
elevavano per essere sentite, passi che battevano per le scale e sorrisi e
risate che potevano essere sentite dietro ogni angolo.
Ed era tutto a causa sua - lui era arrivato e aveva portato tale tumulto nelle
loro vite, e la sua presenza aveva ripristinato la vita in questa famiglia. Gli
dei sapevano che loro ne avevano bisogno, quando le loro vite erano una routine,
ed il futuro era sembrato così nebbioso ed incerto.
Ma ora, lui se ne era andato, e tutto era ritornato come prima. Quasi. Perché
c'erano delle cose che non potevano essere mai più le stesse.
Ed Akane - lei era cambiata più di tutti. Prima che Ranma arrivasse, era una
ragazza così infelice, piena di rabbia e insicurezze. Era sempre così arrabbiata
- era stato sempre il suo modo per esprimere le emozioni.
Kasumi era stata così preoccupata per lei. Aveva sentito l'inquietudine nello
spirito di Akane. La sua piccola sorella aveva focalizzato la sua vita intera
nel suo addestramento, non lasciando spazio per qualsiasi altra cosa. Ma
addirittura, il senso di insoddisfazione si era irradiato da lei. Era come
un’anima perduta, vagando, tentando di trovare il suo scopo.
Ranma aveva cambiato tutto ciò.
Akane era diventata una ragazza più felice con Ranma, anche se non si era mai
resa conto di ciò. Aveva trovato il suo giusto posto accanto a lui, così come
Ranma aveva trovato la sua felicità con Akane. E come il fato li avvicinava
ancora e ancora, l’unione tra loro crebbe sempre più forte, a tal punto che
nessuno poteva dividerli.
La loro strada non era stata senza ostacoli, tuttavia. Avevano cominciato col
piede sbagliato, e col tempo e di nuovo, alcuni malintesi si erano messi tra
loro. Ma più avevano tentato di eliminarli, più altri tentavano di dividerli,
solo il fato li spingeva di nuovo insieme.
E quando entrambi avevano smesso di resistere, tutto era stato rotto per
sempre...
Anche se avevano passato la stessa esperienza con la morte della loro madre,
comunque era stato un periodo difficile per tutti loro, soprattutto per Akane.
Ma avevano superato bene tutto... non è vero? Kasumi aggrottò le sopracciglia
leggermente. Akane era cambiata molto dalla morte di Ranma, a tal punto che
qualche volta Kasumi sentiva di non riuscire a capirla. Ed Akane era stata una
ragazza facile da capire sempre, dato che faceva trasparire chiaramente le sue
emozioni sul viso.
Tutti pensavano che Akane avesse superato abbastanza bene la morte di Ranma.
Aveva ricominciato ad addestrarsi con una passione rinnovata, e le sue abilità
erano migliorate notevolmente. Stava andando meglio che mai a scuola, e durante
l'estate, insegnava alle classi di principianti al dojo.
Sorrideva sempre, sempre felice di dare una buona parola a tutti.
Ma Kasumi non poteva fare a meno di sentire un dubbio insinuante nel suo cuore
che qualche cosa non andava bene, che tutto non era roseo e perfetto come
sembrava, ma anche se tentava in tutte le maniere, non riusciva a capire...
"Adesso vediamo una persona persa dal resto del mondo."
Kasumi alzò lo sguardo, spaventata. La sua espressione cambiò rapidamente in un
piacere sorpreso.
"Nabiki! " esclamò. "Sei a casa presto."
Nabiki sorrise e si inginocchiò alla tavola. "Ho finito i miei ultimi esami un
paio di giorni fa." afferrò un panino dolce di carne di maiale dal piatto e
cominciò a mordicchiarlo.
Kasumi corrucciò la fronte. "Oh Dio. Non avevi detto che avevi degli esami fino
alla prossima settimana? "
Nabiki sorrise furbamente. "Sì. Ma sono stata così brava in classe che i miei
insegnanti mi hanno già dato i risultati. Non ho bisogno di dare altri esami."
Kasumi sorrise. "Questo è bello, Nabiki."
Sua sorella sogghignò e prese un sorso di tè. "A cosa stavi pensando proprio
ora, sorellina? "
"Mh? " Kasumi cominciò ad alzarsi. "Scusami, Nabiki vado a prendere un'altra
tazza per papà."
"Aww, lascia che si prenda da solo da bere", disse Nabiki. "Non è più un bambino
ai primi passi,
Kasumi, Non devi sempre seguirlo di due passi, lo sai."
Kasumi sorrise e si lisciò la gonna. "Mi piace farlo", disse semplicemente.
Nabiki scosse la testa. "Va bene."
Kasumi si alzò in piedi ed andò in cucina. Nabiki si strinse nelle spalle e finì
il panino dolce di carne di maiale. Eh sì, nulla poteva battere la cucina
casalinga di Kasumi, specialmente non il poco appetitoso cibo del dormitorio che
mangiava tutti i giorni...
"Stavo pensando ad Akane", arrivò la voce di Kasumi, mentre tornava nella stanza
e metteva un'altra tazza di tè verde fumante sulla tavola.
"Oh sì." Nabiki sorrise. "Come sta andando la piccola sorella? "
"Non è più una bambina, Nabiki" la sgridò sua sorella. "E’ adulta tanto quanto
noi." Sospirò. "In qualche modo, anche di più."
"Cavolo, Kasumi era solo un'espressione." rise Nabiki. "Come mai hai quello
sguardo serio? "
"Nabiki." Fu sorpresa dal tono solenne nella voce di sua sorella. "Pensi che
Akane sia felice? "
Nabiki sorrise. "Lo sai, mi ricordo che papà mi ha fatto la stessa domanda due
anni fa."
Kasumi sembrò sorpresa. "Davvero? Cosa gli hai detto? "
Lei si strinse nelle spalle. " Gli dissi che penso che ci vorrà del tempo, ma
sì, lo sarà, un giorno." guardò Kasumi. "Perché? C’è qualcosa che non va? "
La più vecchia sorella Tendo corruccio la fronte pensierosamente, passandosi una
mano attraverso la coda di cavallo. "Ho solo questo sentimento", disse. "Che lei
non sia felice come vorremmo credere che sia."
"Kasumi." Nabiki si avvicinò per toccare delicatamente la mano della sorella.
"Probabilmente ci stai vedendo troppo. Akane sta bene ". Si strinse nelle
spalle. "Non possiamo aspettarci che torni come era prima. Ha passato troppe
cose perché sia così. Voglio dire, tu ed io, noi amavamo Ranma come un fratello.
E da quando è morto, molte cose sono state così diverse per noi. Penso che
questo sia stato molto più duro per Akane."
Sorrise. "Lo sai, lo trovo divertente, questo sentimento di affetto che noi
abbiamo per Ranma. Quando era vivo, mi faceva diventare matta, perché non ci
portava nient’altro che guai. Per non parlare di quanto ci costava tenerlo sotto
il nostro tetto."
Kasumi sorrise. "Ma nonostante tutto ciò, non ci ha mai causato intenzionalmente
dei guai, e tutto quello che voleva erano una bella casa e dei buoni amici. Era
un tale caro ragazzo", aggiunse ansiosamente. "Ed Akane l’amava moltissimo. A
tal punto che quasi faceva male vederlo, qualche volta."
Nabiki accennò col capo. "Ed ancora lo fa, qualche volta. Lo capisco."
Kasumi alzò lo sguardo. "Nabiki, pensi che Akane ancora... si stia aggrappando
al suo fantasma? " Scosse la testa malinconicamente. "Come vorrei che non fosse
così. Non sarà mai felice, se lo fa. Non si permetterà mai di essere felice."
Nabiki aggrottò le sopracciglia. "Pensi così? "
"Come ti ho detto, non ne sono sicura." Sospirò. "Qualche volta, quasi penso di
esserne sicura, ma poi lei fa qualche cosa di completamente diverso che mi ci fa
pensare due volte. Non ho il coraggio di chiederglielo, tuttavia."
"Lo capisco. Semplicemente lo negherebbe."
Kasumi accennò col capo. "Ed è ancora sensibile su questo. Voglio dire, la sua
convivenza con la morte di Ranma. Non è così duro come all’inizio, ma posso
sentire qualche volta, una sua chiusura quando tento di parlarle di questo."
Nabiki si strinse nelle spalle. "Beh, credo che tu lo sappia meglio di me,
penso, dato che vivi nella stessa casa con lei e tutto il resto. Terrò un occhio
su di lei mentre sono qui. Ma sai che spero che tu abbia torto."
