Waiting for you

 

A Ranma ½ Fanfiction by Stiffanie Flores

- stiffanie@mailcity.com

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Nota dell’autrice: Ranma 1/2 e tutti i suoi personaggi appartengono a Rumiko

Takahashi. Questa fanfic è scritta con il solo scopo di divertimento e per propria soddisfazione

http://www.angelfire.com/sd/Ranmafanfic/waiting.html

 

Traduttrice: Eugenia

                 Tradotta per il sito www.manganet.it

 

Capitolo 8°

Rivelazioni


Obaba alzò lo sguardo quando Shampoo entrò nella sua stanza. "Volevi vedermi, bisnonna? " le chiese.

Obaba accennò col capo. "Ho qualche cosa per te, bambina."


Shampoo guardò Obaba che tirava fuori dalle pieghe del vestito una piccola fiala di cristallo. "Questo", disse Obaba, dandogliela.


Shampoo sollevò la fiala verso la luce e osservò con curiosità il liquido chiaro nel contenitore. "Cosa è? "

Obaba diede un lungo tiro alla sua pipa. " Veleno di Chueh Wang. "

Il suo sguardo si spostò di nuovo su Obaba, mentre le sue dita si stringevano automaticamente intorno alla piccola bottiglia di vetro. "Perché, bisnonna? "

La vecchia donna la fissò. " Liberarsi degli ostacoli per la mano del Futuro Marito. Abbiamo sprecato abbastanza tempo."


Shampoo esitò. "Ma - "


Obaba le si avvicinò. "Se hai altri piani, accantona il veleno per un altro giorno. Ma poi, abbiamo provato praticamente tutto, no? "


Senza aspettare una replica, uscì, lasciando Shampoo in piedi nella stanza, a fissarsi le mani.


* * * *

Uccidere o non uccidere...


Shampoo pedalava lentamente, i suoi pensieri che andavano di nuovo al veleno che Obaba le aveva dato.


Non doveva essere una decisione difficile. Dopo tutto, la cosa più importante era portare Ranma a sposarla, così che potessero tornare al villaggio insieme. E siccome c’erano alcuni ostacoli sulla via per l’attuazione di questi piani - la scelta più semplice era eliminarli.


Shampoo non aveva paura di uccidere. Dopo tutto, era il più fiero e coraggioso della sua generazione di guerriere Amazzoni. Vero, non aveva ancora ucciso un essere umano, ma si aspettava che uccidere sarebbe stato abbastanza facile... piuttosto, aveva paura della reazione di Ranma, se avesse mai scoperto, che aveva tentato di uccidere Akane.


Shampoo non era così cieca da ingannarsi pensando che Ranma non... tenesse... al maschiaccio violento. Ricordò tutti quelli che avevano tentato di danneggiare Akane - Tarou, Kirin, Toma, Herb, e soprattutto... Saffron. Rabbrividì alla memoria della furia implacabile di Ranma, quando aveva combattuto il re delle fenici per la vita di Akane…


Il pensiero di avere quelli stessi occhi blu che la fissano pieni d’ira ed d’odio le gelarono il sangue per la paura... perché, così tanto come voleva tornare al villaggio col suo onore adempiuto dal fatto che Ranma fosse diventato suo marito – così voleva che lui l'amasse.



Ed era sicura che appena l’avesse portato via dall’influenza del maschiaccio violento, lui finalmente si sarebbe innamorato di Shampoo, e loro sarebbero tornati al villaggio in gloria, e avrebbero vissuto felicemente per sempre…


L'umore di Shampoo migliorò quando pensò a Ranma. Lui era... perfetto.
Forte, bello ed onorevole, Ranma... lei non si sognerebbe di rompere il suo spirito, come le altre donne facevano con i loro mariti nella tribù, esercitando il loro potere sulla famiglia.


Ma Ranma - il suo spirito ardente e la determinazione intensa era quello che la spingevano verso di lui come una falena ad una fiamma. Era glorioso in battaglia, e come moglie e marito, avrebbero portato insieme, onore alla tribù delle Amazzoni, come nessuno altro aveva mai visto prima...


Il suo cuore si gonfiò al pensiero, e pedalò più veloce, ansiosa di vedere di nuovo Ranma. Certamente la decisione poteva aspettare un altro giorno - adesso voleva stare con il suo futuro marito. Forse poteva convincerlo a darle un appuntamento!


Mentre si avvicinava al Tendo dojo, vide Kasumi Tendo che spazzava fuori dal cancello. "Nihao! " urlò Shampoo, fermandosi vicino a Kasumi. "Shampoo venuta a vedere marito! "


Kasumi sorrise. Gli amici di Ranma erano così gentili. "Ranma è andato con Akane ai grandi magazzini, Shampoo", rispose. "Posso offrirti qualcosa? "
Si doveva essere sempre gentili con gli ospiti.


Shampoo sbatté insieme le mani. "Anche meglio! Poi marito può portare in giro Shampoo per i grandi magazzini! " Svoltò con la sua bicicletta, anticipando felicemente il suo appuntamento con Ranma.

* * * *


Shampoo si guardò intorno, confusa. Dove poteva essere Marito?

Un bagliore di rosso catturò i suoi occhi, e lei si girò. Attraverso il vetro chiaro della vetrina di un negozio, intravide la schiena di un uomo, ma le sue spalle larghe e la treccina nera erano chiare. Era Ranma, in piedi accanto ad Akane, mentre lei teneva davanti a sé un vestito blu.


Shampoo si rallegrò. Sarebbe stato abbastanza facile liberarsi di Akane, poi avrebbe avuto Ranma tutto per sé.


Si avvicinò di lato, fuori dal campo visivo di Ranma, mentre la coppia usciva dal negozio. Cominciò a seguirli ad una certa distanza. Probabilmente non si sarebbe dovuta preoccupare di Akane. Conoscendoli, avrebbero dovuto cominciare a lottare adesso, e Akane sarebbe andata via, di nuovo arrabbiata, lasciando Ranma da solo.


Shampoo sorrise come il pugno di Akane designò come bersaglio Ranma. Non aveva dovuto aspettare molto. Akane sarebbe andata via presto, e -

Sbatté le palpebre, sorpresa. Ranma e la ragazza violenta non stavano litigando.
Shampoo guardò mentre Akane dava un pugno leggero al braccio di Ranma, poteva sentire la voce di Akane mentre sorrideva a lui. "Stavo solo scherzando Ranma... "


Shampoo non riuscì a sentire il resto delle parole di Akane, mentre vide Ranma che rispondeva al sorriso di Akane. Rimase impietrita , mentre guardava Ranma che permetteva ad Akane di prendergli il braccio.


Gli occhi di Shampoo si restrinsero, concentrandosi su Akane, finché la folla li ingoiò, oscurandoli alla sua vista. "Lagazza violenta si è messa sulla stlada di Shampoo tloppe volte", spifferò fuori. "Shampoo non lascia lagazza violenta lubare Malito. Malito è di Shampoo! "


Si guardò intorno, bruciante d’ira dentro di sé. Akane non avrebbe mai avuto Ranma. Shampoo l’avrebbe uccisa prima.

Improvvisamente, ricordò il regalo di Obaba. Sorrise malignamente, cominciando a pensare a come sfruttarlo. Poteva per prima cosa eliminare Akane - dopo tutto, lei era l’ostacolo più grande. Qualsiasi scrupolo che avesse avuto nell’usarlo era stato rimosso per sempre.


Dopo tutto, ricordò, aveva dato ad Akane il "Bacio di Morte" mesi fa, quando era arrivata in Giappone. E permettendole di rimanere viva, si stava disonorando. Bene, era tempo di rimediare.

Una piccola voce si spinse dalle profondità della mente di Shampoo per metterle i bastoni fra le ruote. Ranma. Lui sarà furioso. Non potrà mai perdonarla. Non l'amerà mai...


Shampoo scosse la testa e sorrise più brillantemente. Ranma non lo avrebbe mai saputo.
Si sarebbe dovuta assicurare solo di quello.

Si voltò e camminò impettita verso il negozio da dove aveva visto uscire Ranma ed Akane.
Come aprì la porta, il tintinnio di una campanella indicò il suo ingresso.


La commessa si avvicinò e le sorrise. "Buon pomeriggio", le disse brillantemente. "Posso aiutarla? "


Shampoo accennò col capo. "Shampoo vuole vedele vestito blu", disse, preoccupata di assicurarsi che la donna capisse cosa intendeva. "Lo stesso vestito che aveva plima la lagazza violenta."


La donna aggrottò le sopracciglia. "Mi scusi? "


Shampoo imprecò leggermente in cinese, e il fatto confuse solamente di più la donna.
Tentando un brillante sorriso, disse, "Dalla vetlina ho visto una lagazza che teneva un vestito blu", spiegò. "Una lagazza con capelli corti, insieme ad un lagazzo con un codino."


La donna capì. "Oh! Ho capito", esclamò, accompagnando Shampoo verso un appendiabiti pieno di vestiti colorati. "Intendeva questo", disse, tirando fuori un vestito con dei fiori.


Shampoo sorrise solamente. Si avvicinò e accarezzò la morbida seta blu. "Sì, Shampoo vuole questo", disse leggermente. "Quanto viene? "


"Aspetti, cara", disse la donna, drappeggiando il vestito su una sedia vicina. "Il blu non è il suo colore, con i suoi capelli. Mi permetta di sceglierle qualche cosa di più... "


Shampoo scosse la testa. "No, mi va bene. Voglio questo."



"C'è questo vestito rosso, assolutamente divino che le starebbe perfettamente", si girò, buttandosi rapidamente tra i vestiti. "Solo mi permetta di mostrarglielo, e lei ... "


"No! " La commessa si girò sorpresa alla voce acuta, e la guardò.



Shampoo fece un piccolo sorriso. "Mi dispiace. Ma Shampoo vuole questo. Lo plendo. Quanto? "
La donna studiò il bagliore fiero negli occhi della ragazza e decise di non insistere. Si diresse verso la cassa per registrare l'acquisto.


* * * *



"Ora puoi fare il bagno, Akane" una voce urlò da dentro la casa.


"Grazie, Kasumi" rispose la voce di Akane.


