Corriere della Sera
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Dopo l'articolo apparso sul Corriere della Sera del 12/06/2000, molti fan dell'animazione giapponese hanno scritto sul forum del sito del Corriere per esprimere la propria frustrazione per il trattamento che quest'ultima riceve nel nostro paese. |
Questo ha portato il critico televisivo Aldo Grasso a scrivere un articolo sulla questione, pubblicato il 2 luglio 2000:
CHI HA PAURA DEI CARTOON GIAPPONESI?
"Grazie al forum
televisivo di "Corriere on line" (www.corriere.it) ho scoperto un mondo che
conoscevo poco; non sospettavo fosse così tormentato, così ricco di
implicazioni. Il mondo è quello degli "anime" (così si chiamano tecnicamente i
cartoni animati realizzati in Giappone) e dei loro fan che protestano per gli
adattamenti arbitrari di questi prodotti sulle reti italiane, in particolare su
Mediaset, che, da anni, ne fa un'importante risorsa per il proprio palinsesto
pomeridiano. Provo a riassumere la questione, già affrontata dal nostro Andrea
Laffranchi: i frequenti tagli che l'adattamento italiano apporta agli originali
impediscono in certi casi la comprensione del racconto, addirittura ne travisano
interamente il senso, come è accaduto di recente alla serie "Lady Oscar"; anche
il doppiaggio opera un analogo stravolgimento del dialogo; infine, la dose
massiccia di pubblicità, introdotta all'interno di cartoons, è in conflitto con
una disposizione della legge Mammì, che prevede un interruzione dopo trenta
minuti di programma. Le moltissime lettere, sempre precise e dettagliate,
riportano l'elenco delle scene tagliate o il dialogo originale che è stato
modificato in fase di adattamento. Tutte sottolineano che la giustificazione
principale del cattivo adattamento pare essere la destinazione degli "anime" al
pubblico infantile: vengono così epurate scene considerate poco adatte ai
bambini, ma vengono anche eliminati tutti i riferimenti alla cultura nipponica,
come gli ideogrammi.
I fan sottolineano giustamente che la produzione giapponese diversifica
esplicitamente il proprio "target" d'età: esistono cartoni per bambini di otto
anni, altri sono adatti ai tredicenni, e ci sono infine "anime" per un pubblico
adulto. Si lamentano che da anni Mediaset non risponde alle loro proteste.
Proviamo a vedere se qualcuno risponde a noi?"
Sul sito del Corriere potete trovare un'intera pagina che parla del trattamento che subiscono gli anime in tv. Ascoltate poi il commento di Aldo Grasso, che troverete nella pagina stessa.
Eugenia