"Chiaramente. Anche * io * spero di avere torto." I suoi occhi erano tristi,
quando incontrò lo sguardo fisso di Nabiki. "Voglio solo che lei sia felice."
"E lei lo sa", disse rassicurante Nabiki. "Sono sicura di questo, almeno. Da due
anni, tentiamo di farle sapere, ogni volta che possiamo, che * noi * siamo
ancora qui per lei, e che l'amiamo."
Kasumi sorrise. Improvvisamente le cose non sembrarono più così scure. "Sono
felice che tu sia a casa, Nabiki" disse commossa.
Nabiki sorrise. "Anche tu mi sei mancata." Prese un altro panino dolce dal
piatto. "E la tua cucina, chiaramente."
* * * *
*... sento di averti amato per tutta la mia vita, anche se ti ho conosciuta poco
più di due anni fa. Sin da allora, sei stata lo scopo della mia esistenza, la
luce della mia vita, la ragione per cui mi sveglio ogni mattina con speranze
positive per il nuovo giorno... *
"Shinnosuke", una voce lo chiamò giù dalle scale. "Vieni a pranzo! "
Ignorò la voce, il suo sopracciglio si inarcò mentre continuava a scrivere. "...
renderai vero questo sogno per me? " borbottò, scarabocchiando con la penna
sulla carta. "E mi darai un'opportunità di tentare di farti felice? "
Abbassò lentamente la penna, fissando così intensamente la pagina che le parole
cominciarono a sfuocarsi di fronte ai suoi occhi. Scosse la testa, sospirando.
Un altro spreco di tempo. Chi stava prendendo in giro, in ogni modo? Non avrebbe
mai potuto trovare il modo giusto di dirle quello che sentiva – come poteva
pensare che una lettera lo avrebbe reso più facile?
Abbassandosi in giù, aprì il cassetto più basso della scrivania ed estrasse una
semplice scatola da scarpe marrone. Alzando il coperchio, fissò il contenuto per
molto tempo.
Lettere. Fogli lisci piegati, carta color crema appilati, intatti da quando li
aveva messi da parte nella scatola. Due anni di lettere scartate - se questo non
era patetico, non sapeva quello che lo era.
Raccolse la lettera che aveva appena scritto, posò il foglio di carta sulla
tavola e lo piegò due volte, scorrendo il palmo lungo gli orli per piegarlo.
Fissò il contenuto della scatola per molto tempo, prima di scuotere la testa e
lasciar cadere dentro la nuova la lettera, chiedendosi se sarebbe mai
stato capace di scriverle una lettera e di dargliela. Si chiese anche se avrebbe
dovuto tentare.
* Cosa devo fare? * si chiese cupamente, per la millesima volta nei pochi mesi
passati. * Dire o non dire... dire o non... *
Lo aveva desiderato fare da molto tempo, ma l'incertezza glielo aveva sempre
impedito. Cosa sarebbe successo se lei non lo avesse ricambiato? Cosa se lei non
ci avesse mai nemmeno pensato? Cosa succederebbe se la perdesse per sempre,
anche come amica?
Era una delle cose più dure che aveva mai dovuto fare, stare lì e guardarla
soffrire per la perdita dell'uomo che amava. Aveva pensato di aver già
conosciuto quanto l’amore potesse far male, a Ryugenzawa quando aveva visto il
modo in cui lei aveva guardato Ranma, come erano * perfetti * insieme.
Dopo che l'Orochi era stato sconfitto, si era allontanato alcuni passi da loro,
guardando il modo in cui stavano in piedi vicini, come Ranma stava in piedi così
vicino a lei - protettivo senza essere possessivo, pronto a lottare contro il
mondo per lei. Aveva visto il modo in cui lei gli aveva sorriso, e aveva
compreso malinconicamente che nessuna questione come duramente avesse tentato,
nulla che avrebbe potuto fare l’avrebbe mai fatta sorridere così. E così, si era
messo dolorosamente da parte, per non intromettersi nella sua felicità.
Era stupefacente, pensava, come la presenza di qualcuno ci fosse sempre anche
dopo che questa persona se ne era andata. Ranma era morto, ma per Akane, era
come se fosse vivo. Tutto quello che faceva, tutto quello che vedeva le
ricordata di lui. Lei non aveva mai pianto, ma il cuore gli aveva fatto male di
fronte alla terribile tristezza che aveva visto nei suoi occhi.
Non c'era niente che avrebbe potuto fare per aiutarla, per alleviare il suo
dolore. Poteva solo stare lì e guardarla raccogliere i pezzi della sua vita,
tendendogli solo una mano quando lei glielo permetteva.
Pensava di averla dimenticata. Ma stare con lei aveva riacceso gli stessi
sentimenti che aveva pensato di aver seppellito tempo fa. Si strofinò
stancamente le tempie. Perché l’amore doveva essere così complicato? Nei film,
era sempre così semplice. Una ragazzo si innamora di una ragazza, una ragazza si
innamora di un ragazzo, e dopo di ciò loro vivono felicemente.
Aprì il primo cassetto ed estrasse una fotografia incorniciata, i suoi occhi si
accesero al ricordo. Lui ed Akane stavano lottando - era stato la loro routine
quotidiana dopo solo due settimane che lui era arrivato in città. Le abilità di
Akane erano mediocri allora - lui era molto meglio di lei, sia
in abilità, che in esperimenta. Lo stile di lotta di Akane era chiaro e
distintivo - e spesso corto come le onde dell’oceano durante un temporale - e
lui non aveva problemi nel leggere le sue mosse. La sconfiggeva facilmente tutte
le volte che lottavano, ed ogni volta lei lo sfidava per un'altra lotta il
giorno dopo. Divenne un’abitudine, e sapevano di trovarsi bene in questa
situazione.
Quel giorno tutto, comunque, cominciò a cambiare. Lui volò in aria, facendo un
affondo verso di lei, fermando il braccio destro poco prima che gli colpisse la
faccia. Precipitando a mezz’aria, col suo corpo sotto lui, tenne le sue braccia,
ed cominciò a tirarle indietro il braccio per colpirla nello sterno.
Improvvisamente, lei aveva sorriso, distruggendo la sua concentrazione. Il suo
altro braccio aveva afferrato fermamente quello di lui, e con un urlo di
trionfo, le sue gambe erano saltate fuori da sotto di lui facendolo volare a
mezz’aria, lasciando andare il suo braccio. Sbalordito, era volato attraverso la
stanza, colpendo lontano la parete del dojo, e scivolando in giù lungo il muro,
adendo
sul liscio, pavimento laccato.
Giaceva, sbalordito, incapace di credere a quello che era appena accaduto. Poi,
un ombra lo coprì, e lui alzò lo sguardo. Lei era lì, i suoi capelli un po’
arruffati, il suo viso e il collo bagnato di sudore - ed i suoi occhi erano
accesi dal più grande sorriso che avesse mai visto.
La fissava indifeso, immobile, ed in quel momento, ogni grammo di sentimento che
aveva avuto per lei si presentò di nuovo, lavandolo come un'onda della marea.
L’amava. Che gli dei lo aiutassero, lui ancora l’amava.
"Puoi alzarti? " gli aveva chiesto.
Gli aveva allungato una mano per aiutarlo ad alzarsi in piedi, e lui si era
proteso per prenderla,.
Erano in piedi, l'uno davanti all'altra, ancora agganciati, sorridendo come
stupidi.
Nabiki che stava in piedi dall’altro lato del dojo aveva guardato tutto il
combattimento, aveva catturato perfettamente il momento con la macchina
fotografica.
La sua bocca girò in un piccolo sorriso mentre fissava la fotografia.
Senza fiato, i suoi occhi vivi con una risata, Akane era all'epitome di se
stessa - guardando fisso la fotografia, sentì come se l’essenza intera di lei
uscisse fuori verso lui dalla fotografia.
L’amava - lui l’amava per tutto ciò che era, per tutte le cose che sarebbe stata
un giorno o l'altro.
E faceva male come * l'inferno * pensare che non avrebbe mai trovato
un'opportunità di dirle quello che sentiva per lei.
Si mise la testa tra le mani. Perché doveva essere così difficile?
"Shinnosuke! "
Sospirò e spinse la sedia, mentre i suoi pensieri rimanevano ancora sul soggetto
che affliggeva la sua mente da mesi.
* Dire o non dire... *
* * * *
"L’avresti dovuto vedere." Yuka colpì leggermente Akane, sorridendo. "Lei
davvero stava * piangendo *. "
"Davvero? " Commentò Sayuri.
"Non è così", protestò Akane. "Avevo solo un ciglio nell’occhio, ecco tutto."