Nascosta dalle ombre, una figura si teneva in disparte fuori dalla finestra di Akane, ascoltando i movimenti interni nella stanza. Si sentiva il fruscio di Akane che cercava attraverso i suoi vestiti, e finalmente, dopo alcuni secondi, il suono della porta che si chiudeva.


Cautamente, sbirciò nella camera da letto di Akane. La stanza era vuota.
Bene.


Senza fare un suono, Shampoo si drizzò, e quietamente scivolò attraverso la finestra aperta. Posò la scatola sulla tavola, vicino ad una pila di libri, e chiuse la finestra.


Affrettatamente, scappò. Si sentiva presa da vertigini di gioia, e aveva un impulso assurdo di ridere mentre saltava sui tetti.


Tutto era andato secondo il piano. La ragazza violenta Akane, ottusa come era, non avrebbe mai sospettato una cosa del genere, finché non fosse stato troppo tardi. Ed usare una spilla come mezzo per il veleno era stato un colpo di genio - dopo tutto, il veleno funzionava meglio quando veniva iniettato direttamente nella circolazione del sangue.
Sarebbe bastata solo una piccola goccia, ed Akane sarebbe morta in tre giorni.


* Ranma, * pensò piena di gioia. * In tre giorni, sarai mio. *


* * * *


"Dimmi, Shampoo", disse Obaba, guardandola intensamente. "L’hai già fatto? "


Lei accennò col capo solennemente. "La notte scolsa". Sorrise. " Lagazza violenta salà molta siculamente dopodomani."




Lo sguardo fisso di Obaba non ebbe nessun cedimento. "Realmente? Io sapevo solo che il futuro marito è in viaggio per cercare un antidoto, mentre noi parliamo."


Shampoo la guardò stupita. Ranma, a cercare un antidoto? Dopotutto, si aspettava questo da lui. Doveva sempre andare lui a liberare l’inetta ragazza ogni qualvolta era nei guai.


"Ma Bisnonna", disse, "Mi hai detto che non c’era cura per veleno, vero? "


"Oh, c'è", la vecchia donna rispose. "Ma rimane al sicuro nel nostro villaggio."


"Quindi, non c’è niente di cui pleoccupalsi, bisnonna" disse Shampoo.
"Quando Lanma ritorna a casa, Akane molta. Questo è tutto."


"Quindi Ranma sarà tuo, giusto? "


Shampoo accennò col capo felicemente. "Poi noi andiamo a casa a villaggio, bisnonna."


Obaba accennò col capo. "Bene." fece una pausa. "Sarebbe bene che il futuro marito non ci sospetti, Shampoo."


La ragazza sorrise semplicemente. "Shampoo si è assiculata di quello, bisnonna."


"Un consiglio, tuttavia." Shampoo aspettò ansiosamente che Obaba continuasse. "Aspetta alcuni giorni prima di andare a trovare Ranma. È bene che lui non sospetti niente, sarà furioso quando la ragazza Tendo sarà morta, e penseranno probabilmente a noi come i colpevoli... "


"Bisnonna", Shampoo interruppe, "quando lagazza violenta sarà molta, Ranma salà di Shampoo. Questo è tutto." Tentò di sorridere. "Shampoo non si pleoccupa."


Gli occhi di Obaba indugiarono sui suoi. "Ricordati Saffron, bambina."


Shampoo diventò silenziosa, mentre Obaba esprimeva le sue paure peggiori. Alla fine, Obaba sospirò. "Non c’è problema. Ranma sarà presto nostro. Ma sii prudente nelle tue azioni per i prossimi giorni, Shampoo. Presto, torneremo a casa, e potremo mettere tutto questo dietro di noi."


Lei accennò col capo. "Shampoo capisce, bisnonna. " Allora, non poteva vedere Ranma per alcuni giorni. Era un piccolo sacrificio - dopo tutto, Ranma sarebbe stato presto suo, sicuramente. Dalla prossima settimana sarebbero tornati al villaggio, e lei avrebbe potuto recuperare la sua posizione come più promettente guerriero delle Amazzoni della sua generazione, specialmente quando sarebbe tornata a casa con suo marito, * il * più grande guerriero della loro generazione, il più grande di tutti. Anche la bisnonna diceva questo.


Shampoo sorrise felicemente mentre andava in cucina a lavare i piatti.



* * * *


Obaba sedeva nella sua stanza da sola, scrivendo una lettera per il Consiglio del villaggio.


Era un compito veramente estenuante, pensò, stare in Giappone ad aiutare Shampoo ad ottenere suo marito. E , durante tutto questo tempo, si era tenuta informata sugli eventi del villaggio. Come membro del consiglio, era costretta a fare così, e, a volte, partecipare alle votazioni in alcune importanti decisioni che il villaggio aveva preso.


Era stata molto paziente con Ranma, dandogli tempo per chiarire la sua mente e finalmente prendere la decisione corretta di tornare al villaggio con loro, anche se le sue intenzioni erano state di farlo andare con loro con qualsiasi mezzo avesse ritenuto necessario.


Ranma veramente era un combattente eccezionale, pensò Obaba, e la principale ragione era il suo spirito indomabile e la sua determinazione.
Rompere il suo spirito avrebbe portato all'annullamento di tale grande combattente. Loro non potevano permettersi questo, persone come Ranma erano così rare oggi giorni.


Shampoo aveva scelto davvero bene. Ranma era... speciale. Come un diamante in una borsa di noccioline, lui splendeva più brillante di tutte le altre stelle della galassia. Obaba sapeva con certezza che Ranma era il migliore - l'unica ragione per cui Obaba era migliore di lui, era perché aveva un secolo di esperienza alle sue spalle. Con il tempo, Ranma sarebbe diventato il migliore. Molto meglio di lei.


Obaba sospirò quietamente tra sé, mettendo da parte l’inchiostro e la carta. Era davvero triste, pensò, che Shampoo fosse arrivata troppo tardi.


Quando Shampoo era arrivata a Nerima, Ranma era già troppo coinvolto con la ragazza Tendo. Oltretutto non aveva sconfitto Shampoo in un combattimento formale - era stato per proteggere Akane, che aveva calciato il boribori fuori dalle mani di Shampoo. Ed il fatto che Shampoo avesse tentato prima di uccidere la sua forma femmina non gliela rendeva certo più simpatica.

Era stato un errore enorme lasciare che Ranma avesse tutto questo tempo per fare chiarezza nella sua mente, ma Obaba se ne era resa conto troppo tardi. Più tempo aveva passato con Akane, più profondi erano diventati i suoi sentimenti per lei. La metà delle volte in cui era finito nei guai era stato per salvare la ragazza inetta e per portarla in salvo.



Obaba lo aveva capito solo adesso, non c'era nessun altro modo di portare Ranma al villaggio. Akane doveva essere eliminata. Solo così Shampoo avrebbe avuto un'opportunità con Ranma.


Inoltre, amore o non amore, dovevano portare Ranma con loro. Non avevano nessun altra alternativa. Chiaramente, aiutava la cosa che Shampoo fosse così presa dal giovane Saotome.


Obaba prese una involucro sulla scrivania, e vi mise dentro la lettera piegata. Questa volta aveva delle buone notizie per il consiglio. Con Akane fuori dai piedi, sarebbero tornati al villaggio entro pochi giorni.


Il suono della porta anteriore che sbatte la spaventò, e lei alzò lo sguardo, rendendosi conto che Shampoo doveva essere a casa. Strano, la ragazza non era mai stata così violenta prima, eccetto quando era furiosa. Ma Mousse era assente in questi giorni, così perché...



Un altro rumore interruppe il silenzio, il suono di una brocca di vetro che si rompeva sul pavimento, ed Obaba andò in quella direzione, ansiosa di scoprire quello che stava succedendo.



Obaba aprì la porta, e vide Shampoo salire i gradini.


Stava tremando incontrollabilmente, e le scie di lacrime sulla sua faccia erano chiare. Entrò nella sua stanza, sbattendo la porta dietro di sé. Da dove stava in piedi, Obaba poteva sentire il suono del lamento angosciato che veniva da dietro la porta chiusa.


Una cattiva premonizione prese corpo nel suo cuore, girò la manopola ed entrò nella stanza della sua bisnipote.


La ragazza era distesa con la faccia contro il letto, afferrando ermeticamente il cuscino, mentre piangeva spasmodicamente, con le lacrime che le scendevano dagli occhi chiusi.


"Cosa c’è, bambina? " le chiese, dal luogo dove era in piedi. "Non hai visto il futuro marito oggi? "


Il pianto aumentò, ed Obaba fremette. Qualche cosa non andava.
Tendo Akane non era morta? Ranma era stato capace di salvare la sua vita? Una delusione, certo, ma potevano sempre tentare di nuovo, e vuol dire che la prossima volta avrebbero fatto qualcosa di più drastico. Quella non era una ragione sufficiente, perché Shampoo fosse così turbata...


"Shampoo", tentò di nuovo. "Cosa è successo? Hai parlato con tuo marito? "


Il lamento si fermò improvvisamente, e Shampoo alzò la testa per guardarla, le sue labbra vibravano, i suoi occhi erano bagnati dalle lacrime. Obaba le restituì lo sguardo piatto. Improvvisamente, scoppiò in una risata. Obaba si ritirò, sorpresa.


"Pallare con marito? " disse Shampoo, ridendo. "Sì, Shampoo è andata a vedele MaLito, a dilgli che noi ola andiamo a casa, sì? Celtamente lui dice sì ola, lagazza violenta molta, lui libero venile da Shampoo... "


Obaba la guardò ansiosamente, mentre la risata si dissolveva ancora una volta in lacrime. Shampoo crollò sul letto, le sue spalle magre tremavano, mentre singhiozzava sul cuscino.


"Lanma è morto, bisnonna. " Obaba si irrigidì, quelle parole conficcarono un palo nel suo cuore. "Shampoo vai a casa, la solella di Akane ha detto così. Lanma è molto... lui è molto per colpa di Shampoo... Shampoo ha ucciso malito... Lanma! Shampoo è spiacente, Lanma... " Le parole si dissolsero tra le lacrime.


Ranma - morto? Ma come... quando... quello che...

Cosa avrebbero dovuto fare adesso?

Obaba chiuse gli occhi, la mano che stringeva il suo bastone. Questo era cattivo. Molto, molto cattivo.


Con la schiena girata verso la porta, non vide Mousse che stava fuori in piedi, il suo sguardo fisso sulla figura di Shampoo che stava tremando quietamente, poi si girò e scese silenziosamente i gradini.



* * * *


* Come hai potuto? *


Vagava senza meta per le strade, senza una destinazione in mente, nessuno scopo che guidava il suo cuore.

* Come hai potuto lasciarlo? *


Giunse ad un incrocio e si fermò, confusione scritta sulla sua faccia. Sinistra o destra? Non aveva importanza. Non faceva differenza.
Finché fosse riuscito ad andare più lontano che poteva. Cosa era rimasto per lui qui?


Girò a sinistra e camminò faticosamente, ignorando l'affamato ringhio del suo stomaco, e le proteste dei suoi piedi stanchi, doloranti.


* Come hai potuto lasciarlo morire, Ryouga? *


I suoi occhi cominciarono a riempirsi di lacrime adirate, sebbene non sapesse a chi fosse diretto quel sentimento.
Ranma? O se stesso? O era di nuovo lui che gli rivoltava contro la sorte, dandogli questa?

Ranma era morto. Il suo rivale, il suo nemico di battaglia, la sventura della sua esistenza.
Alla fine non avrebbe più dovuto vivere nell'ombra dell'uomo che gli aveva provocato tanto disagio.


Quindi, perché non stava saltando per la gioia? Perché aveva un sentimento pesante nel suo cuore, come se avesse perso una parte di se stesso? Perché era lacerato dal dolore, quando non c'era nulla per cui sentirsi spiacente, quando Ranma era morto, e non avrebbe più potuto provocare dolore a nessuno?


Perché era tutta una bugia, lo sapeva. E adesso poteva vederlo, chiaro come il cristallo.
Una bugia che non era esistita tranne che nella sua mente, mentre cercava la pace tra le braccia di una ragazza innocente, fiduciosa. E perché Ranma aveva distrutto così spesso quella pace felice con alcune parole avventate, o aveva tentato di allontanare Ryouga dall’unica cosa che gli portava la vera gioia... aveva giurato più e più volte vendetta, per aver reso la sua vita un inferno, per aver fatto male ad Akane con i suoi commenti cattivi...


Il suo desiderio bruciante di sconfiggere Ranma e di mettersi alla prova, l’aveva reso cieco a tutto.
Quante volte Akane aveva pronunciato a bassa voce il nome di Ranma mentre dormiva? Quante volte Akane si era preoccupata di Ranma, o era arrabbiata con Ranma, o... qualsiasi sentimento fosse, il sentimento era * sempre * diretto a Ranma...


E chi avrebbe dovuto saperlo meglio di lui? P-chan, il confidente di Akane , a conoscenza dei suoi segreti più intimi e dei desideri ignoti... e nonostante tutto, lui * aveva scelto * di non vedere la realtà, continuando a sbagliare grossolanamente nella sua ricerca della vendetta, non comprendendo che stava rimandando solamente l'inevitabile, solamente per procurarsi più dolori, più sofferenze, più agonia...


Ah, niente come trovarsi faccia a faccia con la verità. Avrebbe dovuto sentirsi sollevato, come se un peso fosse stato appena tolto dalle sue spalle.
Dopo tutto, la verità non ti rende libero?


Non è così. Non quando era quasi costata due vite per aprire gli occhi alla realtà, svegliarsi dal sogno che stava vivendo da troppo tempo.

Ranma, che sanguinava lentamente a morte nella foresta... ed Akane, che si tagliava il polso con un coltello appuntito...


Come poteva vivere con se stesso, si chiese. Come poteva mai vivere con la consapevolezza che avrebbe potuto prevenire tutta questa tragedia, se avesse solo ascoltato le sue sensazioni e avesse portato Ranma in salvo prima che fosse troppo tardi?


Prima, sarebbe stato troppo facile biasimare Ranma. Ranma gli aveva chiesto di andare. Lui aveva obbligato Ryouga ad andare avanti e a lasciarlo solo. Lui aveva fatto solo quello che gli era stato chiesto di fare. Perché biasimarlo?


Sì, quella era un’uscita facile. Poteva assolversi da tutti i biasimi, ed ancora essere capace di definirsi amico di Akane.


Ma quello era prima. Prima che Akane tentasse di uccidersi, lasciando che Ryouga si rendesse conto delle enormi conseguenze delle sue azioni nel giorno fatale.
E adesso comprendeva che era Ranma che teneva l'equilibrio delicato che li teneva tutti uniti, e senza di lui, tutto cominciava lentamente, a disgregarsi...


E adesso, doveva andarsene. Cosa c’era rimasto per lui qui a Nerima, quando le uniche persone che lo tenevano qui erano perdute per sempre? Ranma era morto, e così il desiderio di vendetta.... e Akane... aveva perso anche lei. Come poteva affrontarla mai di nuovo, dopo tutto quello che era accaduto?


Rabbrividì al ricordo dei pugni di Akane che battevano implacabilmente sul suo torace, il suo pianto angosciato che rimbombava nelle sue orecchie, mentre stava in piedi indifeso contro il suo attacco. Lei lo odiava – era abbastanza chiaro.

E sebbene il saperlo avesse rotto il suo cuore in un milione di piccoli pezzi, lui doveva lasciarla andare.


Perché doveva desiderare ancora qualche cosa che sapeva di non poter mai avere?



* Addio, Akane * pensò malinconicamente. * Spero che tu possa perdonarmi, un giorno o l'altro... *

Si strofinò gli occhi con la manica della camicia, tirando leggermente su col naso, mentre camminava.

Improvvisamente, il suo piede prese qualche cosa, e inciampò, barcollando per alcuni passi. Si voltò, guardandosi intorno, cercando anche l'indizio più debole per sapere dove fosse...


Alzò lo sguardo, e i suoi occhi si concentrarono su un’insegna sopra la sua testa.

Ucchan.


Il ristorante di Ukyou.


Quasi sorrise per l’ironia. Aveva quasi senso, in un certo modo.

Di nuovo, pensò che Ranma realmente * era * l'unica cosa che li teneva uniti. Cosa altro avevano in comune, se non un giovane chiamato Ranma Saotome che aveva toccato così profondamente le loro vite? E la sua morte causava così tanto dolore, troppo...


Ukyou era solo il prossimo nome sull'elenco. Chi sarebbe stato il successivo? Cosa ne sarebbe stato di loro adesso che Ranma se ne era davvero andato via dalle loro vite per sempre?


Non lo sapeva. Ma oh, come desiderava non dover essere lui a fare questo...


Come dirlo? Ciao, Ukyou? Sì, gradirei un okonomiyaki. Niente carne di maiale, per favore. Ah sì, te l’ho detto? Ranma è morto... come? Oh, l’ho lasciato sanguinare a morte nella foresta...


Drizzando le spalle, entrò nel ristorante. Sembrava un emissario di cattive notizie. E che gli piacesse o no, doveva fare il suo lavoro.


* * * *


"Siamo a casa! "


Kasumi toccò la mano di Akane, mentre entravano in casa.


"Stai bene, Akane? " le chiese, sorridendo dolcemente.


Akane accennò col capo, inarcando la testa, mentre scivolava i piedi nelle pantofole. Si mosse meccanicamente, quasi come se ci fosse una voce nella sua testa che guidava le sue azioni.


Strano, pensò, che mentre il suo mondo era stato appena messo a soqquadro, aveva perso la persona più importante della sua vita, la terra continuasse a roteare intorno al suo asse, tutte le piccole, cose di routine di ogni giorno, continuassero ad andare avanti come se nulla fosse accaduto...



"Akane! "


Alzò lo sguardo e vide suo padre che la fissava, un'espressione di sollievo e di gioia sulla sua faccia. Nabiki stava in piedi accanto a lui, guardandola intensamente.



Lei tentò di chiamare a raccolta un sorriso. "Ciao, Papà. Nabiki."



"Akane." Soun si avvicinò ad abbracciare Akane. "Ero così preoccupato per te", bisbigliò, la sua voce rauca, mentre tentava chiaramente di trattenere di nuovo le lacrime.


"Io sto bene, Papà", rispose Akane, immobile nell'abbraccio di suo padre.


Quando Soun la lasciò andare, Akane gli rivolse un altro sorriso stanco per il beneficio di suo padre. "Voglio salire e riposarmi un po'. Scusami."


"Ti sveglierò quando sarà pronta la cena, Akane", le disse Kasumi. Akane accennò col capo leggermente, e andò disopra.


"Spero che si rimetta completamente", sentì dire leggermente dalla sorella più vecchia.


La voce di Nabiki arrivò al piano superiore. "Akane è una combattente. Starà bene, non ti preoccupare... "



Akane appoggiò la testa sulla porta chiusa della sua camera da letto. * Passerà molto tempo prima che io stia di nuovo _bene_, * pensò, mentre la mano girava la manopola. Sospirò stancamente, e aprì la porta.

 

Un uomo era in piedi, rivolgendole la schiena. Stava tenendo una cornice con una foto in mano.


Una cornice d’argento che prima era appoggiata sulla scrivania accanto letto.



Akane si gettò in avanti, e gli tolse di mano la cornice. "Non toccare il mio - "


Shinnosuke si girò e le sorrise malinconicamente. "Ciao, Akane."


Lei si calmò e abbassò la testa. "Mi dispiace per la mia inciviltà", disse Akane formalmente. Si sedette sul letto, tenendo la cornice nel suo grembo. "Ma apprezzerei se tu non toccassi le mie
cose in futuro."


"Mi dispiace tanto, Akane", rispose quietamente Shinnosuke. "Più di quanto io possa dire. Ranma - lui era un bravo ragazzo." Si girò per andare via.


"Shinnosuke." La voce di Akane lo fermò. "Lo conoscevi bene? "


Lui la guardò, scuotendo la testa. "No, non l’ho più visto dopo che tu lasciasti Ryugenzawa. Ma Akane - " si fermò, incerto su cosa dirle. "Io - io penso che lui ti amasse... moltissimo."