Yuka sbuffò. "Cavolo, Akane questa è la scusa più ridicola che tu potessi
trovare." Sogghignò. "So che sono la tua migliore amica e tutto il resto, non
devi far finta di non avere il pianto facile con me, lo sai."
"Ti ho detto, io... " Akane si fermò, sospirando. "Oh, lasciamo perdere. Sono
troppo felice per litigare con te, Yuka."
"E’ vero." Yuka lanciò un forte grido. "Gli esami sono finiti! La * scuola * è
finita! Ciao, Furinkan!"
"E salve, università! " Sayuri disse in modo armonioso.
"Salve, vestiti nuovi! "
"E ragazzi graziosi! "
"Bene, non sono sicura di quello", disse Yuka. "Ho un ragazzo, dopo tutto." Fece
una pausa, pensando. "Posso guardare, comunque, no? Bene, ragazzi graziosi
arriviamo! "
Akane scosse la testa, ridendo. "Non sono sicura, ma non state dimenticando
qualche cosa? Come, * studiare *? "
"C'è beh, di più nella vita che solo studiare, Akane" disse Sayuri.
"E’ quello che stavo per dire", esclamò Yuka. "Non dirmi che hai intenzione di
andare all'università solo per stare a sedere nella tua stanza contando ogni
sera i punti sulla tua carta da parati? "
"Oh, per favore, non un'altra conferenza." sospirò Akane. "Non mi sono ancora
ripresa dall'ultima."
Yuka sorrise furbescamente. "Va bene, ci aggiorniamo alla prossima settimana,
Signorina Tendo", disse, imitando la voce nasale dello psichiatra della scuola.
"Lunedì, alla stessa ora? "
Sayuri si mise a ridere, ed Akane si unì a lei. "Su", rise. "Non sono ancora
così matta."
"Chiaramente no", scherzò Yuka. Mise un braccio intorno alle spalle di Sayuri,
facendo l'occhiolino. "Perché, con amiche così meravigliose come noi, lo * sai *
noi non ti deluderemmo mai, Akane! "
Akane rise. " Ah Cavolo, e Shinnosuke chiama * me * pestifera."
"Penso che voi sareste una coppia molto graziosa, Akane" disse astutamente Yuka.
"Di cosa state parlando? " chiese Sayuri impazientemente. "Shinnosuke? Lui è
quel ragazzo grazioso che va sempre a fare visita ad Akane, vero? "
Akane rotolò gli occhi, mentre Yuka disse in un bisbiglio forte, "Non farti
strane idee. Lui ha dei sentimenti per Akane."
"Non è vero! " esclamò Akane. "Non la smetti mai, Yuka? "
Sorrise furbescamente. "Mai. Specialmente quando penso di aver ragione."
"Cosa c’è di sbagliato con Shinnosuke? " chiese Sayuri. "Di cosa ti lamenti,
Akane? Tu trovi sempre i ragazzi più graziosi".
Akane si stupì, abbassando la guardia al cambio improvviso di tema. "Che cosa? "
Sayuri si strinse nelle spalle. "Ranma era il ragazzo più bello in città, e tu
lo sai. L'unica ragione per cui le altre ragazze non sospiravano dietro di lui
era perché tutti sapevano che voi eravate profondamente uniti."
"Che cosa? Noi non facevamo altro che litigare ogni giorno! Tu la chiami una
buona relazione? "
"Akane", sospirò Yuka come se stesse spiegando qualche cosa di semplice ad un
bambino di cinque anni. "Noi non eravamo duri di vista prima, e non lo siamo
ora. Lui era anche più pazzo di te di quanto lo sia Shinnosuke, ed eri solo tu e
le altre che gli andavano dietro che non lo sapevate."
Akane ne fu sorpresa. "Davvero? " sospirò. "Io non lo sapevo -"
"Beh, come potevi saperlo? " Disse spazientita Yuka. "Quando lui davvero
mostrava i suoi veri sentimenti per te, non c’eri, o eri troppo occupata ad
essere adirata con lui per vederlo."
"Come quella volta in cui corresti dietro a Shampoo, era così preoccupato per
te", Sayuri disse . "E poi tu avesti quell'amnesia provvisoria e lo
dimenticasti."
"O quando gettò quella rotellina di pesce a quello stupido ragazzo pattinatore
che aveva tentato di
baciarti". aggiunse Yuka "Tentò così duramente di tenere le mani di quel
fornicatore lontano da te durante tutta quella stupida lotta, e tu non lo hai
mai visto! "
"E quella volta in cui la salvò da quell’attacco di turbine", aggiunse Sayuri.
"Eri svenuta, così non lo sai, ma colpisti quasi il recinto. Lui ti salvò, e tu
non avevi un solo graffio."
"E tutti quelle volte in cui ti ha salvato dal vecchio pervertito e per questo
si metteva in una situazione compromettente. Sapeva che tu lo avresti picchiato,
ma lo faceva lo stesso! "
"Ed io non potrò mai dimenticare quanto sperò che gli avresti regalato del
cioccolato per San Valentino, e come ci rimase quando capì che era da parte di
quella piccola bambina - "
"Va bene, va bene! " Akane alzò le mani. "Non c’è bisogno di esagerare. Ho già
capito." Dentro di lei c’era un turbine di emozioni. "Perché mi state dicendo
tutto questo * ora *? "
"Ci avresti ascoltato prima? " chiese Yuka.
Akane cominciò ad arrabbiarsi. "Ehi, tu... "
"Questo era il tuo problema, Akane" disse Yuka bruscamente. "Non avevi
abbastanza fiducia in lui. Non lo facevi mai. Questo è quello che ti ha impedito
di renderti conto prima dei tuoi sentimenti per lui. "
Sayuri colpì il suo amico al fianco. "Yuka... "
Comunque, Akane era silenziosa. Sapeva già questo, ma sentendolo a parole gli
rinnovava in qualche modo tutto il dolore. "Lo so." Chiuse gli occhi. "Credimi,
lo so. E non passa giorno in cui non ci pensi."
Gli occhi di Yuka si ammorbidirono. "Ecco perché ti stiamo dicendo tutto questo
ora". Disse dolcemente "Non vogliamo che tu commetta gli stessi errori di nuovo,
Akane. Amare un ragazzo così tanto, e rendersi conto di questo in ritardo."
Yuka avanzò impulsivamente, ed avvolse le braccio intorno ad Akane, stringendola
in un abbraccio stretto. "Troverai qualcuno che ti renderà felice per il resto
della tua vita", la rassicurò. "Io lo so."
*Dio sa se lo merita, dopo tutto quello che ha passato*. pensò tra sé e sé.
Akane ruppe l'abbraccio, e con le mani si asciugò le lacrime che si erano
formate nei suoi occhi. "Oh , cavolo", disse, ridendo indifesa.
"Due volte nello stesso giorno." sorrise Yuka furbescamente. "Sono così
lusingata, Akane."
Lei sbuffò. "Sì, va bene."
Yuka aggrottò le sopracciglia. "Perché in ogni modo stiamo parlando di questo? "
chiese improvvisamente, gettando uno sguardo a Sayuri che scuoteva la testa
confusa.
"Pensavo che stessimo parlando di Shin-chan! "
Nonostante le sue emozioni fossero confuse, Akane non poté fare a meno di
ridere.
* * * *
Nabiki guardò lentamente mentre sua sorella dava un pugno metodicamente ad una
spessa
asse di legno, le sue mosse morbide e fluide.
"Hai già lascito perdere il manichino di paglia? "
Akane fece una pausa e si girò sorridendole. "Beh, non gli metterò più sopra
delle piccole cravatte ed una piccola treccina, se questo è quello che mi stai
chiedendo".
Nabiki sogghignò. "Come sta andando l’addestramento? "
Akane ritornò al suo esercizio. "Alla grande." Sua sorella la guardò mentre
rilasciava una folata di pugni sul posto, poi faceva un salto corto e roteava
intorno, il suo piede che balenava all’infuori per segnare un colpo perfetto.
"Quella è una delle mosse di Ranma, non è vero? " chiese Nabiki.
Si asciugò una goccia di sudore dalla fronte ed accennò col capo. "Sto usando la
maggior parte delle mosse che faceva." sorrise. "Beh, quasi. A parte quei
ridicoli atti di forza e velocità, dettati dal suo indomabile ego maschile".
"Cosa era quello? Il colpo delle castagne? "
Lei accennò col capo. "Kacchu Tenshin Amaguriken. E l’attacco di energia,
naturalmente. Devo solo impararne alcuni solo miei. Camminò verso la veranda
dove Nabiki stava seduta ed afferrò l'asciugamano accanto a lei, asciugandosi il
sudore dalla faccia e stirandosi il collo.
"Dove è il tuo partner di lotta? "
"Shinnosuke? " Akane si sedette e si gettò l'asciugamano intorno al collo.
"Doveva andare in qualche altro posto oggi."
"Come mai? "
Akane sbuffò. "Perché lo chiedi a me? Non sono il suo custode."
Nabiki sorrise. "Bene, ho sentito che voi due ultimamente siete inseparabili.
Sei sicura che non ci sia niente che non mi stai dicendo? "
Akane scosse la testa. "Oh no, non cominciare. Ne ho avuto abbastanza per oggi."
Il ghigno di Nabiki si ampliò. "Realmente? Chi altro ne ha parlato? "
"Yuka e Sayuri. Soprattutto Yuka." Akane sospirò. "Cosa c’è di strano
nell’essere grandi amici con un ragazzo."
Nabiki si strinse nelle spalle. "Lascia che le persone dicano quello che
vogliono, Akane. Non ti ha mai infastidito prima, quando le persone dicevano
cose anche peggiori su Ranma. Perché cominci ora? "
Akane aggrottò la fronte. "Certamente non ha mai infastidito te prima. Dopo
tutto, se ricordo correttamente, * tu * eri quella responsabile di diffondere le
dicerie."
"Ah, beh quelli erano i bei vecchi tempi." Nabiki sorrise a sua sorella. "Ranma
non sembrava farci molto caso, così perché dovevi tu? "
"Questo", scherzò Akane, rispondendo al sorriso, "è perché lui non era altro che
uno stupido, fanatico che non riusciva a vedere oltre il suo proprio naso - "
"Stavate parlando di me, ragazze? "
Shinnosuke uscì dal cortile posteriore, una mano dentro la tasca dei pantaloni,
l’altra che teneva una piccola bottiglia di acqua. Lanciò la bottiglia ad Akane
che la prese con una mano.
"Parli del diavolo." Nabiki guardò sua sorella che apriva il tappino con una
torsione veloce e ne prendeva una lunga sorsata. "Non sapevo che tu fossi così
pensieroso, Shin", gli disse.
Akane sorrise. "Lui è così. Non saprei come fare senza di lui", scherzò.
Sua sorella notò, con molto divertimento che gli orecchi di Shinnosuke erano
diventati rossi. No, non aveva ancora perso il suo vecchio tocco. Più tardi
avrebbe scambiato due parole con sua sorella. Questo era evidentemente un uomo
infatuato.
"Posso parlarti, Akane? " Si mise una mano dietro la testa e sorrise
timidamente. "In privato? "
*No, non solo questo*, pensò Nabiki mentre si alzava. * Stregato.
_Incantato_. *
"Questo era un suggerimento per me ", disse ad alta voce, mettendosi le mani
nelle tasche dei pantaloncini. "Ci vediamo a cena, Akane. Anche con te, Shin."
"Grazie, Nabiki" le rispose. "E’ stato un piacere vederti."
"Quindi." Akane stette in piedi accanto a lui. "Cosa c’è? "
Le gesticolò di seguirlo, e fecero un giro della casa fino all’alto edificio sul
retro.
Akane sorrise quando giunsero al dojo. "Hai trovato una mossa nuova da
mostrarmi? "
"Emm, no." Indirizzò un dito verso il cielo. "Saliamo su. "
* Non è troppo tardi. Puoi ancora tirarti indietro. Puoi ancora salvare tutto, *
un bisbiglio venne dai recessi della sua testa.
* Aww, silenzio * si disse silenziosamente, mentre si fermava per effettuare
l’alto salto. * Ora che finalmente ti ascolto, tu cominci improvvisamente a
cantare un motivo diverso, * pensò scuramente. * Figurati. *
I suoi piedi lasciarono la terra, e sentì una folata di fresca aria pomeridiana
attraversargli la faccia per un breve momento, finché i suoi piedi sbarcarono
agevolmente sul tetto. Un secondo più tardi, sentì il rumore debole di tegole di
mattone mentre
Akane avanzava dietro di lui.
"Cosa sta succedendo, Shinnosuke? " uscì dalla sua voce divertita. "Perché mi
porti qui per nulla? "
Lui si girò per affrontarla. "Io... mmh... ho preso una cosa per te." Lui tentò
di sorridere. "Ah... è... emh... " Maledicendosi silenziosamente quando un
discorso intelligente l'abbandonò, si girò e raccolse il piccolo mazzolino di
rose rosse che aveva lasciato lì precedentemente, prima di andare a cercarla
Gli occhi di Akane si allargarono alla vista dei bei fiori rossi. "Oh wow",
disse leggermente, quando le diede le rose. "Sono belle."
Shinnosuke guardò le sue guance che diventavano rosse e i suoi brillanti occhi
marroni, e tra sé e sé disse. * _Tu_ sei bella. *
"Grazie", disse lei leggermente, i suoi occhi che splendevano mentre alzava lo
sguardo per incrociare il suo sguardo fisso. Ed il fiato gli si bloccò in gola.
"Umh... congratulazioni per il diploma", finì impacciato. Lei si sedette sulle
tegole e gli sorrise. "Non mi diplomerò prima di alcuni giorni. "
Lui si sedette accanto a lei. "Consideralo un regalo anticipato, allora."
Sedettero in un silenzio comodo per un po’ di tempo. Alla fine, Akane disse. "A
proposito l’appuntamento è per sabato."
"Sabato", pensò ad alta voce. "Tra due giorni."
"Giusto." Lei gli sorrise lateralmente. "Perché? Non hai trovato ancora niente
da indossare? "
Lui rispose al sorriso. "No, non è quello. Ma volevo chiederti di che colore è
il vestito che porterai."
"Non ci ho ancora pensato. Perché? "
"Così che potrò comprare dei fiori intonati, chiaramente."
"Naa, non devi farlo, Shin." Gli sorrise e indicò il mazzolino di rose che
giacevano accanto a lei. "Questo è un regalo meraviglioso. Davvero."
Lui esitò. "Bene, che ti piaccia o no, ho qualche cos’altro per te." Lentamente,
tirò fuori dalla sua tasca una piccola scatola, malamente incartata, e gliela
porse.
Lei fissò la sua mano distesa. "Shinnosuke", disse, sorridendo. "Per che cosa è
questo? "
"Su, prendilo. Per favore." Lui rilassò il suo viso contratto, nervoso, in un
sorriso. "Consideralo un regalo anticipato di diploma", le disse.
"Non dovevi farlo, Shinnosuke", gli disse, mentre prendeva la scatola dalle sue
mani. "Perché ti dai così tanta pena? "
Lui non rispose. Solo la guardò ansiosamente mentre strappava la carta, ed
apriva la scatola per rivelare...
"Ti piace? " chiese Shinnosuke nervosamente.
Era un fermacarte di vetro. Plasmato a forma di cupola, e nella cupola di vetro
c’era un meraviglioso cristallo intagliato a forma di rosa. L’ultimi raggi del
sole pomeridiano brillarono sui petali di cristallo, creando i brillanti colori
di un arcobaleno.
"Shinnosuke", disse leggermente, guardandolo. "È... è bello." Scosse la testa.
"Ti sarà costato una fortuna, Shinnosuke. Io non posso... "
Lui scosse la testa, ignorando la sua mano distesa mentre tentava di
restituirgli la scultura. "L’ho comprato per te. Per favore accettalo, come un
gesto di... "
"Della nostra amicizia? " Lei sorrise. "Non c'è bisogno di cose come questa tra
noi, Shin. Lo sai."
"Akane... " Lui esitò, e prese ambo le sue mani nelle sua.
* Diglielo! Ora diglielo, prima di perdere la tua opportunità! * Lui guardò nel
suo sguardo sorpreso, e chiamò in causa gli scarti rimanenti del suo coraggio.
"La nostra amicizia ha voluto dire il mondo per me, " cominciò. "Lo sai. Mi dici
sempre quanto ti abbia aiutato a superare il passato, ma anche tu hai fatto così
tanto per me. Solo essendo qui... riempiendo il vuoto della vita mia... qui... "
Gli lasciò andare una mano e si mise la propria mano sul torace.
Lei sorrise. "Ho capito. Ti mancherò mentre sarò all’università, giusto? "
Lui prese un respiro profondo. "Quando ho visto questa rosa di cristallo per la
prima volta, ho pensato a te. Akane... "
Lui indicò il mazzolino di rose che giacevano accanto a lei. "I fiori che ti ho
appena dato sono belli, ma moriranno in pochi giorni." La sua mano si chiuse sul
fermacarte di cristallo che lei teneva in mano, stringendole la mano con
entrambe le sue.