" Pensi questo? " chiese lei leggermente.


Lui accennò col capo. "Era un bravo ragazzo", ripeté, non sapendo cosa altro dire.


Akane fissò la faccia di Ranma nella foto. "Mi manca così tanto", bisbigliò, tracciando la sua faccia con la punta del dito.


Nonostante la risoluzione di non piangere, i suoi occhi cominciarono a riempirsi di lacrime.
Sorrise debolmente, mentre le sue dita si stringevano sulla cornice della foto.


"Questo - questo è stato il suo regalo per me, l’ultimo Natale" disse leggermente, quasi a se stessa. Sorrise affettuosamente al ricordo. "Eravamo in soffitta, e lui l’ha solo spinta sotto la mia faccia, dopo che gli avevo dato la sciarpa che io - "

Si fermò, i suoi occhi erano larghi. "La sciarpa! "

Shinnosuke rimase interdetto. "Cosa - ehi, Akane! " urlò, mentre Akane si alzava ed cominciava a correre fuori dalla stanza, la cornice ancora stretta ermeticamente nelle sue mani. "Dove stai andando? "


Lui la seguì rapidamente, confuso da questo cambio improvviso di comportamento.


Akane si fermò fuori da una stanza, posando una mano sulla porta chiusa. Dopo l'esitazione di un momento, aprì la porta, ed entrò nella stanza.


Shinnosuke si fermò sulla via d'accesso, guardando Akane che si inginocchiava, cominciando a rovistare nel contenuto di alcuni di cassetti.


La stanza era abbastanza nuda, pensò tra sé. Un armadietto nell’angolo, ed un paio di futon posati sul pavimento.


Un camicia cinese rossa che Akane aveva estratto dal cassetto più basso dell’armadio, e che abbracciava contro il suo torace...


I suoi occhi si allargarono quando capì, mentre le sue mani si stringevano ai lati. La stanza di Ranma.



Ed Akane... era seduta sul pavimento con le gambe piegate sotto di sé, mentre strofinava dolcemente la guancia contro la seta rossa e morbida.


Lui la fissò, notando le lacrime che rotolavano silenziosamente sulla sua faccia, mentre chiudeva gli occhi. Sentì la sensazione di una mano sulla sua spalla, e saltò per la sorpresa, voltandosi.


Una donna alta, in un chimono, stava in piedi accanto a lui, i suoi capelli erano tirati su in una dolce
acconciatura. Era la madre di Ranma, lo sapeva.


Abbassò la testa in rispetto. "Sig.ra Saotome."


Lei accennò col capo assente, lasciando la sua spalla. Lui guardò mentre avanzava verso Akane, con passi leggeri. Disse il suo nome, leggermente.



Akane mosse la testa, le sue dita che si stringevano involontariamente la camicia. I suoi occhi si allargarono quando vide Nodoka sopra di lei.


"Zia", disse leggermente.


Nodoka si inginocchiò in giù, accanto a lei. "Pensavo che tu stessi riposando nella tua camera, Akane."


Scosse la testa, e mise la camicia in giù, sul pavimento, accanto a lei.


"Sono solo venuta a cercare questo", spiegò, aprendo un cassetto per estrarre una sciarpa.


Nodoka toccò la stoffa gialla e pallida, guardando Akane. "Ranma? "


Akane accennò col capo. "L’ho fatta io per lui, l’ultimo Natale." Rise leggermente. "È terribile, lo so, ma lui l’ha accettata, ed era così bella su di lui, non si prese neanche gioco di me... "


Guardò improvvisamente in alto. "Zia", cominciò timidamente. "Posso tenerla? "


Gli occhi di Nodoka si ammorbidirono. "Akane... "


"Per favore, zia", la pregò. "Voglio solo qualcosa che me lo ricordi. Così che - " si interruppe, le sue dita che lisciavano le iniziali "R.S." sulla sciarpa.


"Così quando sento la sua mancanza", bisbigliò leggermente, " posso guardarla, e ricordarlo... "


Nodoka mise una mano su quella di Akane. "Prendila pure, Akane" le disse dolcemente.


Akane la guardò, i suoi occhi splendevano. "Grazie, zia."


Nodoka sorrise, e mise le braccia intorno a lei, stringendola in un abbraccio. "Grazie anche a te, Akane", bisbigliò. "Per amarlo così tanto."


Akane chiuse gli occhi. "Amarlo mi fa sentire più viva, zia", disse leggermente.

Nodoka si girò, lasciando una mano sulla spalla di Akane, mentre sorrideva dolcemente alla ragazza che sarebbe stata sua nuora. Se solamente...


Akane sorrise di nuovo alla donna, che sarebbe stata come una madre per lei. * Sarebbe * stata una madre, se solamente...


Una comprensione silenziosa splendeva nei loro occhi, e non c'era bisogno di parole tra loro.


Shinnosuke stava in piedi sulla via d'accesso, fissando Akane preoccupato. La guardò, mentre sorrideva alla madre di Ranma, i suoi occhi che splendevano. Era il primo vero sorriso che aveva visto sulla sua faccia fin dalla morte di Ranma.


Alla fine, sospirando, si girò e si allontanò, tentando di ignorare la sensazione di pesantezza nel suo cuore.


* * * *


Se solo tu potessi amare una persona che ti riama, non saresti la persona meno miserabile nel mondo?

Il pensiero passò nella sua mente, mentre volava in alto, attraverso il cielo serale, agitando le ali, l'aria fresca della sera che spazzolava contro il suo corpo leggero.

Si abbassò, appollaiandosi sul davanzale di una camera del secondo piano, scura a parte un raggio di chiaro di luna che passava attraverso la finestra aperta.


C’era abbastanza luce per lui. Piegò le ali sotto di se, alzando lateralmente la testa quando vide la sua adorata. Lei era addormentato, con una coperta leggera gettata sopra, la testa girata verso la finestra, da dove lui poteva vedere chiaramente le sue caratteristiche.



La sua faccia era alzata, e c’erano ombre scure sul suo viso pallido.
Una mano afferrava l'angolo del cuscino mentre dormiva, le dita arricciate intorno alla stoffa blu pallido.



Era la più bella donna che avesse mai visto. E nel sonno, sembrava anche più angelica ai suoi occhi. Era stato innamorato di lei sin da quando erano bambini piccoli, e tutto quello che aveva fatto in vita sua, lo aveva fatto per conquistare il suo amore.


Ma finiva qui, pensò malinconicamente. Erano accadute così tante cose, troppe, ed anche nella sua cecità, la realtà era riuscita ad emergere e gli aveva permesso di venire a patti con la realtà. Aveva tentato così duramente di negarlo per così tanto tempo. Ma qualche volta la vita ha un modo di costringerti a svegliarti ed affrontare la musica.



Lui l'aveva amata per tutta la sua vita, e credeva che l’avrebbe amata per sempre. Nessuno avrebbe potuto amarla tanto quanto faceva lui. Ma evidentemente quello non era abbastanza.


Perché anche se lui era completamente dedicato a lei, ancora lei continuava ad inseguire un uomo che le loro leggi comandavano che lei sposasse. Desiderava così tanto che fosse così semplice, che solamente le leggi le dessero il desiderio di sposare quest’uomo.



Aveva tentato così duramente di negarlo. Il modo in cui lei continuava a corrergli dietro, abbandonando tutto per aiutarlo... mentre tentava così duramente di conquistare il suo affetto, un riflesso dei suoi sforzi per conquistare lei.


Lei aveva amato un uomo che non aveva guardato mai due volte a lei, eccetto per usarla per il suo proprio utile. Un uomo contro il quale lui aveva giurato vendetta più volte, per aver rubato il cuore della sua adorata. Un uomo che era così evidentemente innamorato di un'altra ragazza, ma era troppo codardo per dirlo ad alta voce, come se ci fosse qualche cosa di vergognoso nell’amare qualcuno con tutto il cuore e l’anima?


Ma lei lo amava, e che diritto aveva lui di mettere in dubbio il suo amore per lui, quando lui stesso l’amava, e lei così spesso lo trattava come lo strato di sporco più basso sulla terra?


Sì, lei lo amava, a tal punto che si era abbassata ad un atto così disonorevole pur di liberarsi di colei che teneva il suo cuore, così che potesse averlo per se stessa. Invece, era riuscita ad allontanarlo,
in un luogo oltre la portata di chiunque, in modo che nessuno potesse più averlo.


E nel fare così, era riuscita solamente a distruggere la felicità di altre persone, perché era un uomo amato da così tanti.


Ma come la poteva condannare, quando tutto quello che lui aveva desiderato era di conquistare il suo amore? Quando lui avrebbe fatto lo stesso per lei? Ed ancora, come poteva continuare ad amarla con la stessa passione altruista, con la conoscenza che lei non lo avrebbe mai ricambiato, nessuna questione quello che lui avrebbe fatto?


Lacerò il suo essere, il pensiero di lasciarla andare, eliminandola dal suo cuore. Ma ancora lui si fermò sulla sua risoluzione, rifiutando di essere atterrito dal pensiero dei giorni vuoti, senza la sua vista, che lo tiravano sull'orlo della disperazione.
La sua vita intera era dispiegata di fronte a lui, una miniera infinita di possibilità, anche per qualcuno come lui. Forse era l’ora di cercare il suo destino. E se * lei * veramente era il suo destino, forse un giorno, quando fosse diventato un uomo migliore, sarebbe tornato e avrebbe visto se non era troppo tardi per conquistare il suo amore.



Sospirando pesantemente, piegò le gambe e si sedette per la notte.
Tutto poteva aspettare fino a domani - stasera voleva solo stare seduto dove era e riempirsi gli occhi con la vista di lei, e godersi l’amore e la tenerezza che gonfiava il suo cuore ogni qualvolta pensava a lei.


Un'ultima volta...


* * * *


Gli uccelli che cinguettavano fuori della sua finestra la svegliarono.


Akane si strofinò intontita gli occhi, sedendosi sul letto. Gettò uno sguardo alla scrivania, e quando lo fece, il suo sguardo precipitò sulla fotografia incorniciata che era il regalo di Ranma dell'ultimo Natale.