"Ma * questa * rosa durerà per sempre", disse, fissandola negli occhi. "Non
appassirà, non morirà. Non cambierà mai." Fece una pausa, bagnandosi le labbra.
"Così come il mio sentimento per te."
I suoi occhi si allargarono a quello. "Shinnosuke... "
"E’ così", le disse quietamente, mentre lei lo fissava indifesa. "Ti sto dicendo
che ti amo, Akane."
Lo stava ancora fissando, la sua bocca era lievemente aperta , e lui era
incapace di dire quello che stava pensando. Goffamente, le lasciò andare le
manie si lasciò le braccia precipitare di nuovo al lato. Akane abbassò lo
sguardo verso i piedi,ammutolita, la mano che ancora afferrava il fermacarte di
vetro.
Il silenzio stava diventando insopportabile.
"Per favore, Akane", la implorò. "Dì qualche cosa."
Lei alzò esitante lo sguardo per ricambiare il suo. "Io... io non so cosa dire".
Ammise.
"Non permetterti di dirmi grazie", disse lui raucamente. "Questa è l'ultima cosa
che voglio sentire."
Lei gli gettò un sorriso debole, ritornando a guardare il cristallo scolpito che
teneva in mano. Una parte di lei, che si era ripresa dallo shock iniziale, non
stava sprecando tempo nello sgridare la sua ingenuità. * Bene, lo dovevi sapere,
* si disse ironicamente. * Yuka aveva ragione. *
"Probabilmente ti stai chiedendo", disse la voce di Shinnosuke, "perché ti sto
dicendo ora tutto questo". Tentò di sorridere. "Voglio dire, perché dirtelo *
ora *? Quando stai quasi per andare via per l'università tra poche settimane,
giusto? "
Deglutì. "Te lo volevo dire da molto tempo, ma una parte di me lo ha sempre
impedito. Perché... " La guardò implorante. "Perché so che tu pensi a me
solamente come ad un amico, Akane. Ed io continuavo a dirmi che non dovevo
chiedere di più." Guardò da un’altra parte. "Ma l'altra parte di me voleva che
tu sapessi quello che provo. Che almeno sarei stato capace di dirtelo, anche se
so che non porterà a nulla di buono, volevo solo che tu lo sapessi... "
"Oh, Shinnosuke", lei protestò leggermente. "Non dire così. Io - io sono solo...
" Fece un sorriso debole. "Ho solo bisogno di tempo per pensare a ciò, tutto
qui."
La guardò con speranza. "Posso darti tutto il tempo di cui hai bisogno, Akane",
le disse. "Ti aspetterò, te lo prometto. Posso aspettare fino a che tu non ti
senta pronta, e... "
Si fermò quando lei scosse la testa. "Non posso chiederti di fare questo,
Shinnosuke", disse. "È troppo. Io non posso... "
"No", le disse, prendendole la mano. "Sono stato preparato a questo sin dal
momento in cui mi sono reso conto che ero ancora innamorato di te. "Ti
aspetterò. Sarò qui per te sempre. Qualsiasi cosa possa accadere."
Stettero entrambi in silenzio, entrambi senza più parole da dire, così sedettero
quietamente, vicini, fissando il cielo pomeridiano. Il sole, che tramontava
all'orizzonte occidentale, era un globo arancio che si squagliava enorme nel
cielo, diffondendo schizzi di colore arancio attraverso il cielo e le
nubi, e bagnando tutto l'interno con i suoi raggi con un caldo, arancio
bagliore.
Akane inclinò la testa e chiuse gli occhi, sentendo la calda carezza della luce
del sole morente sulla sua faccia. Si chiese brevemente, perché, dopo aver
diviso il tramonto col suo amico in innumerevoli tempi passati, oggi
improvvisamente sembrasse così diverso.
Sentendo il leggero respiro di Shinnosuke accanto a lei, poteva dire che anche
lui stava pensando la stessa cosa.
* * * *
Era sabato mattina, Akane si svegliò con il mal di testa.
"Oooh", si lamentò, mentre si alzava sui gomiti. "Mi sento terribile."
"Dovresti", era la voce di Nabiki che entrava nella sua stanza. "Hai qualche
idea di che ora sia, signorina? "
Lo sguardo di Akane si spostò verso la sveglia accanto al letto. "Quindi ho
dormito un po’ troppo", borbottò. "Poco male."
Sua sorella sorrise furbescamente. "Comunque sei in orario. Shinnosuke vuole
parlarti."
"Cosa, adesso? " si tolse le coperte e si sedette sul letto.
"Non c’è bisogno di correre, Akane" disse Nabiki mentre usciva dalla stanza. "È
un bene far aspettare un uomo", aggiunse, sogghignando. "Gli dirò che sarai
presto di sotto, ok? "
Akane le sorrise, sperando che la sua espressione non mostrasse minimamente il
disagio che stava sentendo. Non aveva parlato con Shinnosuke fin dall'altro
giorno, quando le aveva detto che... l’amava.
Shinnosuke! Il suo migliore amico, innamorato di * lei *. E il peggio era che
lei non era sicura di cosa sentisse verso di lui. Era una persona meravigliosa,
sicuramente, e lei gli aveva detto più di una volta che era così fortunata ad
avere vicino qualcuno come lui.
Ma lo * amava *? Sicuramente non ci aveva mai pensato. Comunque, era una persona
meravigliosa, e poteva essere difficile imparare ad amare qualcuno come lui?
"Oh no, non cominciare", borbottò mentre apriva le porte dell’armadio, con
l’intenzione di mettersi una maglietta ed un paio di pantaloncini.
"Akane! " La voce di Nabiki veniva dal fondo delle scale. "Quanto tempo pensi di
tenere un ragazzo ad aspettare al telefono? "
"Telefono? " ripeté. Sbattendo le porte dell’armadio, marciò fuori
della stanza ed in giù per le scale. "Bene, perché non me lo hai detto? "
Afferrò il ricevitore dalla mano di Nabiki e se lo mise all’orecchio. "Pronto? "
"Akane? " Poteva sentire il disagio nella voce di Shinnosuke. "Buon giorno."
"Buon giorno anche a te" gli rispose, mentre lanciava un’occhiataccia a sua
sorella, e le faceva gesto di andare via con la mano. "Cosa c’è? "
Lui rise nervosamente. "Beh, ecco, è sul nostro appuntamento di stasera".
* Oh, giusto! * pensò. * Cavoli, Akane non ci avevi più pensato, * pensò
contrariata.
"Cosa volevi dirmi? " chiese. "Non è che ci hai ripensato, vero?" Tentò di
inserire una nota di divertimento nella voce.
"Perché non posso trovare un sostituto in così poco tempo, lo sai."
"No, non è quello. Io non vedo l’ora, se tu non ... io voglio dire, se tu non
hai... mh... "
"Cambiato idea? " lo incitò. "Certamente no. Allora quale è il problema? "
Lei poté sentire quasi un suo sospiro di sollievo. "Beh, veramente, è il nonno.
Ha un appuntamento con il dottore nel tardo pomeriggio. La zia doveva andare con
lui, ma oggi deve incontrare un cliente, ed io non voglio che il nonno vada da
solo... "
"Non c’è problema", gli rispose. "Possiamo vederci dopo che hai riportato tuo
nonno a casa, dopo essere stati dal dottore."
"Sei sicura che vada bene? " le chiese. "Conosci il nonno, insiste di stare
bene, ma ancora... "
"Va bene, Shinnosuke. Davvero. Ci vedremo alle cinque, al parco, e così possiamo
andare insieme al ristorante. Ok? "
"Benissimo. Grazie mille. E... Akane? "
"Mmh? "
"Io sto... uh... aspettando ansiosamente stasera. Moltissimo." Lei poteva quasi
sentire il rossore nella sua voce.
Lei sorrise. " Anche io, Shin. A dopo."
"A dopo." Lui attaccò.
Akane rimise la cornetta a posto e si voltò. Nabiki era ancora in piedi dietro
di lei, sorridendo furbescamente. "Di cosa stavate parlando? "
Akane si strinse nelle spalle. "Cena ed un film stasera. Con Yuka, Sayuri, e i
loro ragazzi." Passò oltre Nabiki, per prendere uno spuntino di metà mattina
dalla cucina.
"Davvero? Sembra divertente."
"Puoi toglierti quello stupido sorriso dalla faccia, cara sorella. Yuka ha
organizzato tutto."
"Akane? " Da dietro, Nabiki mise una mano sulla sua spalla, ed Akane si fermò,
voltandosi.
Stranamente, la faccia di Nabiki era completamente seria, priva di alcun
divertimento o esultanza. "Non tenere sulle spine quel ragazzo, Akane", disse
quietamente. "Ma non ti gettare in una relazione senza essere sicura dei tuoi
sentimenti per lui. E se decidi di non corrisponderlo,
cerca di non fargli troppo male. Va bene? "
Di nuovo, Akane fu stupita di come facilmente Nabiki poteva leggere le sue
emozioni. "Capisco."
Nabiki sorrise. "Bene."
Akane sospirò. "Da quanto tempo tutti voi lo sapevate, in ogni modo? "
"Molto prima di te, sorellina." Nabiki rise. "Molto prima."
* * * *
Nabiki picchiò le nocche sulla porta di Akane. "Akane? " la chiamò.
Trovando la porta aperta, girò la manopola, e entrò.
"Kasumi vuole sapere se sei pronta. Sei in ritardo."
Vide Akane che nascondeva in fretta un quaderno sottile nel primo cassetto,
prima di girarsi verso Nabiki.
"Mi dispiace, non mi sono accorta del passare del tempo", rispose Akane.
Nabiki sbirciò da vicino la faccia di Akane, notando il rossore dei suoi occhi.
"Stai bene, sorellina? " le chiese.
Akane accennò col capo. "Sto bene", le rispose.
"Non hai pianto, vero? " le chiese sospettosamente sua sorella.
"Chiaramente no. Perché lo dovrei fare? "
"Oh, non lo so. Forse a causa del fatto che questo è il tuo primo vero
appuntamento dalla morte di Ranma, e ti stai sentendo colpevole? "
"Non essere ridicola, Nabiki." Akane si alzò in piedi e si mise una giacca blu
pallido, coordinata con il vestito senza maniche blu che stava portando.
"Bene, allora." toccò dolcemente il braccio di Akane, sorridendo.
"Hai pianto abbastanza a lungo per Ranma, Akane. È ora di tornare nella terra
dei viventi."
Akane rispose al sorriso. "Lo so."
"Chi sa, è probabile che tu ti diverta questa stasera. È probabile che sia
l’inizio di una nuova vita per te." Nabiki afferrò il fermaglio d’argento dalla
mano di Akane e lo passò attraverso i capelli corti di lei, fermandolo sopra il
suo orecchio destro. "E se non funziona, bene... considerala una buona
esperienza. In tutti e due i casi, devi andare avanti con la tua vita."
Akane accennò col capo. "Lo so." Si avvicinò alla scatola dei gioielli che
giaceva sul suo letto, tirandone fuori una semplice collana d’oro.
"Dirò a Kasumi che sarai presto giù. " Detto questo, Nabiki uscì dalla stanza,
chiudendo la porta dietro di lei.
Si chiuse la catena d’oro intorno al collo quando vide una scatola di velluto
nera che spuntava dal fondo della scatola dei gioielli, mezza coperta da un
groviglio di perle.
Sorrise quando aprì la scatola, vedendo le belle pietre blu che la guardavano.
Perfette. Loro erano uguali al vestito che stava indossando.
Senza esitare un secondo, prese la collana dalla scatola, se la allacciò intorno
al collo, e si mise gli orecchini intonati. Si posò una mano sulla gola,
sentendo le pietre fresche contro la pelle. Un sorriso leggero si formò sulle
sue labbra, quando richiamò alla memoria l'ansia di Ranma quando le aveva dato i
gioielli per il suo compleanno di due anni fa. Sembrava passato così poco tempo.
Oh, Ranma...
Come un suggerimento, sentì la voce di Nabiki in testa, che la tirava fuori dai
suoi pensieri. * Devi andare avanti con la tua vita... *
Akane sorrise malinconicamente, la mano che teneva ancora il ciondolo blu sulla
gola. "Tutti mi dicono così", bisbigliò, asciugandosi affrettatamente le
lacrime. "Ma è così difficile. Qualcuno sa come è difficile? "
* * * *
Akane camminava per la strada, il vento leggero del pomeriggio che le arruffava
i capelli, il sole che creava delle zone di massima luce nei suoi corti capelli
blu-neri. Ricordò l'ultima volta che era uscita per un appuntamento, due anni
fa. Stava andando allo stesso parco, per incontrare Ranma che lei pensava la
stesse aspettando, per mettere le cose a posto dopo i loro litigi dei giorni
passati, per ripristinare il loro fidanzamento.
Ricordò poi come si era sentita - presa da vertigini, eccitata, piena di
speranza ed eccitazione. Si ricordò vestita nel suo abito migliore, leggermente
truccata, e con i capelli tirati su con dei piccoli fermagli.
Ricordò che camminava lentamente, un sorriso sulle labbra e le dita che
stringevano ansiosamente la piccola borsa bianca che portava.
Ora... era vestita, con uno dei suoi migliori vestiti, e si era messa del fard e
in po’ di rossetto, e aveva i capelli appuntati con un fermaglio d’argento, e
stava anche portando la stessa borsa bianca...
Quindi perché questo appuntamento era così diverso da quello di due anni fa?
Si chiese. Dopo tutto, era quasi la stessa cosa. Camminando verso lo stesso
parco per un appuntamento, che come il precedente, era stato sistemato da
qualcuno altro per loro... L’unica cosa diversa era l'uomo che stava per
incontrare.
Poi ancora, pensò, mentre passava attraverso il piccolo giardino vicino alla
loro casa, dove sorrise ad un paio di bambini a cui aveva fatto da insegnate
l'estate scorsa, erano così diversi i due uomini?
Ranma e Shinnosuke... entrambi l’amavano, anche se il primo non lo aveva mai
detto quando era vivo, ed il secondo l'aveva detto quando lei non era pronta per
sentirlo. Erano forti e belli, entrambi con cuori buoni e generosi, entrambi con
la stessa ingenuità nel confessare i loro sentimenti...
Ranma chiaramente era riuscito più spesso a farla arrabbiare che a farla
sorridere quando era vivo, e Shinnosuke non aveva fatto mai qualsiasi cosa se
non tentare di farla felice fin da quando l’aveva conosciuto...
C'erano così molte cose simili tra loro due, e così poche cose diverse - cose
insignificanti, realmente, come l'arroganza di Ranma, e la gentile comprensione
di Shinnosuke - così perché lei sentiva come se i due fossero diversi come la
notte dal giorno?
Shinnosuke era gentile e dolce e comprensivo, e senza di lui, sapeva che sarebbe
stato molto più duro per lei superare questi ultimi due anni, di quanto era
stato. Lui era gentile e delicato nel parlare con lei, e tuttavia poteva dire
che le sue mani erano state usate per un duro, faticoso lavoro, loro erano
sempre gentili, quando metteva le braccia intorno a lei per insegnarle una
particolare tecnica che stavano studiando.
E Ranma...
Akane sospirò, mentre faceva una pausa all'angolo della strada con una una
piccola folla di persone, aspettando che il semaforo cambiasse. Ranma era tutto
ciò anche, quando non era cattivo ed insensibile verso i suoi sentimenti, per
non menzionare il fatto che era un testardo, dal carattere focoso, caparbio come
un mulo…
Shinnosuke era tutte le cose che erano buone in Ranma, meno tutti i difetti.
Perché * non doveva * amarlo, quando lui aveva tutte le qualità che lei aveva
amato in Ranma?
* Arrgh, cosa sto facendo? * gemette silenziosamente. * Specificare i tratti del
carattere di qualcuno non mi porterà a niente di buono. *
Qualcuno la spinse leggermente da dietro, e lei alzò lo sguardo, notando
vagamente che tutti avevano cominciato a camminare. Accelerò il passo,
affrettandosi ad attraversare la strada dato che il semaforo era diventato di
nuovo rosso.
* Inoltre, hai già deciso, ricordi? * ricordò a se stessa. *Non tornare
indietro, ragazza. *
Improvvisamente, spontanei ricordi vennero alla sua mente, annuvolando i suoi
sensi. Shinnosuke, volando attraverso l'aria con lei, guidandola pazientemente
attraverso un kata difficile... Ranma, ignorandola mentre era assorbito in un
manga, scansando tutti i suoi colpi senza sforzo…
Shinnosuke, gettando uno sguardo dubbioso al piatto di cibo di fronte a lui ma
prendendo obbedientemente un morso dopo uno sguardo alla sua faccia piena di
speranza...
Ranma, il suo sopracciglio che si contorce mentre le getta un’occhiataccia per
il suo ultimo disastro culinario, facendo prontamente poi un commento antipatico
su come giurasse di non aver mai visto
un fanghiglia mista a neve di maiale peggiore...