Sospirò e chiuse gli occhi. Se vedere quella foto le provocava tanto dolore, perché non la metteva via? La poteva chiudere in un cassetto, fino al giorno in cui vedere la faccia di Ranma non le avrebbe fatto così male?


Scosse la testa, afferrando la cornice sulla scrivania.


Non l’avrebbe nascosta. Vederla le riportava così tanti ricordi, ricordi del tempo trascorso con Ranma. Ed in qualche modo, una parte di sé, probabilmente alienata dalla mancanza di lui, aveva bisogno di prove che quei ricordi erano veri... che * Ranma * era vero.


Adesso aveva bisogno dei ricordi. Vedere la faccia di Ranma come prima cosa alla mattina - aveva bisogno di ciò, per ricordarsi della ragione per cui aveva deciso di continuare a vivere. Forse, quando fosse arrivato il giorno in cui non avrebbe più avuto bisogno di lui come un’ancora per tenersi a galla, allora avrebbe trovato un altro luogo per lui, in qualche parte in cui sarebbe potuta andare ogni qualvolta aveva bisogno di ricordarlo, come qualche cosa del passato. Ma non adesso.


Erano passati tre giorni – era tornata a casa dall'ospedale ieri l’altro.
Aveva passato la maggior parte del tempo nella sua stanza, o nel dojo, tentando vanamente di tenersi su di morale nel fare alcuni esercizi. La sua famiglia spesso la controllava, tentando di consolarla.


Chiaramente aveva tentato di rassicurarli che si sentiva bene, ma non sembravano crederle, e lei sapeva che non poteva biasimarli per preoccuparsi.


Anche Shinnosuke era ancora a casa loro. Dormiva ancora nel dojo, anche dopo che Genma Saotome aveva preso le sue cose e si era trasferito a casa Saotome con Nodoka. Shinnosuke aveva rifiutato l’offerta di stare nella stanza di Ranma, preferendo dormire fuori, e di questo Akane gli era segretamente grata. Ancora pensava a quella come la stanza di Ranma, ed il pensiero di qualcun altro che la occupava era strano per lei.


Il funerale di Ranma era passato, e lei l'aveva perso, non avevano aspettato che uscisse dall'ospedale così che potesse essere presente al servizio funebre. Sinceramente non le importava - dopo tutto, non se la sentiva di stare in una stanza piena di persone che l’avrebbero guardata con la pietà negli occhi, mentre parlavano di lei dietro le sue spalle. No, lei aveva preferito dargli l’ultimo saluto nella casa di Ranma, da sola, stando in piedi davanti al suo sacrario, chiudendo gli occhi, immaginando per un solo momento, che lui era in piedi accanto a lei. Un'ultima volta.


Guardò di nuovo la fotografia, e tracciò amorosamente il contorno della faccia di Ranma con il dito. Lui era così tanto una parte di lei che senza di lui, si sentiva vuota, così tanto che pensava che non avrebbe mai più potuto sentire nient’altro...


Una bussata alla sua porta la risvegliò del trance. "Akane? " chiamò la voce di Kasumi. "Qualcuno è qui per vederti."


Akane asciugò affrettatamente l'umidità che si era raggruppata nei suoi occhi, mentre apriva la porta. "Non ho voglia di vedere nessuno adesso, Kasumi", le disse, chiudendo gli occhi mentre continuava a strofinarli.


"Potresti - "


Alzò lo sguardo, e vide Ukyou che stava in piedi dietro a Kasumi, guardandola silenziosamente. Kasumi avanzò e si fece da parte per far entrare Ukyou, e chiuse la porta per dare alle due ragazze un po’ di riserbo.


Abbassò la mano. "Ukyou".


"Ciao, Akane", disse leggermente Ukyou.

Di nuovo, un silenzio goffo. Non riuscivano a trovare niente da dire l'una a l'altra. Ma poi, c’era da aspettarselo, per due ragazze che non avevano niente in comune a parte l'uomo che avevano amato.


Alla fine, Ukyou ruppe il silenzio. "Come stai? " cominciò esitante.


"Potrebbe andare meglio." la guardò. "E tu come stai? "


Lei si morse il labbro. "Bene, penso." prese un respiro profondo. "Ryouga... è venuto un paio di giorni fa, e lui... mi ha detto tutto", le disse. "Ed io - io volevo dire... "


"Che ti dispiace? " Akane scosse la testa. "Per che cosa? "


"Per così tante cose", disse leggermente Ukyou, quasi a se stessa. "Mi dispiace che lui sia morto, e che nessuno di noi fosse con lui alla fine. Mi dispiace di aver tentato così duramente che lui mi rivolgesse la sua attenzione, se solamente avessi saputo che sarebbe finita così... "


Lei rise, ed era un suono corto, vuoto. "Anche se questo mi fa sentire terribile, che io l’amavo e che lui avrebbe potuto ricambiarmi." scosse la testa. "No, a me non dispiace per aver cercato di fare in modo che mi amasse. Perché io l’amavo, e cosa potevo volere di più se non che mi ricambiasse? "



Ukyou alzò lo sguardo, ed Akane fu sorpresa nel vedere la tristezza che si affievoliva nei suoi occhi, per essere sostituita da rabbia ribollente.



"Ma tu", lei continuò, espellendo fuori le parole, "tu l’hai sempre trattato così male, non lo ascoltavi mai, ti arrabbiavi sempre con lui se guardava le altre ragazze, quando insistevi che non volevi avere niente a che fare con lui... "


Akane si arrabbiò al suo tono - era la prima vera emozione che aveva sentito fin dalla morte di Ranma. "Ora calmati un attimo - "


"Cosa? " urlò Ukyou. "Gli hai mai dato un'opportunità di spiegare prima ti picchiarlo a terra? Non protestavi sempre sul vostro fidanzamento ogni qualvolta qualcuno lo tirava fuori? Non lo picchiavi sempre quando aveva intorno Shampoo, o me, o Kodachi? "


Ogni parola la colpì quasi come un colpo fisico, ed Akane sentì la rabbia abbandonarla. "Lo facevo, vero? " disse leggermente, così leggermente che quasi Ukyou non la sentì.

"Non è un po’ tardi per rammaricarsi, adesso? " Disse Ukyou, con un tono di sfida. "Sono spiacente per molte cose, ma soprattutto mi dispiace che Ranchan non mi abbia mai amato. Avrebbe dovuto amare me invece di te, perché tu non lo hai mai meritato... "



I tizzoni morenti del temperamento scintillarono di nuova vita, ed Akane la guardò, i suoi occhi che brillavano con lacrime di rabbia. "Dannazione! " gridò.
"Tutti che pensate che io non lo abbia mai amato. Io amavo Ranma! Io l’ho amato per tutto quello che era, ma non potevo dirlo, perché - perché..."


"Perché cosa? " chiese Ukyou.


Le sue prossime parole furono dette con una voce molle, sofferente, piena di un rammarico infinito. "Perché io avevo paura che mi avrebbe detto che non mi ricambiava." Lacrime rotolarono in giù sulla sua faccia, e lei le asciugò con rabbia.


"Non hai nessuno diritto di giudicarmi così", le disse, guardando Ukyou con rabbia. "Io lo amavo tanto quanto te. Ed io - io... " La sua voce si ruppe, e lei distolse lo sguardo. "Ed io odio a morte il fatto che non ho mai trovato il coraggio di dirglielo."


Akane tirò su col naso leggermente, asciugando l'umidità dai suoi occhi con il dorso della mano. Poi sentì il letto che si muoveva leggermente , mentre Ukyou si sedeva accanto a lei, mettendo delicatamente una mano sulla sua. Akane alzò lo sguardo, pronta a rifiutare la sua comprensione non desiderata.


Ma Ukyou la stava guardando, con gli occhi che non splendevano con rabbia, ma piuttosto con un'accettazione calma, che Akane era sorpresa di vedere.


"Bene", disse Ukyou. "Finalmente l’hai ammesso, Akane." sorrise. "Sono contenta."


Akane la guardò, le ultime tracce del sua rabbia dissipate. "Sei scivolata e hai colpito la testa o che cosa? "


Ukyou rise, alzando una mano per togliersi le lacrime che si erano formate nei suoi occhi. "Ho solo cercato di sapere se amavi davvero Ranchan".


Akane aggrottò le sopracciglia. "Perché? "

"Perché", disse raucamente, "Ryouga mi ha detto che lui è morto per te."
Fece una pausa, ingoiando il groppo che aveva in gola. "Non potevo accettare che lui - che lui amasse qualcuno che non lo ricambiava."


Akane rimase sorpresa. "Io pensavo che tu reagissi più violentemente di così", disse lentamente.


Ukyou rise brevemente. "Diciamo solo che hai perso la parte peggiore."
Sospirò leggermente. "Prima o poi dobbiamo svegliarci alla realtà."


Akane distolse lo sguardo. "Lo so."


"Ero così arrabbiata", ammise Ukyou. "Arrabbiata con lui per questa prova finale del fatto che non mi amasse... ma soprattutto, furiosa con lui per non essere ritornato, come mi aveva promesso... "


Per un momento, una scintilla del temperamento di Akane, ritornò nei suoi occhi. "Lui ti ha promesso * che cosa *? "


Ukyou quasi sorrise. No, Akane non era cambiata. Per niente. "Quando sono venuta a trovare Ranchan", lei cominciò, " entrai mentre stava preparando le sue cose per il viaggio. Prima che se ne andasse, mi aveva promesso di venirmi a trovare, quando fosse tornato."


I suoi occhi si oscurarono. "Ed io - io potevo vederlo nei suoi occhi, ma tentai di negarlo... sapevo che voleva rompere il nostro fidanzamento... infatti, lui lo voleva fare anche quel giorno stesso, ma aveva fretta, quindi lo aveva solo rimandato... "


Sospirò. "Mi aveva promesso di venire a trovarmi, ma non è più tornato, non mi ha mai detto ciao... " I suoi occhi si chiusero. "Anche se voleva dire che mi avrebbe rifiutato, avrei almeno voluto dirgli addio. Ma adesso... "


"Tu non hai mai avuto a che fare con la morte prima d’ora. Io si. Quello tuttavia non rende la situazione più facile." Akane si strinse ermeticamente le braccio intorno.
"Oh dio, perché deve essere così difficile... "


Ukyou sorrise malinconicamente. "Non importa quanto sia duro - anche se lui era la sola persona per la quale vivevi, ed ora se ne è andato... devi ancora tentare di andare avanti."


Akane gettò uno sguardo ad Ukyou, i suoi occhi che brillavano per le lacrime. "Come mai non siamo andate così d’accordo prima? " le chiese.


Ukyou rise piangente. " Forse perché spendevamo così tanto tempo a lottare per lui? "


Akane sorrise di nuovo, sentendo, per la prima volta, che c'era qualcuno che veramente capiva il suo dolore.


Un silenzio goffo discese tra loro, non riuscivano a pensare ad altre parole da dire. Alla fine, parlò Akane. " Cosa hai intenzione di fare adesso, Ukyou? "


L'altra ragazza si strinse nelle spalle. "Tornerò a casa. Dalla mia famiglia."


Akane aggrottò le sopracciglia. "A casa? Non resterai almeno fino alla fine dell’anno scolastico? "


"L'unica ragione per cui sono venuta a Nerima era Ranma. Lo sai." Ukyou scosse la testa.
"Ora Ranma se ne è andato, e noi tutti dobbiamo riprendere le nostre vite dove le avevamo lasciate, prima che lui arrivasse. Non è così? "


Akane si massaggiò stancamente le tempie. "Penso di sì."

Ukyou gettò uno sguardo incerto ad Akane. "Ti chiedo solo una cosa, Akane? "


Akane alzò lo sguardo. "Cha cosa? "


"Tu – lo ami ancora? "


Akane chiuse gli occhi e prese un respiro profondo. "Sì", rispose.
"Anche se è morto, io lo amo ancora. E forse lo farò sempre ".


"Penso che sia così anche per me", ammise Ukyou. "Va bene? "


Akane scosse la testa. "Non ti crederei se mi dicessi che non lo amavi, Ukyou. La prima ragione per cui ero sempre arrabbiata con te era perché tu potevi dirlo così facilmente, ed io non ci riuscivo. "


"Oh davvero? " tentò di scherzare Ukyou, sorridendo. "Non perché stavo attaccata a lui come un terzo braccio, e tentavo sempre così duramente di separarvi? "


"Anche quello, sì." Lei si avvicinò e posò delicatamente una mano su quella di Ukyou, con un sorriso tremulo sulle sue labbra. "Ukyou? Mi dispiace per - "


Ukyou le sorrise. "Lo so. Anche a me dispiace."



* * * *



Il telefono suonò due volte prima che Nabiki rispondesse. "Pronto? "

"Tendo-san", rispose una chiara voce femminile. "Ho delle buone notizie."

"Bene", rispose Nabiki, la sua indole di donna d’affari fermamente presente. "Dimmi."

"Siamo riusciti a localizzare Kyoko Marimoto. Ha cooperato nel rispondere alle nostre domande."

"Bene. Sai - "


"Sì. Marimoto-san ha riconosciuto Tendo Akane-san e Saotome Ranma quando le abbiamo mostrato le foto. Si è ricordata che erano andati ai grandi magazzini quel giorno."


"E? " la incitò Nabiki.


"Ha detto che è stata una ragazza che ha acquistato il vestito blu nel negozio, solamente pochi minuti dopo che Akane-san era passata con Saotome Ranma." Fece una pausa. "Era una ragazza cinese."


Il sangue di Nabiki si gelò nelle vene. "Una ragazza cinese? Con i capelli color lavanda? "


Una breve pausa. "Sì."


La mano di Nabiki strinse la cornetta del telefono. "Molto bene, Sachiko", disse quietamente. "Grazie."


"E’ sempre un piacere fare affari con lei, Tendo-san. " detto questo, interruppe la comunicazione.


Nabiki posò lentamente la cornetta. Era una ragazza cinese, con i capelli color lavanda. C'era solamente uno persona a Nerima che corrispondeva alla descrizione.


Shampoo.


Chiuse i suoi occhi un momento per ricomporsi. Aveva davvero indovinato.
Doveva essere stata una delle altre fidanzate di Ranma, e Shampoo era uno dei sospetti più probabili.

Ma non aveva voluto fare niente finché non fosse stata sicura. Ora i fatti erano tutti esposti in tavola. Niente più bugie, non dopo così tanta sofferenza.


Andò in cucina per prendere un bicchiere d'acqua. Improvvisamente, aveva sete.


Kasumi, come si aspettava, si accorse della sua inquietudine. "Cosa c’è, Nabiki? "


Lei aprì il frigorifero e prese una coca-cola. "Ho delle notizie", disse. Sorrise sottilmente. "Buone notizie, credo, in qualche modo."



Kasumi aprì la bocca per sapere che cosa, ma Soun entrò nella stanza, la sua faccia aveva un’espressione vuota.


"Kasumi", disse. "Questo ragazzo ha detto che ha delle notizie per noi."


Nabiki si girò, in tempo per vedere Mousse entrare dopo Soun, con sulla faccia un'espressione solenne. Lui si inchinò formalmente. "Scusate la mia intrusione, ma c'è qualche cosa che avevo bisogno di dire a tutti voi."


Nabiki accennò col capo lentamente. "Bene", disse. "Anche io ho qualche cosa da dire a tutti."

* * * *


Akane entrò nella stanza e si sedette dalla parte opposta di Mousse. "Ciao, Mousse."


Il ragazzo cinese accennò col capo. "È bello vederti, Akane."


"Perché tutto ciò? "


Mousse alzò lo sguardo e vide Ukyou che stava in piedi dietro ad Akane, che lo guardava con curiosità. "Ciao, Ukyou."


Ukyou accennò col capo e si sedette accanto ad Akane. "Allora? " lo pungolò, dato che Mousse non parlava.

"Preferirei dirlo subito a tutti" rispose Mousse quietamente. "Se per te va bene."

Akane scosse la testa. "Certo. " Lei guardò nella stanza.

Suo padre sedeva accanto a Shinnosuke, tenendo una tazza di tè tra le mani. Kasumi entrò nella stanza e mise un piatto di biscotti davanti a loro.


Nabiki entrò, con un sorriso furbo sul viso. "Ero uscita fuori per accendere la luce, e guardate cosa ho trovato? "


Akane alzò lo sguardo in tempo per vedere Ryouga che stava in piedi dietro a Nabiki, grattandosi incerto la testa.


"Io - io, mh... " balbettò nervosamente.


"Ti sei perso? Vagando nel nostro cortile posteriore? " disse Nabiki per aiutarlo. "Sì, lo sappiamo già."


Ryouga fece un tentativo esitante di sparare a Nabiki uno sguardo irritato.

Il suo sguardo precipitò su Akane che lo stava guardando ed i suoi occhi si rannuvolarono.


"Mi dispiace per l’intrusione", disse, uscendo della stanza. "Devo andare."


Lui si girò e cominciò ad allontanarsi quando Kasumi si alzò e mise una mano sulla sua spalla. "Ryouga-kun? "



Ryouga si fermò. "Sì, Kasumi-san? "



"Non puoi restare almeno per un po’? " gli chiese. "Sei sempre il benvenuto nella nostra casa, Ryouga."


Ryouga scosse la testa. "Non mi ritengo degno della vostra ospitalità, Kasumi-san. " Cominciò ad allontanarsi. "Mi dispiace."


"Ryouga? " La sua voce. La voce che aveva attraversato i suoi sogni ogni notte da allora.


Non c’era nessuna emozione in quella parola, mentre diceva il suo nome.
Ciononostante, lui chiuse gli occhi, aspettandosi l'inevitabile.
"Sì, Akane-san? "


"Non ho mai avuto l'opportunità di ringraziarti per essere ritornato con il mio antidoto, Ryouga."


Gli occhi di Ryouga si aprirono, fissando Akane. "Che cosa? " chiese stupidamente.


Akane si inchinò. "Io ti ringrazio per aver salvato la mia vita, Ryouga-kun. "


Lui goffo. "Ma - ma io - Ak-kane-san", balbettò. "Non pensi che... cosa su... "


Lui deglutì, prendendo un respiro profondo, stanco. "Ranma", bisbigliò leggermente, sembrando perduto nei propri pensieri. "Se io non l'avessi lasciato, lui sarebbe... "


Non riuscì a finire la frase, e il silenzio discese su di loro come una coperta.

Fuori, l'acqua nello stagno si increspò leggermente quando il pesce saltò attraverso la superficie e mosse la coda in aria, quasi come se tentasse di rompere il goffo silenzio, prima di precipitare di nuovo nell’acqua con un leggero schizzo.


Alla fine, Akane disse. "Per favore non prenderla così, Ryouga-kun", disse leggermente. "Non ho mai dato la colpa a te."

Ryouga la guardò incerto. "Ma - "


Akane tentò di chiamare a raccolta un sorriso. "A cosa sarebbe servito? L’ho accettato come la volontà di Ranma. Sto tentando di continuare con la mia vita,meglio che posso. Noi tutti stiamo cercando di farlo", aggiunse, sorridendo lateralmente ad Ukyou.
"Non tenterai di fare lo stesso? "

"Io - io non so cosa dire", balbettò Ryouga. Abbassò la testa, le sue spalle larghe che tremavano. "Non merito il tuo perdono, Akane-san. "


Lei scosse la testa. "Non c'è niente da perdonare."


"Akane ha ragione, Ryouga-kun", disse Kasumi. "Per favore, non vuoi restare almeno per un po’? Ci sono molte stanze. Ed oggi sembra essere un giorno per gli ospiti", aggiunse, guardando Mousse.


"Infatti", disse Nabiki. "ci siamo dimenticati tutti di te, Mousse. Spero che non ti dispiaccia."


Mousse scosse la testa. "Non ci sono problemi." guardò Ryouga. "E’ un bene se resti, Ryouga", gli disse. "Ci sono alcune cose che potrebbero... che ti interessano."