Shinnosuke, che le faceva i complimenti per il suo vestito nuovo o per una nuova
mossa che lei aveva imparato... Ranma, che commentava sprezzante come l’unico
vestito che le stava bene fosse il suo kimono da addestramento, e come lei non
sarebbe stata mai qualsiasi altra cosa se non un
maschiaccio stupido, goffo...
Ma, poi di nuovo...
Ranma, d'accordo a vestire con un body e lottare contro Kodachi... Ranma,
sorgendo a proteggerla da Mikado dopo essere stato fracassato con forzacontro un
muro di cemento... Ranma, spronato dalla sua volontà indomabile a lottare per
proteggerla da Herb, l'Orochi a Ryugenzawa e alla fine, Saffron...
Ranma, mangiando volontariamente il piatto di biscotti che aveva cotto al forno,
dopo che aveva capito che avrebbe fatto male ai suoi sentimenti rifiutandolo, e
passando il resto del giorno a stare male per questo...
Ranma, che arrossiva furiosamente quando lei era stata in piedi di fronte a lui,
vestita nel suo
vestito da sposa...
"... " Akane sentì le lacrime che pungevano i suoi occhi, annebbiandole la
vista.
Ranma, che lottava contro Shinnosuke accecato dalla gelosia a Ryugenzawa...
andando via, permettendole di stare con l'uomo che aveva pensato che lei avesse
scelto su lui... lasciando Shinnosuke e Ryugenzawa, tornando a casa con lei
tenendole la mano...
"Ranma... "
Prese un respiro profondo, tremante. Ricordi, * sentimenti * che aveva pensato
di aver seppellito tempo fa, che la stavano soffocando, minacciando di
seppellirla sotto il suo peso...
* Non posso farlo! * Ansando, si voltò, cominciando a correre di nuovo dal lato
da dove era venuta, correndo di nuovo in giù per la strada, disattenta alle urla
di avvertimento dalle persone intorno a lei...
... disattenta al semaforo di fronte alla sua vista confusa, che lampeggiava
furiosamente un avvertimento rosso...
* Non posso farlo, * pensò, le lacrime che scendevano lungo il suo viso mentre
correva. * Mi dispiace... non posso... io... *
"Fai attenzione, ragazza! "
L’urlo leggero entrò attraverso i suoi sensi annebbiati, e si fermò,
rivolgendosi istintivamente alla fonte del suono...
Vagamente, sentì lo stridio acuto dei pneumatici, sentì l’odore della gomma che
bruciava...
... sentì una breve, dolore acuto, che bruciava, e fu sbalzata lontano, volando
nell'aria, sbattendo duramente a terra, sentendo un’altra pugnalata acuta di
dolore nel suo braccio per l’impatto...
... sentendo vagamente il mormorio di voci intorno a lei, sentendo un dolore
palpitante al suo lato, coprendo di nuvole i suoi sensi... il sole che brilla
nei suoi occhi, anche se li chiudeva e girava la testa...
... sentendo le dita del braccio danneggiato che si contorcevano lentamente,
debolmente...
sentendo il suono di sirene che diventano più vicine e più vicine...
... e finalmente, l'oscurità.
* * * *
"Mi dispiace." Gli occhi del giovane dottore erano tristi mentre li guardava.
"Abbiamo fatto tutto quello che potevamo."
Scosse la testa. "Ha costole rotte, un braccio rotto, una commozione celebrale
per aver colpito l’asfalto troppo duramente, emorragie interne... " si zittì,
sorridendogli debolmente. "Mi dispiace. Non avete bisogno di sentire questo
adesso."
Nabiki accennò col capo brevemente. Rivolse lo sguardo a Soun e Kasumi che
stavano ascoltando insieme sulle fredde, panche di plastica nel corridoio
dell’ospedale.
Kasumi stava tenendo la mano di suo padre in una presa confortante, ma Soun era
quieto come la morte.
Alzò gli occhi stanchi, ombreggiati, per incontrare lo sguardo del dottore. "Che
speranze ha? " chiese, la sua voce cedette.
Il dottore sospirò. "Come ho detto, abbiamo fatto tutto quello che potevamo per
lei. Abbiamo riparato come potevamo la maggior parte dei danni, ma... " Fece una
pausa. "Io vi consiglio di essere preparati al peggio."
"No... solo la speranza? " chiese Kasumi, un tremore nella sua voce.
"Ora dipende tutto da lei. Noi dottori non possiamo fare molto di più. Abbiamo
curato più danni che potevamo, ma la decisione finale se vivere o non vivere è
nelle sue mani." Sorrise malinconicamente. "Mi dispiace."
Nabiki accennò col capo. "Grazie, dottore."
"Nessun problema. Tornerò a controllarla di nuovo più tardi stasera". Detto
questo, si allontanò.
Nabiki si sedette accanto a suo padre. "Papà? "
L'espressione di suo padre era rimasta pietrificata. "Nabiki." Anche la sua voce
era priva di qualsiasi emozione. Nabiki represse un brivido. "Cosa succederà a
tua sorella? "
"Hai sentito il dottore, papà. Loro non lo sanno, ancora." Strinse per
confortarlo il braccio di suo padre. "Ma loro non conoscono Akane, papà. Lei è
una combattente. Non si arrenderà così facilmente. Lo sai."
"Ma... "
"Ma cosa, papà? " incitò Kasumi.
"Ma è passato così tanto tempo da quando lo era ", continuò senza espressione
loro padre.
"Non è stata più forte da quando Ranma è morto. Potevo vedere che ci stava
provando, ma... " La sua espressione crollò, mentre si inclinava tra le braccia
della sua figlia maggiore. "Sta tentando così duramente di essere forte",
singhiozzò, le lacrime che finalmente arrivavano, "ma io posso vedere che non è
così. La mia piccola ragazza... "
Nabiki distolse lo sguardo, mentre Kasumi tentava di confortare loro padre. Le
parole di suo padre colpirono troppo vicine alla verità di quanto le sarebbe
piaciuto. Troppo vicino.
Akane sarebbe stata bene. Doveva. Non avevano passato tutto quello nei due
ultimi anni per nulla.
* Va bene, * pensò, la sua faccia era ermeticamente inespressiva. *Non dobbiamo
fare altro che aspettare. *
* * * *
La porta del corridoio dell’ospedale si aprì di colpo, e Shinnosuke entrò
dentro, con un'espressione shockata sulla sua faccia.
Nabiki lo guardò mentre lo choc iniziale si trasformava in incredulità, e alla
fine... in paura.
Il suo sguardo passò attraverso la stanza fino a fermarsi su di lei, e la paura
si fece strada nella supplica. "Nabiki", implorò. "Akane... "
"Nessun cambiamento", disse piattamente. "Assolutamente nessun cambiamento. Il
dottore a detto che se non c’è un miglioramento dopo stanotte, è probabile che
non ci sarà nulla da fare."
I suoi occhi si allargarono, ed rivolse lo sguardo fisso verso Akane. Nabiki
vide come attraverso un caleidoscopio le emozioni che passavano sul suo volto -
preoccupazione, paura, e... senso di colpa?
"La stavo aspettando al parco", disse, quasi troppo piano per sentirlo. "Ero
qualche minuto in anticipo, ed così mi sono seduto ad aspettarla. Ho aspettato
per ore", urlò, la sua voce che si alzava
ad ogni parola, "ma non è mai arrivata. * Sapevo * che qualche cosa non andava.
Sarei dovuto andare con lei, non le avrei dovuto permettere di andare da sola...
"
"Shinnosuke." Kasumi gli arrivò da dietro e gli mise una mano sul braccio. "Non
dire così. Non è stata colpa tua. "
"Ma se fossi stato là, lei non sarebbe... "
"Non sarebbe cambiato nulla! " urlò Nabiki. "E’ corsa in contro ad una macchina
che arrivava a tutta velocità. L’avresti potuta fermare? "
"Nabiki! "
Si ritirò un po’ al rimprovero nella voce di Kasumi. "Mi dispiace."
Comunque, Shinnosuke la stava fissandola, sconcertato. "Cosa ha fatto?" disse in
un soffio.
Nabiki sospirò. "Ho parlato con la polizia. Dicono che Akane stava attraversando
la strada, ma si è voltata improvvisamente e ha iniziato a correre, ignorando
che il semaforo era diventato rosso. La macchina stava andando troppo veloce,
non ha avuto abbastanza tempo per fermarsi o evitarla. Il conducente sarà
multato per l’alta velocità e per aver trasgredito alla regole del traffico, ma
questo sarà archiviato come un incidente."
Lui distolse lo sguardo da lei per guardare di nuovo al corpo nel letto.
"Akane... "
"I dottori dicono che dipende da lei." Sospirò Nabiki. "Ma se me lo chiedi io,
io penso... " prese un respiro profondo. "Io penso che dovremmo essere
preparati. Al peggio."
"Cosa? " Shinnosuke la guardò, atterrito. "Ti stai arrendendo? Così
semplicemente? "
Nabiki lo folgorò. "Non sono io quella che si sta arrendendo qui."
Kasumi mise una mano sulla spalla di sua sorella, guardando Shinnosuke e
tentando di ammorbidire il colpo delle parole di sua sorella. "È vero che i
dottori dicono che dipende da Akane. Non siamo sicuri di quello che succederà,
ma noi... la nostra famiglia", si corresse, guardando
Nabiki, " ha deciso di essere preparata. Akane... non stava bene. Sin dalla
morte di Ranma, noi fingevamo che tutto sarebbe tornato di nuovo a posto, e lei
aveva continuato a fingere insieme a noi... "
"Ma ora, non possiamo più fare finta", terminò Nabiki, mettendo una mano su
quella di Kasumi che rimaneva sulla sua spalla. "Qualunque cosa lei scelga, noi
la sosterremo. Siamo qui per lei, per dirle per l’ultima volta che l'amiamo."
Shinnosuke la stava ancora fissando, stupito. Alla fine, Nabiki sospirò.
"Prenderò una tazza di caffé. Vieni, sorellina."
Con un'ultima occhiata a Shinnosuke, Kasumi seguì sua sorella fuori dalla
stanza.
Shinnosuke si voltò lentamente, il suo sguardo che rimaneva sulla pallida,
esanime figura sul letto. C'erano così tanti tubi connessi a lei, e come lo
faceva sentire male vederla così, sapeva che quelle
macchine erano lì per aiutarla a migliorare. *O farla stare più comoda, * gli
bisbigliò una voce nella sua testa, ma lui la rifiutò, rifiutandosi di crederlo.
Prese una sedia e si sedette accanto al letto, il suo sguardo che non la
lasciava mai.
Lei stava respirando lentamente e fermamente, con l’aiuto delle macchine, ma a
parte quel dettaglio, che indicava che era ancora viva, nulla assomigliava alla
sorridente, felice ragazza
che era stata due giorni fa, quando lui le aveva detto che l’amava...
Ricordò le parole di Kasumi. Poi di nuovo, lei non era stata felice come lui
aveva pensato che fosse stata...
*Siamo qui per lei, per dirle che l'amiamo... *
Le ricordò le parole di Nabiki, ma in qualche modo, sentì le parole dette con la
propria voce.
"Ti amo, Akane" bisbigliò, con le lacrime che gli pungevano gli occhi.
"Qualunque cosa accada, io ti amo."
* Ti amo... *
* * * *
Stava in piedi in una radura, una distesa di terra che sembrava estendersi per
miglia. Si voltò. Tutto quello che riusciva a vedere intorno a se stessa erano
miglia e miglia di terra verde, con piccoli cespugli, alberi enormi con radici
che sprofondavano nella terra...
* Cosa sto facendo qui? *
Si guardò. Stava indossando un vestito blu con una giacca blu e tra le mani,
portava una piccola borsa bianca. Era sperduta in una foresta enorme, vestita
così?
Questo doveva essere un sogno. Sì è così, pensò mentre cominciava camminare. Da
un momento all’altro si sarebbe svegliata, e avrebbe capito che questo era tutto
un sogno...
* Akane. *
Si irrigidì a quel suono. Girandosi bruscamente, il suo sguardo passò sul
paesaggio, ma tutto quello che poteva vedere erano le foglie e rami degli alberi
che ondeggiavano dolcemente per il vento che soffiava leggero. Si stava
nuovamente allucinando. E’ così, questo è quello che stava succedendo. Pensava
camminando. Qualche volta, mentre camminava in un luogo familiare della città,
in qualche luogo in cui era stata con * lui *, sentiva la sua voce provenire dal
nulla, e pensava di stare impazzendo...
* Akane... *
Eccola di nuovo. L'ignorò. Non era altro che il vento che soffiava, si disse. O
un bisbiglio del profondo desiderio del suo cuore. Non era altro che la mente
che le giocava brutti scherzi, anche dopo due anni da...
* Akane. * La voce di nuovo, ancora più insistente questa volta. E, o stava già
impazzendo, o sembrava che la voce si stesse avvicinando... Prendendo un
profondo respiro, doloroso, si voltò, lentamente, intenzionalmente...
E poté giurare di sentire quasi il suo cuore fermarsi.
Come se tutto il resto intorno a loro scomparisse, lasciando loro due soli...
Lui era lì. Era bello come se lo ricordava. Alto, i suoi capelli scuri legati in
una treccina, i suoi begli occhi blu... indossava una camicia rossa cinese e
pantaloni neri che non coprivano * completamente * la sua familiare forma,
flessibile, sportiva...
* Akane. * Disse di nuovo il suo nome, ed fu solo allora che lei osservò i suoi
occhi.
La stava guardando, un sorriso nei suoi occhi... no, non solo un sorriso, capì.
Un sorriso di comprensione, di tenerezza... di... di * amore *...
La felicità si fece strada nel suo cuore, a tal punto che pensava di scoppiare.
Aveva aspettato tutto questo per così tanto tempo, aveva aspettato * lui * per
così tanto.
..
Si incamminò verso di lui, i suoi passi che diventano più veloci, come se anni
di attesa la stessero spingendo. Non c'era nient’altro che aveva desiderato, non
voleva nient’altro che lanciarsi tra le sue braccia, toccarlo, sentirlo...
"Akane! "
Si fermò, già a metà strada da lui. Una voce la chiamò indietro. Una voce
familiare. Un voce * vera *...
Lentamente, si girò. Una vera voce che apparteneva ad un uomo * vero *, che
stava in piedi vicino lei.
Un uomo vero che alcuni giorni fa le aveva detto che l’amava...
Shinnosuke la guardò mentre molte emozioni contraddittorie passavano sulla
faccia di Akane. Improvvisamente, lui capì con una certezza terrificante che, se
non faceva qualcosa, lei sarebbe andata via, l’avrebbe persa per sempre...
"Akane! " la implorò. "Per favore... io... io ti amo... "
Lei si irrigidì, come se avesse una spina che le penetrava nel cuore. Lei si
sentiva così, come se il suo cuore si stesse dividendo in due. Lacerato tra due
uomini, uno che lei amava, l'altro che le aveva detto che lui... l'amava...
Amore...
Si girò di nuovo lentamente, il suo sguardo fisso sull’uomo in rosso... su*
Ranma *...
ed era sicura che la confusione fosse evidente sulla sua faccia...
... e seppe che lui se ne era accorto, poiché si limitò a sorridere, un sorriso
gentile, un sorriso che parlava di tutto l'amore del mondo, tutto l'amore che
non era stato capace di esprimere, quando era ancora vivo...
* Sono qui per te, * disse di nuovo la sua voce. * Sempre. Finché avrai bisogno
di me... *
Le lacrime brillarono nei suoi occhi. Una piccola parte di lei, che ancora era
lucida, si meravigliava di come era capace di esprimersi bene * ora * che era
morto, ma l'ignorò.
Tutti quello che le importava era che lui era qui, e che le stava dicendo che
l’amava, e che lei...
lei l'amava... ... amava... Ranma...
Il momento sembrò durare un'eternità, mentre gli sorrideva felice, sentendo come
se un peso enorme le fosse stato tolto...
... il momento passò, e lei divenne consapevole di un'altra persona, di un’altra
cosa che doveva fare prima di...
Si girò verso Shinnosuke, ed era sicura, che lui sapeva quello che stava per
dirgli anche prima che aprisse la bocca, perché i suoi occhi erano riempiti di
un panico terrorizzato, mentre cominciava a dire la parola "No... " Incapace di
fermare le lacrime, lo guardò, implorandolo di
capire. "Mi dispiace", disse soffocata. "Mi dispiace così tanto."
Incapace di sopportare il suo sguardo torturato più a lungo, si girò,
correndo...
... e gettandosi nelle braccia aperte di Ranma...
* Finalmente... * pensò, come chiudeva le sue braccio intorno a lei, la sua mano
che lisciava i suoi capelli. Lei pigiò la faccia contro il suo collo, piangendo
leggermente.
"Ti amo, Akane" bisbigliò.
* Finalmente... *
* * * *
Due giorni più tardi, al Nerima General Hospital, le macchine che monitoravano
la vita di Akane registrarono una linea piatta.