Ryouga aggrottò le sopracciglia. "Di cosa stai parlando? "


"Mousse ha detto che è venuto dirci qualche cosa di importante", disse Kasumi, sorridendo al ragazzo cinese. "Per favore, siediti così Mousse può cominciare."


Ryouga esitò un momento, ed al cenno di incoraggiamento di Akane, si sedette accanto a Shinnosuke, togliendosi il suo zaino e mettendolo sul pavimento.


Mousse accennò col capo. "Io... sono venuto qui a raccontarvi una storia", cominciò. "Una storia su una donna che ho incontrato nel nostro villaggio che... "


"Questo cosa ha a che fare con noi? " chiese Nabiki.


"Speravo che mi avresti permesso di finire", disse quietamente Mousse. "Capirai alla fine."


"Va bene." Nabiki piegò le braccio sul torace. "Farà meglio ad essere così."


Lui prese un respiro profondo. "Ho avuto un’infanzia piuttosto difficile", continuò. "Alcuni dei bambini del villaggio si prendevano gioco di me per la mia poca vista. Ed una volta, quando alcuni ragazzi particolarmente violenti avevano buttato via i miei occhiali e mi avevano picchiato, una donna venne e mi aiutò, e mi portò nella sua casa per curare le mie ferite... "


Sorrise. "Era sempre molto gentile con me - e sembrava che fosse affezionata a me, dato che a volte mi chiamava a casa sua per il tè. E una volta, ero un po’ più grande, forse 11 o 12 anni, le chiesi perché era così gentile con me, quando gli altri adulti del villaggio mi guardavano con sdegno a causa del mio handicap." Fece una pausa. "E lei mi disse che era a causa dei miei occhi."



"Ti compativa per la tua cecità? " chiese Nabiki.


Lui scosse la testa. "Lo pensai anche io, all’inizio. Ma poi, lei mi disse, che era a causa del colore dei miei occhi", aggiunse, mentre si toglieva gli occhiali, e alzò lo sguardo.


"Blu-verde, il colore del mare", continuò. "Mi disse che le ricordavo un uomo che aveva incontrato tanto tempo prima i cui occhi erano dello stesso colore dei miei." Guardò tutti loro. "Un uomo giapponese che aveva diviso la sua passione per la botanica e le piante."



Ryouga alzò lo sguardo, mentre la comprensione albeggiò nei suoi occhi. "Takanari sensei? " chiese.


Mousse accennò col capo solennemente. "Hideto Takanari."


Nabiki era stupita. "Quindi... la donna... lei è... "


"Mei Lin", finì Mousse. "E’ così. Hideto Takanari si era innamorato di una donna dalla tribù delle Amazzone, ma le leggi impedirono loro di sposarsi. Si separarono, e non si videro mai più".


Tutti nella stanza erano seduti in silenzio sbalordito. Alla fine, tutto si era chiarito con questa rivelazione. I pezzi finali dell'enigma erano finalmente apparsi.


"E quindi – è stata Shampoo che ha avvelenato la mia Akane? " chiese Soun, i suoi occhi si restrinsero in fessure.


Nabiki accennò col capo. "Lo avevo già scoperto, papà", gli disse.

Si rivolse a Mousse. "E quella nota che ci aveva informato su dove andare per aiuto... "

Mousse accennò col capo. "Si è così. Era da parte mia. Avevo scoperto per caso i piani di Shampoo, e dovevo interferire, ma in modo tale che lei non avrebbe mai sospettato ".


"Come sapevi dove viveva Takanari? " chiese Shinnosuke.


Mousse sorrise leggermente. "Vi basti sapere che un Amazzone ha i suoi modi. Non vi annoierò con i dettagli."


Lui guardò Akane che era stata silenziosa tutto il tempo. "Il veleno è molto efficace se entra direttamente nella circolazione del sangue. E quando Shampoo vide Ranma ed Akane ai grandi magazzini e vide il vestito che piaceva ad Akane - questo le diede l'opportunità perfetta di portare a compimento il suo piano senza destare molti sospetti."


Akane accennò col capo. "Capisco. Sapeva che avrei pensato che era da parte di Ranma o simili."


"Sfortunatamente, le cose non sono andate secondo i suoi piani", aggiunse Nabiki.
"Cosa è successo a Shampoo? "


Mousse abbassò lo sguardo. "Distrutta dal dolore di aver causato indirettamente la morte di Ranma ". Prese un respiro profondo. "Obaba la riporterà in Cina stasera."


"Cosa? " Soun, Ryouga, e Nabiki gridarono all’unisono.


Mousse alzò lo sguardo. "Loro non hanno più nessuna ragione per restare in Giappone, ora che Ranma è morto. Shampoo può andare a casa senza una macchia sul suo onore di guerriero".



Nabiki lo folgorò con lo sguardo. "E’ per questo che sei venuto qui? " gli chiese.
"Assicurarti che non andremo da lei, per farle subire la punizione che merita? "


Mousse chiuse gli occhi. "E’ così."


"Come puoi fare ancora questo per lei? " gli chiese Ryouga. "Dopo quello che ha fatto? Come puoi amarla ancora? "


Mousse sorrise debolmente. "Se l’amore ascoltasse la ragione, non sarebbe poi così profondo, no? " Scosse la testa. "Io amo Shampoo, e l'amerò per sempre. Ma questa sarà l'ultima cosa che farò per lei."

Si rimise gli occhiali suo naso e li guardò. "Shampoo non sa che io so quello che ha fatto, o che sono qui con voi in questo momento. Nemmeno Obaba. Sono venuto qui per dirvi la verità che meritavate di sapere." Fece una pausa, sembrando esitante nel dire le successive parole. "E poi, sono qui per chiedervi di non fare nulla in merito a quello che è successo."


"Sogna! " urlò Nabiki. "Non se la caverà così facilmente. Se ha dell’onore dovrebbe venire qui e affrontare le conseguenze! "


Lui li guardò implorante. "Le Amazzoni non hanno più alcuna ragione di infastidire nessuno di voi. Quello che è fatto è fatto. Qualunque punizione che vogliate dare a Shampoo, non farà tornare in vita Ranma."


"Inferno, sì, ma ci darà giustizia! " urlò Nabiki.


Gli occhi di Mousse si rannuvolarono. "Shampoo - lei non è più il guerriero orgoglioso che conoscevamo. La morte di Ranma ha distrutto il suo spirito. Quella è una delle ragioni per la velocità con cui Obaba la vuole riportare al villaggio. L'altra ragione è... il Consiglio ha richiesto che lei ritorni immediatamente."


"Quindi il villaggio può prepararsi per fare festa per il ritorno del suo campione? " chiese Nabiki sarcasticamente.


Mousse inarcò la testa. "Così che Shampoo possa accettare la punizione per avere ucciso suo marito."


Ci fu qualche secondo di silenzio sorpreso, finché Mousse si schiarì la gola e continuò a parlare. "Ranma era un insolito combattente", cominciò. "Lui aveva sconfitto Shampoo, la migliore delle guerriere Amazzoni, così facilmente. Più il consiglio sentiva delle sue avventure, come lui aveva sconfitto Obaba in battaglia, o aveva lottato contro creature leggendarie come l'Orochi, emergendo trionfante dopo la battaglia con Herb ed alla fine con il re della leggendaria fenice Saffron, questo ha fortificato solamente il desiderio del consiglio di guadagnarlo come un marito di un’Amazzone. Qualcuno come Ranma sarebbe stato un bene per la tribù, generare futuri giovani guerrieri come lui, per portare ulteriore gloria al villaggio delle Amazzoni.



"Quella era l'unica ragione per cui il consiglio tollerava i ripetuti tentativi falliti di Shampoo per conquistare Ranma", continuò. "Ranma semplicemente * era * il meglio, e loro non potevano permettersi di perderlo."




"E adesso lo hanno perso", bisbigliò Akane, parlando per la prima volta.
"E Shampoo ha provocato disattentamente la sua morte, e distrutto quello che poteva essere l'ultima speranza per le Amazzoni di riguadagnare la loro primitiva gloria."


Mousse accennò col capo, i suoi occhi sconfortati. "Shampoo riceverà un’adeguata punizione per quello, ve lo assicuro. Non riesco nemmeno ad immaginare cosa le faranno. Forse useranno la "lingua del gatto" per bloccarla nella sua forma maledetta. Forse peggio. Non lo so."



Nabiki lo folgorò con lo sguardo. "Non aspettarti comprensione da nessuno di noi, Mousse. Lei non merita pietà, dopo tutto quello che ha fatto. Lei-"


"Nabiki." Era la voce di Akane, che parlava quietamente. Nabiki la guardò con aria interrogativa.


Akane scosse la testa. "Va bene. Lasciatela andare."


Nabiki spalancò gli occhi. "Sei matta, Akane? " le chiese. "Ha tentato di ucciderti! Per davvero questa volta, non solo una stupida tecnica dell’annullamento della memoria. E Ranma anche! "


Lei distolse lo sguardo. "Ranma è stato ucciso dai banditi."


"Ma non sarebbe successo se prima tu non fossi stata avvelenata", urlò di nuovo Nabiki.


Akane prese un respiro profondo, stanco. "Se lei ama Ranma come dice, è già abbastanza come punizione, sapere che ha provocato la sua morte, anche se indirettamente. Sarà più devastante dell’inferno che tu potresti creare per lei, Nabiki." I suoi occhi si chiusero lentamente, mentre uno stanco sospiro scappò dalle sue labbra. "Io lo so. Credimi, io lo so... "


Il fuoco lasciò gli occhi di Nabiki. "Akane... "


Akane alzò lo sguardo. "Va bene, davvero. Mousse ha ragione. Non c’è nulla che possiamo fare. Anche se tu la uccidessi, non cambierebbe niente."


"Ma Akane, non vuoi che lei paghi per quello che ha fatto? " insistette Nabiki. "Lei voleva ucciderti! "



Akane costrinse un sorriso stretto. "Sto bene, no? Ranma ha fatto in modo che fosse così." Si avvolse ermeticamente entrambe le braccio intorno e chiuse gli occhi. "C'è solo una cosa che voglio, e nessuno può fare nulla per riportarlo in dietro."


Nabiki esitante. "Ma... "


Akane scosse la testa. "Grazie per la tua preoccupazione, Nabiki. Lo apprezzo, davvero. E’ solo che- " la sua voce si ruppe, e lei distolse lo sguardo. "È andata. Per favore, lasciate stare, così possiamo andare avanti."


Kasumi posò una mano sulla spalla di Akane, mentre Nabiki la guardava indifesa. "Sei scura che sia quello che vuoi, Akane? " le chiese Kasumi.


Lei accennò col capo, guardandosi le mani. "Sono sicura."


Nabiki sospirò. "Bene, sembra che io sia in minoranza."



"Nabiki... "



Lei accennò col capo. "Va bene, va bene. Lascerò cadere la questione. Avete la mia parola." Gettò uno sguardo a Mousse. "Dopo tutto, sei stato tu a spedire quel messaggio. Senza non avremmo saputo di Takanari - sensei", ammise.


Mousse scosse la testa. "Era il minimo che potessi fare."


"Quindi, partirai per la Cina stasera, Mousse? " gli chiese Ukyou, sorridendo. "Oggi sembra essere un giorno di addii."


"Sto andando via, sì", rispose quietamente Mousse. "Ma non andrò a casa con loro."



"Cosa? "


"Ho deciso di non andare subito a casa, sebbene non abbia nessun piano immediato per il futuro." Guardò fuori, verso lo stagno, il suo sguardo sembrava lontano. "Sarà un bene andarsene e vedere cosa c’è in programma per me."

"Starai bene? " chiese Akane.


Mousse accennò col capo. "Non devi preoccuparti per me. Posso essere mezzo-cieco, ma ho imparato a sopravvivere bene durante il corso degli anni." Il suo sguardo andò in lontananza, un sorriso ansioso sulle sue labbra. "Sarà come un’avventura. Andrò solo dovunque mi porti il vento, penso."


"Vale anche per me", disse Ryouga, e quello portò un sorriso sulle sue labbra, anche se solo per poco.

Mousse si alzò in piedi. "Devo andare. Ci sono molte cose che devo fare."

"Ci rivedremo? " chiese Akane, guardandolo dal punto in cui era seduta.

Mousse sorrise. "Forse. Se le nostre strade si dovessero incontrare di nuovo, sarà un piacere vederti di nuovo."

"Anche per me."

"Mi dispiace per tutto. Ranma... lui non era mio amico, ma lui non è mai stato davvero un mio nemico. Lui... lui era buono."

Akane sorrise ansiosamente. "Lo so."


"Io devo andare."

Kasumi si alzò accanto a lui. "Ti accompagno alla porta."


Mousse accennò col capo. "Ciao, a tutti."


"Aspetta", disse Ukyou, alzandosi. "Anche io me ne vado. Aspettami."


Anche Ryouga si alzò in piedi. "Anche io devo andare."

"Andate via tutti? " chiese Akane, guardandoli.

Ukyou sorrise. "Sono sicura che ci rivedremo di nuovo, Akane. Prenditi cura di te."

Lei accennò col capo. "Anche te. Teniamoci in contatto, vuoi?"

"Sicuro." Ukyou si rivolse a Ryouga. "Vieni, Ryouga, prima che tu ti perda per trovare l’uscita."

Ryouga le rivolse un'occhiata adirata, prima di rivolgersi ad Akane. "Akane-san, Io sono - "

"Basta." Akane scosse la testa. Tentò di sorridere rassicurante. "Sii felice, Ryouga."

Ryouga si inchinò. "Auguro anche a te di essere felice, Akane-san. "

Ukyou gli afferrò il braccio, e Ryouga si girò, seguendo gli altri che uscivano.


"E poi ne rimasero quattro", disse Nabiki in modo lento, sorridendo ad Akane.

"Vado a fare una passeggiata", annunciò Akane, alzandosi. Guardò in basso verso Shinnosuke. "Vieni con me? "

Lui accennò col capo. "Certo."

"Ritornerò presto, papà" disse Akane, uscendo. Shinnosuke la seguì rapidamente.

Dopo un piccolo silenzio, Nabiki si alzò in piedi. "Penso che andrò a fare un bagno prima di cena."


"Nabiki."

Lei si fermò. "Sì, papà? "

"Pensi che Akane sia felice? "

Si girò gettando uno sguardo a suo padre. "Io penso che * felice * non sia la parola giusta", rimarcò. "Ma sì, lei starà bene."

Soun accennò col capo. "Penso di sì. Sta passando molta tempo con Shinnosuke, non è vero? "

Nabiki restrinse gli occhi. "Non metterti in testa strane idee, papà."


Lui scosse la testa. "Non essere ridicola, Nabiki. Chiaramente no." Sospirò. "Io sono solo contento che stia migliorando di giorno in giorno. E sembra che Shinnosuke la stia aiutando molto".


Nabiki accennò col capo. "Sì." sorrise. "Io penso che Shinnosuke provi qualcosa per lei."


Soun aggrottò le sopracciglia. "Che cosa? "


Lei roteò gli occhi. "Sai essere così poco percettivo, papà." Scrollò le spalle.
"Non ti devi preoccupare di Akane, tuttavia. Lui è solo un amico, e lei non lo noterà."


Lui accennò col capo, sembrando riassicurato dalle sue parole. "Ti dispiace se faccio quel bagno per primo? " le chiese.


Nabiki aggrottò le sopracciglia. "Niente affatto, lo faccio io. Aspetta il tuo turno." Detto questo si girò e camminò via impettita, lasciando Soun che fissava fuori verso lo stagno pensierosamente.


Si alzò ed andò fuori nella veranda, strofinandosi stancamente una mano contro il retro del collo. Pensò malinconicamente al giovane che aveva così tanto voluto come suo genero, ed alla sua figlia più giovane che soffriva per la perdita del suo primo amore. E pensò al suo migliore amico, e alle promesse che si erano fatti così tanto tempo fa, quando erano giovani e i loro cuori erano pieni di brillanti speranze per il futuro.


* Mi dispiace così tanto, Genma, * pensò malinconicamente. * Noi avevamo così tanti sogni per loro, non è vero? Ma chi avrebbe potuto sapere che il fato sarebbe stato così crudele? *


* * * *


"E’ un po’ freddo, no? " Disse Akane, strofinandosi le mani lungo le braccia.

Shinnosuke cominciò a togliersi il cappotto, ed Akane scosse la testa, sorridendo. "No, sto bene. Si sta facendo tardi. Dovremmo tornare indietro."

Lui accennò col capo di malavoglia, e lasciò le sue mani precipitare di nuovo ai lati. Cominciarono a ritornare verso il dojo.

Lui gettò uno sguardo al suo profilo delicato. "Se ne sono andati tutti, mh? "

Akane accennò col capo. "Tutti quelli che erano vicino a Ranma. Ora sono tornati a come erano prima, prima che tutti loro venissero."

"No, questo non è vero", disse dopo un momento, scuotendo la testa.
"Come possono mai le cose essere le stesse? " gli rivolse lo sguardo. "Come puoi mai dimenticare tutto quello che è accaduto? "

Lui chiuse gli occhi e pensò al modo in cui i suoi occhi splendevano quando lei sorrideva, o la sensazione della sua mano contro il proprio palmo. O il modo in cui il suono della sua voce lo faceva sentire come preso da vertigini. Non lo aveva mai dimenticato, anche prima di rincontrarla.


"Tu non dimenticherai mai", disse leggermente, quasi a se stesso.


"Sì", rispose lei, e lui comprese di averlo detto ad alta voce.

"Io devo tornare presto a casa", disse lui improvvisamente. "Il nonno sarà preoccupato."

Lei accennò col capo. "Capisco. Tutti devono andare via prima o poi", aggiunse, con un tono ansioso nella sua voce.


"Akane - "


"Non ti devi preoccupare per me. Come dicono, sono forte", scherzò, flettendo un braccio di fronte a lui. "Io starò bene." Gli sorrise. "Ci verrai a trovare di nuovo presto, vuoi? "

Lui ricambiò il sorriso. "Tenterò."

"Bene, noi siamo qui", disse Akane qualche secondo più tardi, mentre si avvicinavano al cancello anteriore.

Shinnosuke avanzò ed aprì il cancello per lei, ma Akane scosse la testa. "Vai avanti, Shinnosuke", gli disse. "Io solo... io voglio solo pensare per un po’."


Lui la guardò incerto per un momento, prima di accennare col capo. "Ci vediamo più tardi", le disse, mentre scompariva dentro.

Akane non rispose, girò la testa e chiuse gli occhi, crogiolandosi nella sensazione dell'aria fresca contro la faccia.

Aprì gli occhi e fissò il sole sopra di sé, che si avviava a tramontare nell'orizzonte occidentale. Sorrise addolorata mentre si rendeva conto che un capitolo della sua vita era finito oggi - pochi mesi, i più felici della sua vita in cui aveva conosciuto e amato un ragazzo meraviglioso.


Il sole era tramontato troppo presto nella sua vita, e in quella di lei e di tutti quelli che l’avevano amato, era come se il sole non sarebbe sorto mai più. Il futuro sembrava buio ed ostile come l'enorme e vuoto cielo serale.


Ma così come la terra avrebbe continuato a roteare intorno al proprio asse, Akane sapeva che la mattina sarebbe arrivata presto. Presto l’alba sarebbe arrivata, a segnare per lei l'inizio di una vita nuova.


E con ogni raffica di vento, il suono degli uccelli che cinguettano nella mattina, l'acqua che si increspa nello stagno... tutto come un promemoria di quanto la vita possa essere preziosa. Del prezzo dato alla propria vita, e della promessa che aveva fatto per onorare l'uomo che gliela aveva resa.


"Io non ti dimenticherò mai, Ranma" bisbigliò, chiudendo gli occhi, il vento che canticchiava un musica leggera nei suoi orecchi. "Grazie... di tutto."

Sospirando stancamente, si girò e si avviò verso casa, chiudendo il cancello dietro di sé, e lasciando la strada vuota come era stata prima. Vuota come il suo cuore.

Sopra di lei, il sole emanò i suoi ultimi raggi, prima che la notte giungesse.

 


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